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LA DOPPIA MORALE DELL’«ARMATA DEL BENE»

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Joe Biden ha approvato l’invio di bombe a grappolo all’Ucraina, armi note per causare gravi lesioni ai civili e proibite da una Convenzione dell’ONU del 2008, un trattato che fu firmato da più di 100 paesi (tra cui non ci sono però Stati Uniti, Ucraina e Russia).

 

Lo ha annunciato venerdì pomeriggio, nel corso di una conferenza stampa, il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, il quale ha aggiunto che maggiori dettagli saranno forniti più avanti dal dipartimento della Difesa.

bome cluster

Contro la decisione si sono già dichiarati contrari Spagna, Germania, Regno Unito e Canada.

Anche l’Italia si è sfilata.

Giorgia Meloni ha ricordato che l’Italia aderisce alla Convenzione internazionale che vieta la produzione, il trasferimento e lo stoccaggio delle munizioni a grappolo. Nel quadro dei valori espressi dall’Alleanza Atlantica, l’Italia auspica l’applicazione universale dei principi della Convenzione. Ribadisco – ha aggiunto il presidente del Consiglio italiano – la condanna dell’Italia alla guerra d’aggressione della Russia, il supporto totale e costante alla resistenza dell’Ucraina, l’impegno con gli Alleati per costruire un nuovo e più forte modello di sicurezza per l’Europa”.

Dal canto suo il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva dichiarato: “L’Italia ha aderito alla Convenzione sulle munizioni a grappolo, che ne vieta l’uso, la produzione, il trasferimento e lo stoccaggio. Ero sottosegretario alla Difesa, nel 2011, quando la ratificammo. I russi le usano da sempre. Anche in Ucraina. Dall’inizio”.

Ecco il punto. I russi le usano e allora, se le usano i russi, i quali, nella logica di Armageddon che da sempre disturba i sonni di certi leader americani, sono l’«Armata del Male”, le può usare anche l’«Armata del Bene», perché le bombe a grappolo se le usa la Russia sono il Male e se le usa Biden sono il Bene.

La doppia morale dell’«Armata del Bene» non è la prima volta che si presenta sulla scena bellica.

Alla fine della seconda guerra mondiale, l’«Armata del Bene» nello schema americano, sganciò due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki furono, e rimangono, gli unici due attacchi nucleari attuati sul finire della storia, compiuti dagli Stati Uniti contro il Giappone.

La mattina del 6 agosto 1945, alle ore 8:15, l’aeronautica militare Usa sganciò la bomba atomica Little Boy sulla città di Hiroshima. Il 9 agosto un altro sgancio atomico. In questo caso la bomba si chiamava Fat Man, colpì Nagasaki.

Il numero delle vittime dirette è stimato tra le 150.000 e le 220.000 persone, quasi esclusivamente civili.

Per questa immane tragedia ai danni di una popolazione civile, che ha cancellato dalla faccia della terra due città, non è stato attivato alcun tribunale speciale per crimini contro l’umanità, perché le bombe furono sganciate dall’«Armata del Bene».

Se per combattere il nazismo e i suoi alleati ti comporti esattamente come i nazisti cosa sei? Un nazista.

Puoi anche stabilire che stai dalla parte del Bene, ma ti comporti esattamente come chi sta dalla parte del Male e allora la favola di Cappuccetto Rosso non regge più, se non per gli allocchi.

Gli Usa, in quanto «Armata del Bene», hanno sulla coscienza una strage di civili.

Che differenza c’è tra dissolvere nel vento atomico due città e dissolvere nel vento di Auschwitz migliaia di innocenti?

Canta Francesco Guccini: Ad Auschwitz c’era la neve/Il fumo saliva lento/Nel freddo giorno d’inverno/E adesso sono nel vento/Adesso sono nel vento.

Chi sta nel vento non fa distinzioni, perché chi si comporta da belva umana è tale a tutte le longitudini.

Se aggiungiamo la coventrizzazione della Germania possiamo vedere che quando oggi ci si strappa i capelli per cosa accade in Ucraina si esercita la solita doppia morale. Le bombe sono bombe e la guerra è guerra.

Durante la seconda guerra mondiale le forze alleate attuarono devastanti incursioni aeree, prevalentemente notturne, con migliaia di bombardieri che distrussero gran parte delle principali città tedesche, infliggendo enormi danni materiali e pesanti perdite tra i civili.

Lo fecero anche i sovietici, ma questo non toglie che, se dividiamo il mondo tra le armate del bene e le armate del male, le une e le altre non siano altro che gemelli omozigoti.

Veniamo alle bombe a grappolo, le quali sono armi micidiali che, quando esplodono in aria, rilasciano piccole munizioni esplosive (le bombette), tutt’intorno: sono progettate per esplodere quando colpiscono il suolo e, in quel caso, non lasciano scampo a chiunque sia nei pressi.

Molto spesso, però, non esplodono: secondo il Comitato internazionale della Croce rossa, il 40% delle bombe a grappolo rilasciate in alcuni recenti conflitti non sono esplose, il che vuol dire che, una volta lanciate, da aerei, missili o artiglieria, rappresentano un’insidiosa minaccia non solo nell’immediato, ma per gli anni avvenire, perché possono uccidere o mutilare decenni dopo esser cadute al suolo. Uccidere e mutilare civili.

Le submunizioni restano inesplose, magari appena semisepolte o comunque poco visibili e diventano una trappola mortale per i civili, spesso anche anni dopo la fine dei conflitti. Ad esempio, in Afghanistan non è ancora finita la bonifica delle ‘cluster’ russe, quando l’invasione sovietica è finita nel 1989 e altrettanto succede in Iraq, Kosovo, Nagorno-Karabakh e addirittura in Laos e Vietnam.

Nel mondo sono 164 i Paesi firmatari di un trattato del 2008, la Convenzione sulle munizioni a grappolo, che vieta l’uso, la produzione, il trasferimento e lo stoccaggio di armi. Sono 36 – fra i quali Usa, Ucraina, Russia, Cina, Israele, India, Pakistan, Arabia Saudita e Brasile-  i Paesi aderenti all’Onu che non hanno aderito alla convenzione.

Gli Usa, anche se non aderiscono alle convenzioni (di Oslo e di Ottawa), che mettono al bando le bombe a grappolo, hanno una legge che ne vieta il commercio e la cessione ad altri Paesi. Legge che il presidente Joe Biden vuole superare.

Veniamo ad un’altra questione: il ritorno dalla Turchia di Zelensky con cinque comandanti del battaglione Azov catturati a Mariupol.

Il commento su Telegram di Zelensky è stato: “Stiamo riportando a casa i nostri eroi”.

Questi erano stati rilasciati lo scorso settembre ed erano detenuti in Turchia sulla base di un accordo per uno scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev. Il patto prevedeva che i militari ucraini rimanessero in Turchia “fino alla fine della guerra”.

E’ appena il caso di ricordare che il battaglione Azov è accusato di avere ideali di stampo nazista, nonché di aver compiuto crimini di guerra e torture tra il 2014 e il febbraio 2015 nel corso del conflitto in Donbass.

E anche qui siamo di fronte alla doppia morale dell’«Armata del Bene».

I nazisti sono tali se non sono utili. Se sono utili non sono più nazisti, ma eroi.

E’ stato così anche dopo la seconda guerra mondiale.

Mentre a Norimberga si allestiva la sceneggiata del processo ai gerarchi, la maggior parte di questi se ne stava andando, con il consenso degli anglo-americani, in Argentina e Brasile sfruttando la ”Ratline” o ”via dei Monasteri”, con la quale la Chiesa ha aiutato i criminali nazisti a mettersi in salvo. Principale organizzatore di questa infame via di fuga, fu il potente vescovo cattolico austriaco Alois Hudal (Graz 1885 – Roma,1963), che in quegli anni risiedeva a Roma, con l’incarico di Rettore del Pontificio Collegio di Santa Maria dell’Anima. Hudal nel 1937, nel suo libro “I Fondamenti del nazionalsocialismo”, aveva elogiato Adolf Hitler e le sue politiche anticomuniste e nel 1948 scrisse che i rifugiati nazisti non erano criminali, bensì combattenti anticomunisti ”il cui sacrificio in tempo di guerra aveva salvato l’Europa dal dominio sovietico”.

L’operazione di fuga era stata predisposta da tempo con il nome di “Operazione Odessa”, acronimo di “Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen”, “Organizzazione degli ex-membri delle SS”.

Che i nazisti da criminali siano diventati combattenti anticomunisti nel giro di pochi mesi lo si è visto con l’utilizzo dello Sturmbannführer barone Wernher Magnus Maximilian von Braun, responsabile della morte di migliaia di internati usati a Peenemünde e una delle figure principali nello sviluppo della missilistica nella Germania nazista prima e negli Stati Uniti poi, dove è ritenuto il capostipite del programma spaziale statunitense.

Da giugno a ottobre 1943 esistette a Peenemünde un lager satellite del campo di concentramento di Ravensbrück. Il montaggio degli A4 doveva essere attuato nel capannone F1 con l’impiego dei forzati dell’impianto per i test, al cui pianterreno alloggiavano seicento prigionieri. Il direttore tecnico del centro Wernher von Braun designò questo lager come campo prigionieri F1. 

A Buchenwald e Sachsenhausen si selezionò personale specializzato da impiegare nella produzione in serie degli A4 in programma a Peenemünde dal 1º ottobre 1943.

Già nel 1937, il giovane Wernher si iscrisse al partito nazista, un passo necessario per fare carriera. Il primo maggio del 1940, quando la guerra sembrava vinta, si arruolò nelle SS. A Peenemünde, sul Baltico, sviluppò le V2 che, in numero di circa un migliaio, furono lanciate su Londra, non erano molto potenti, ma si sperava che avessero un effetto psicologico devastante sulla popolazione. In tutto avrebbero provocato almeno ventimila vittime. Hitler invitò von Braun nella sua Wolfsschanze, la tana del lupo, e con una stretta di mano lo nominò professore. Nel ’44, progettò di fuggire in Inghilterra, il 22 marzo fu arrestato come traditore dalla Gestapo e lo salvò Albert Speer, l’architetto del Führer.

Nel ’45, americani e russi si divisero gli scienziati tedeschi e von Braun finì in America.

L’«Armata del Bene»e l’«Armata del Male» si divisero equamente i nazisti, ripulendoli dei loro misfatti e utilizzandoli per i loro scopi.

Ovviamente, con l’avvio della Guerra fredda, l’«Armata del Bene» è rimasta l’America e l’«Armata del Male» l’Unione Sovietica, anche se si sono comportate nello stesso identico modo.

Durante il periodo di durata della Repubblica di Salò, su un’isola del Lago d’Iseo, fascisti, nazisti e inviati inglesi di Churchill tentarono di stipulare un accordo in base al quale Hitler avrebbe dovuto smettere di combattere l’Inghilterra per rivolgere le sue armi contro la Russia, in alleanza con Londra. A tentare l’accordo, poi rifiutato da Hitler, c’erano gli uomini dell’agente inglese Benito Mussolini, che fu tale per tutto il periodo bellico, essendo stato reclutato quando ancora era un socialista interventista. Il criminale fascista Mussolini era un agente di Sua Maestà. Dove sta il Bene e dove sta il Male? Interessante domanda.

Se Stalin avesse saputo degli incontri iseani forse non avrebbe firmato gli accordi di Yalta.

Dopo la fine della guerra, i vertici della Gestapo e delle SS sono stati usati dagli anglosassoni per formare utilizzare la rete dei servizi segreti del Führer al fine di formare i servizi della Repubblica federale.

I nazisti, come si vede, sono buoni o cattivi on demand. Se ti servono sono buoni, se non ti servono sono cattivi. Esattamente come gli eroi della Azov.

Inutile lamentarsi, a questo punto, se in Germania, grazie all’umiliazione inferta attualmente, crescono i neo nazisti. Oggi sono cattivi, domani potrebbero essere buoni? Così va il mondo.

I comandanti del battaglione Azov, rientrati ieri in Ucraina dalla Turchia con il presidente Volodymyr Zelensky, hanno già dichiarato di essere pronti a tornare sul campo di battaglia.

Il comandante Denis Prokopenko, il suo vice Svyatoslav Palamar, il comandante della 36ma brigata del Corpo dei Marine Sergey Volynsky, l’alto ufficiale di “Azov” Oleg Khomenko e il comandante della 12ma brigata della Guardia nazionale Denis Shlega hanno annunciato le loro intenzioni in una conferenza stampa tenutasi poco dopo il loro arrivo a Leopoli.

I cinque erano stati mandati in Turchia sotto la protezione del presidente turco Recep Tayyp Erdogan, con l’impegno che rimanessero nel paese fino alla fine della guerra. Impegno, come si vede, stracciato all’istante. Pacta non sunt servanda.

Domani e dopodomani, a Vilnius, si giocherà la farsa della promessa di adesione dell’Ucraina alla Nato.

La Germania ha già fatto sapere che è per ritardare l’ingresso.

Una fonte dell’Alleanza atlantica ha riferito che al vertice Berlino cercherà di sollecitare gli altri alleati a concentrarsi sulle garanzie di sicurezza piuttosto che sulle proposte di ingresso, per far sì che l’Ucraina si difenda in assenza di adesione, ritardando quindi l’ingresso del Paese nell’organizzazione.

“Berlino è distante dalla prospettiva di offrire un’adesione immediata”, ha detto la fonte al quotidiano britannico The Telegraph, aggiungendo che “vuole un processo e tempo per sviluppare garanzie per ritardare sostanzialmente l’adesione”.

La Germania in sostanza, secondo la fonte Nato, non vuole che si ricorra all’articolo 5 del trattato Nord Atlantico in base al quale qualsiasi stato membro della Nato attaccato da un aggressore esterno ha il diritto di richiedere l’intervento militare degli altri alleati.

Un parere simile è quello del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che ha detto di voler evitare una situazione in cui “siamo tutti in guerra, in guerra con la Russia”. L’inquilino della Casa Bianca ha inoltre aggiunto che l’Ucraina “non è pronta” per essere membro della Nato e che “ci vorrebbe un po’ di tempo”.

Il gioco delle tre carte continua.

Pietro Orizio, su Analisi Difesa (https://www.analisidifesa.it/2023/07/forniture-militari-scadenti-allucraina-le-responsabilita-di-alleati-e-contractor/), scrive che all’Ucraina, secondo un rapporto Usa ( https://media.defense.gov/2023/May/25/2003230073/-1/-1/1/DODIG-2023-076.PDF ) sono state fornite armi scadenti.

“L’Ispettore Generale del Dipartimento della Difesa – scrive Orizio – ha recentemente attribuito pesanti responsabilità all’Esercito degli Stati Uniti e al contractor Amentum Services, Inc. per non aver eseguito le manutenzioni previste sui materiali del magazzino pre-posizionato APS-5, in Kuwait, destinati all’Ucraina. Non solo non erano pronti per l’impiego in combattimento, contravvenendo agli standard e, più in generale, alla logica dei magazzini pre-posizionati delle Forze Armate americane, ma avrebbero potuto, addirittura, ferire o uccidere il personale a cui erano destinati.Ciò ha consentito di aprire una parentesi su aspetti delle forniture militari occidentali all’Ucraina passati per lo più inosservati. Oltre a materiali tra i più sofisticati ed efficaci al mondo, agli ucraini ne sono stati consegnati altri con tutta una serie di carenze manutentive, qualitative e prestazionali. Per rifornire Kiev, infatti, sono stati letteralmente svuotati gli arsenali dei Paesi alleati con relativi fondi di magazzino. Allo stesso tempo, per evitare pericolose escalation con la Russia o che sistemi troppo avanzati cadessero in mani sbagliate, sono stati inviati armi ed equipaggiamenti nelle versioni più datate e limitate. Si aggiungano ordini inevasi, contratti non rispettati e beni o servizi scadenti anche da parte dei contractor; tanto ucraini, quanto stranieri. Insomma, quel fondamentale supporto militare all’Ucraina che per molti aspetti è apparso un capolavoro di logistica, per altri si è rivelato decisamente meno entusiasmante”.

Vuoi vedere che assieme alle bombe a grappolo Biden consegnerà a Zelenski anche un grappolo di menzogne?

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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