
Devo confessare che mi sembravano un po’ sopra le righe le preoccupazioni – che ho letto in alcuni post – sul pericolo che la prossima consultazione referendaria porterebbe con se. Condividendo la possibile “personalizzazione” del referendum, che potrebbe diventare un referendum pro o contro Meloni, e dunque solo “di schieramenti” pensavo che il dibattito si accendesse: ma non immaginavo fino a quale punto.
Leggo di scontri durissimi tra gli aderenti alle due diverse ipotesi, con linguaggi talvolta esagitati. Ma mentre i vertici del fronte del NO esasperano lo scontro, sono molti, in entrambi gli schieramenti, a proporre invece ragionamenti. Alcuni del quali sarebbero pure da approfondire: e vi sarebbe spazio al momento delle leggi attuative. Quelli di Violante tra essi. Ma, a quanto mi risulta, essi non sono stati mai proposti in aula accompagnati a ipotesi di modifica del testo predisposta dalla maggioranza: sono prevalse invece le “grida” del rischio di soggiacenza della magistratura al potere politico – ma nessuno poi dice come questo avverrebbe – e di limitazione dell’autonomia del poter giudiziario. Ed ovviamente con l’allarme per il fascismo, che mi sembra – e sono in eccellente e numerosa compagnia a dirlo – solo ridicolo. Se il clima è quello che si sta creando, correzioni tecniche, utili a tutti, non si faranno. Pari pari, la cosa si è spostata anche sul web. Con accenti paradossali. E con qualche menzogna lasciata cadere lì: tutto fa brodo.
A me sembra che in verità lo scontro abbia eluso il centro del provvedimento. Il cuore della riforma non è sarà anche la separazione delle carriere, ma è soprattutto il tentativo di mettere fine al meccanismo correntizio. Obiettivo reso esplicito dall’adozione del sorteggio come metodo per la scelta dei membri togati nei due Csm. C’è, è vero, un obiettivo squisitamente politico: si punta a ripristinare le prerogative della politica. Ma ripristinare prerogative della politica non significa rendere la magistratura dipendente dalla politica: togliere potere alla magistratura è cosa dal tutto diversa dal renderla meno indipendente. Soprattutto se questo potere che si vuole togliere si è dimostrato tossico per come è stato usato ed ancora si usa.
Se l’ANM si fa partito – l’ho scritto ed altri mi hanno seguito su questa interpretazione – è perché mentre tutto è opinabile, non lo è il fatto che la riforma è una batosta per il potere che aveva acquisito. E forse non è chiaro sino a che punto. Dico la mia.
Perché la Riforma Nordio costringerà, credo, l’ANM a sciogliersi o dividersi o comunque rifondarsi completamente. L’attuale Statuto, infatti, all’art. 1, definisce l’associazione come composta da “tutti i magistrati ordinari appartenenti all’ordine giudiziario italiano”: un presupposto che è venuto meno col nuovo articolo 104 della Carta: “La magistratura si articola in due ordini, quello giudicante e quello requirente”.
Ne consegue che un solo sindacato (l’ANM) non potendo più rappresentare due ordini distinti; dovrà scindersi. Al più restare come “Confederazione”. Basterebbe solo cambiare lo Statuto? Ne dubito. Tutti i giochi di potere vanno rivisti.
Forse è questa la vera rivoluzione della riforma Nordio; ed in motivo della “rivoluzione” contro.
Dunque il referendum si tinge di colori diversi su argomenti che sono stati sinora altrettanti tabù. Devo riconoscere che sbagliavo nel ritenere che non si potesse arrivare allo scontro all’arma bianca. E chi ne ha tratteggiato le possibile conseguenze aveva invece ragione. Chapeau .





