
L’appello alla libertà di alcuni di noi, sincero e sentito, mi spinge a molte riflessioni. Perché è vero che la libertà è diventata quasi un fastidioso orpello per chi fa e disfa il mondo.
Ma se è vero che è sotto attacco uno dei valori fondanti della cultura occidentale e della democrazia, la cosa più sbagliata che si possa fare è rispondere in ordine sparso e con iniziative estemporanee. Chi mette in discussione la libertà è forte, sta definendo l’ordinamento del mondo. Ha alle sue spalle la potenza quasi infinita di una finanza che controlla le economie, una capacità industriale e di volumi commerciali altissima, il controllo degli sviluppi tecnologici e scientifici più avanzati, materie prime essenziali, una deterrenza militare pronta a diventare arma di offesa. Chi governa nel mondo sono i potentati: le opposizioni di sinistra sono deboli e senza progetto. Autoreferenziali.
Le trattative in corso per la fine della guerra in Ucraina sono dentro questa logica: inutile ignorarlo. Nella definizione della ripartizione del mondo la Russia ha un ruolo importante per i due maggiori contendenti: quello di essere una forza “cuscinetto” utile ad entrambi. Quello che avrebbe potuto e dovuto essere l’Europa. E non lo è stata. Chi avrebbe forza morale necessaria e potrebbe vantarsi del primato della difesa della libertà, è dunque fuori scena. Contorcimenti a parte.
Dopo i volenterosi, le ipotesi di militari in Ucraina, la prosopopea “europea” (?) dell’intervento sul costituendo piano di pace, ora l’uscita della Nato sull’attacco preventivo fa parte delle risposte più assurde: si sa che è divisiva, si sa che è velleitaria, si dimentica che il maggior dante causa sta lavorando esattamente per l’opposto. Serve a giustificare una corsa agli armamenti che a me pone non pochi interrogativi. Anche qui non c’è la difesa, per quanto solo ideale, della libertà ma affari. E la risposta negativa sull’utilizzo dei fondi russi dice che. oltre alla prudenza, sul tavolo la briscola è a denari: non è quella a bastoni, per quanto camuffata possa essere.
Ci si può disperare per questo: ma non serve. Ci si può sentire violentati nell’intimo e nei valori più cari: ma resta solo uno sfogo senza costrutto. «Ogni compromesso ed ogni precario equilibrio possibili faranno a meno di rifarsi ad un criterio di libertà concreto» dice qualcuno. Vero. Non c’è alternativa. O si fa una vera Europa, e lo si fa presto e bene, oppure l’attacco alla libertà sarà solo uno degli attacchi che subiremo. Bisogna ingoiare la pillola e prepararsi a resistere: le due cose devono essere entrambe presenti nei ragionamenti con la “consecutio” che ho indicato. L’uno non può fare a meno dell’altro. Scambiarli nella consecutività è fallimentare. Come, non lo so. Ma se non ne parliamo non si incomincia neanche. Magari anche a Atreju: e dicendo chiare alcune cose che vanno chiarite. Perché su questo nessuno incalza Meloni e se lo fa, lo fa su temi e con toni sbagliati.
D’altronde la Chiesa, che viene citata come l’unica che sta facendo politica e non bizze, fornisce un esempio. La disponibilità’ reale di mediazione a trovare soluzioni utili si sposa con la scelta degli interlocutori: quelli che più possono realizzare compromessi, che tuttavia passano sulla testa dei popoli. Non certo quelli più moralmente degni: oppure dimentichiamo chi è Erdogan?





