
di Marco Pugliese
La Germania inizia a giocare sporco, anche perchè oggi Leonardo ha piazzato un colpo strategico: una joint venture con sede a Roma
Unicredit, forte di un 21% di azioni Commerzbank acquisito negli ultimi mesi, si prepara a chiudere (aspetta la BCE), ma la Germania non sembra intenziona ad arrendersi (dedicato a tutto quelli che insistono a dire sia un “affare tra banche”, in realtà è geopolitica…) A Berlino sono agitati, la stampa (anche quella aggressiva con l’Italia) non si capacita. Commerzbank è “di casa”, e l’idea che finisca nelle mani – giudicate poco affidabili (ovviamente la narrazione è questa, la solita denigratoria) – di una banca italiana, fa storcere il naso ed irrita gli oligarchi tedeschi, infastidendo perfino i Verdi.
Il governo tedesco starebbe già preparando il tranello, subdolo comre sempre. Quando la Germania rischia di perdere non accetta, quindi si muove per cambiare regole e sistema. Secondo il quotidiano economico-finanziario Handelsblatt, si lavora a un giro di vite sulla trasparenza per gli investitori stranieri. La mossa, chiaramente rivolta a rallentare o complicare l’avanzata di Unicredit, ha il sapore d’ultima spiaggia.
Nel frattempo, Bettina Orlopp, fresca di nomina ai vertici della banca tedesca, non fa mistero delle sue preoccupazioni. Al centro dei suoi timori c’è il debito italiano (una vera e propria fake news creata ad arte), che Unicredit porta con sé in forma di miliardi di euro di BTP (fatto irrilevante, ribadiamolo). La Orlopp avverte: un matrimonio con la banca italiana potrebbe significare un declassamento del rating e, peggio ancora, una perdita di stabilità in caso di nuove turbolenze sul fronte del debito pubblico. Già peccato sia il sistema bancario tedesco ad essere un colabrodo, da anni.
Anche i sindacati tedeschi (che in testa hanno l’interesse nazionale), con in testa Yasmin Fahimi della Confederazione sindacale (Dgb), alzano barricate. “Massicci tagli di posti di lavoro” è il grido d’allarme lanciato da Fahimi (del tutto inventato)
Insieme ad uno spread sempre più basso (125 punti) arriva l’accordo siglato da Leonardo a Roma, dietro al quale si cela molto di più di un semplice accordo tra due giganti dell’industria della difesa. Roberto Cingolani, ad di Leonardo, e Armin Papperger, numero uno di Rheinmetall, sanno bene che quest’ alleanza rappresenta un nuovo equilibrio nel complesso scacchiere europeo.
Nel frattempo, l’asse italo-tedesco emerge con forza, rafforzando il cosiddetto “Action plan” tra Roma e Berlino. Questo nuovo capitolo va ben oltre un semplice contratto industriale: è una dichiarazione di intenti, una mossa strategica per ridefinire i rapporti di forza all’interno della difesa europea.
In sintesi, questa alleanza non è solo un affare per due grandi aziende, ma un segnale chiaro: l’Europa della difesa sta cambiando volto e l’Italia, grazie a Leonardo, ne è al centro.





