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LA SCHLEIN CANCELLA LE PRIMARIE

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di Gianvito Caldararo
L’elemento che caratterizzava il PD sin dalla nascita erano le “elezioni primarie”, cioè la competizione attraverso la quale gli iscritti o i militanti indicano mediante l’espressione di una preferenza chi sarà il candidato del partito o dello schieramento politico del quale il partito medesimo fa parte, per la carica istituzionale, che può essere quella di sindaco, di presidente della regione e per la candidatura alle elezioni politiche nazionali ed europee.
Infatti, lo Statuto del PD, approvato dall’Assemblea Nazionale svoltasi in data 21 gennaio 2023, all’artico 1 – “Principi della democrazia interna” – comma 5 – è stabilito che “il PD affida alla partecipazione di tutte le elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali”.
Per le prossime elezioni della regione della Sardegna, il PD si è arreso al M5S. Infatti, la candidata per la presidenza della regione è la pentastellata sarda Alessandra Todde, già sottosegretaria e poi vice ministro allo sviluppo economico nei governi di Conte e di Draghi. Tutti si aspettavano che la scelta tra la Todde e Renato Soru, fondatore del PD e già presidente della Sardegna, avvenisse con le elezioni primarie. Invece, la candidatura della Todde è avvenuta con il vecchio metodo della intesa a tavolino ovvero del cosiddetto “caminetto”.
Il PD si è frantumato e ha visto la fuoriuscita di Renato Soru e anche di diversi dirigenti e amministratori locali. La Todde ha dichiarato ” porte aperte a Soru “, nel mentre Calenda, leader di Azione, annunciava il suo No alla candidata del MS, con la seguente dichiarazione: “Alleanze guidate da un Cinque Stelle non riusciamo a sostenerle perchè il M5S si è dimostrato essere una forza incapace di governare “.
Vi è da dire che la candidatura della Todde è sostenuta da una dozzina di sigle. Inoltre, nel centrodestra vanno emergendo momenti di tensione tra il presidente Solinas e gli esponenti del partito di Giorgia Meloni, intenzionati a scaricare il presidente uscente. Anche alle elezioni amministrative di Firenze, la indicazione della candidata Aa sindaco è avvenuta su indicazione del sindaco uscente Nardella, il quale ha puntato sull’assessore in carica Sara Funaro, nel mentre si profilavano le candidature di altre due donne, cioè di Cecilia del Re e di Stefania Saccardi.
Niente primarie, ma la Schlein ha condiviso la indicazione del potente sindaco Nardella, destinato a candidarsi alle prossime elezioni europee. Sembra un paradosso: la segretaria del PD che tutto deve alle primarie – non ci fossero state, avrebbe vinto  Stefano Bonaccini, arrivato primo nel voto degli iscritti – ha di fatto archiviato le primarie per la scelta dei prossimi candidati sindaci e governatori. Come noto, nel 2024 si vota in 4 regioni e in circa quattro mila comuni. Sulla situazione determinatasi nella sua Firenze, Matteo Renzi è stato  molto caustico, dichiarando, come riportato sul Quotidiano “Il Riformista”: “Quando i leader hanno coraggio , fanno le primarie.
Quando i leader non hanno coraggio, non solo non fanno le primarie, ma in verità non sono neppure leader. Conclude la sua riflessione con un velenoso fendente: “Ma se il PD persino sulle primarie ritorna a fare la ditta, i sedicenti riformisti che ci stanno a Fare?”. Nello stesso momento, la Schlein, tendeva la mano ai cattolici, incontrando Castagnetti e dichiarando: “Voi una ricchezza”. La Schlein, per il 15 e 16 dicembre ha convocato una due giorni dem sulla UE e nelle sue intenzioni è quella che dice sempre “dobbiamo aprire le porte e le finestre del partito”. Castagnetti, ha replicato, dicendo: “speriamo che seguano i fatti”. Infatti, aveva accolto la Schlein,  dicendo: “Nessuno di noi è in segreteria”. Però i due si sono guardati sorridendo. 

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