
di Vito Schepisi
La Schlein è un po’ come Putin:
– il post-comunista russo ha aggredito un paese sovrano, l’Ucraina, dopo aver occupato la Crimea (territorio ucraino) nel 2014, ma sostiene d’essere stato aggredito su mandato dell’Occidente;
– la Schlein, da parte sua, per ogni questione italiana avverte la responsabilità del Governo Meloni e della maggioranza che ha vinto elezioni.
Della serie: spararla sempre più grossa e sempre nel modo più assurdo.
Nell’area politica della sinistra massimalista l’assurdo, assieme alla contraddizione, è una costante.
Far vittimismo, come evocare pericoli, accusare, diffamare e sollecitare attenzioni giudiziarie sugli avversari, per la sinistra ex, post e neomarxista è tutt’altro che una novità.
La leader del PD, Elly Schlein, è solo l’ultima della sinistra massimalista italiana che demonizza chi ha altre idee.
Insultare gli avversari, però, è l’atteggiamento tipico di coloro che non riescono a formulare proposte e soluzioni politiche credibili.
Anche il PD della Schlein, come quello di coloro che l’hanno preceduta, è più ricco di slogan, di quanto non lo sia per un programma alternativo, chiaro e comprensibile.
Non sono solo i suoi avversari politici a farlo notare.
Stranamente è dalla stessa sinistra che arriva l’accusa di mancanza d’una strategia politica.
Nel PD, a parte le questioni su omofobia, transizione di genere, maternità surrogata, esiste solo il fantoccio polemico del salario minimo (sei Euro netti l’ora, come se fosse la panacea).
Non c’è niente, invece, che indichi contenuti e modelli per una società futura più equilibrata, più inclusiva e meno conflittuale, e su questioni importanti come lavoro, sicurezza, sviluppo, giustizia, formazione, immigrazione e ambiente.
Nessuna iniziativa perché tutte queste questioni siano armoniosamente integrate tra loro, per creare civiltà e benessere.
Le osservazioni arrivano anche dal suo antagonista interno, il leader dell’area riformista Stefano Bonaccini, che suggerisce alla Schlein che “Un Pd piccolo e radicale non serve”.
Non è da meno, Nanni Moretti che, dal di fuori, ma dall’area esterna adiacente, quella di tipo intellettual-radicale della sinistra, infastidito dalle “urla” di Giorgia Meloni, lancia il suo appello perché: “La sinistra cambi e si prenda cura degli ultimi”.
Cambi come Moretti?
Esca dalla veste di Solone e dica come la sinistra dovrebbe cambiare! Risparmiandoci, se possibile, l’ovvietà di scendere in piazza a protestare: è stato già detto e visto più volte.
Perché di chiacchiere l’Italia è vissuta almeno cent’anni, da Mussolini in poi.
Avremmo avuto bisogno d’un Luigi Pirandello per ogni periodo storico vissuto, perché lo scrittore siciliano potesse trarre i profili dei personaggi più tipici tra i tanti pagliacci, i paraculi, gli illusionisti, gli imbroglioni ed i contafrottole.
L’uomo, infatti, per Luigi Pirandello “accetta la maschera che lui stesso ha messo o con cui gli altri tendono a identificarlo”.
E lo fa anche Nanni Moretti, e sempre con la solita maschera.
Che noia!
Non è più tempo di parlarsi addosso, sostanziando il niente, alla ricerca d’effimeri consensi.
E perché solo ora il PD e la sinistra dovrebbero prendersi cura degli “ultimi”?
Chi l’assicura, dopo che la sinistra ha governato il Paese per 11 anni (anche quando è stato bocciato dagli elettori) fino all’ottobre del 2022, trascinandolo in un mare di guai?
Ci siamo ritrovati nello sfascio totale, pieni di debiti e fanalino di coda in Europa su tutto. E’ stato Chiamato Mario Draghi per riportare l’Italia in un solco di credibilità.
Se non fosse stato nel 2015 per il “Quantitative Easing” di Draghi, al tempo Presidente della BCE, con il giochino di Sarkozy e Merkel nel 2011, e la crescita dello spread favorito, da una congiura criminale a cui non è parsa estranea la sinistra italiana, e nell’indifferenza ‘operosa’ del Presidente della Repubblica del tempo, l’Italia sarebbe andata in default.
Il debito pubblico avrebbe sommerso l’equilibrio economico-finanziario del Paese.
Ed i tempi difficili non sono finiti dopo la follia del R. di C. all’italiana ed il 110% di Conte.
Ci ritroveremo con un tonfo dell’edilizia che si rifletterà sul lavoro e sul PIL, e mentre il MEF dovrà tamponare gli impegni giacenti nei cassetti fiscali di banche, aziende e privati.
Gli “ultimi” ed il PD, tra di loro, sono un ossimoro.
Ma dirlo in Italia sembra una bestemmia: è vero che l’Italia è un Paese alla rovescia!
La verità è che nel Partito Democratico pensano solo ad allargare lo spazio degli “ultimi” (della serie, citando Indro Montanelli: “La Sinistra ama talmente i poveri che ogni volta che va al potere il aumenta di numero”.
Se proprio volesse essere utile, Nanni Moretti, invece di dire frasi fatte, da buon regista, potrebbe realizzare un film dal titolo esplicito “Il grande imbroglio italiano” (ma prima mi chiami, così gli do qualche suggerimento).
Sono passati 16 anni, dal 14 ottobre 2007, da quando, dopo lunghi esperimenti, iniziati già dalla seconda metà degli anni 90, ciò che restava del PCI e della DC s’è fuso nel PD.
S’è visto quanto abbiano pensato agli ultimi gli ex comunisti e gli ex democristiani, i vecchi antagonisti della prima Repubblica, fusisi sotto la spinta di Carlo Debenedetti che con “gli ultimi” non ha mai avuto buoni rapporti, godendo di aiuti pubblici (e che aiuti!) sottratti al miglioramento dei servizi del Paese, e mandandone a casa senza lavoro moltissimi, con relativa cassa integrazione pagata coi fondi sociali.
Se la strategia della Schlein è quella di comunistizzare il Partito Democratico, abbandonando la spinta verso il riformismo progressista e liberale, per onestà, farebbe bene a svelarlo o smentirlo, tanto più che nell’incertezza sono già in tanti ad abbandonare il suo PD.





