
di Angelo Ciccarella
Il vecchio mondo sta morendo, il nuovo è di là da venire, nel frattempo si verificano eventi di difficile lettura.
Tra guerre che sembrano non finire mai, eccidi di innocenti e beghe da pollaio tra antifascisti e presunti nostalgici, avanza inesorabile la depressione che affligge molte persone povere di fede e disilluse del domani.
Che fine faremo? La fine sempre annunciata tarda ad arrivare. In questo lasso di tempo sempre più breve, spetterebbe a noi *gente di frontiera* indicare una via, caldeggiare un impegno, metterci la faccia e procedere oltre i confini del conosciuto.
Eppure ci ritroviamo a discutere, discettare, senza costrutto alcuno. Perché quando si tratta di decidere indugiamo? Ci manca un piano? Scarseggiano i mezzi? O semplicemente non sappiamo che fare?
Siamo bravi a fare l’elenco dei mali del mondo, ma poi non abbiamo la medicina. Purtroppo mai come oggi si affaccia all’orizzonte un antico terrore. I più non s’accorgono nemmeno del pericolo che ci sovrasta. L’ignoranza governa e la sapienza si nasconde. La realtà si fa più criptica e allora mi domando: ci imboscheremo o ci innalzeremo verso la Luce?
C’è chi impazzisce come risposta alla densità del reale e chi si rintana disperato nel quotidiano. Bisognerebbe riscoprire l’antica sapienza, non l’occultismo da operetta presente in rete e tra gli scaffali delle librerie che ci inganna soltanto.
Se solo riuscissimo anche in pochi ad accendere l’antica fiamma che cova sotto le ceneri della nostra memoria bio-storica, essa si propagherebbe ovunque in progressione geometrica e nessuno potrebbe spegnerla. Ma come accenderla? Attraverso l’arte magica, cioè la conoscenza del gioco e delle composizioni delle forze interne dell’universo.
L’inizio? Raccogliamoci al centro del nostro cerchio mentale, dentro il quale riflettiamo l’eco del profondo. È proprio dal profondo che sorge la vita. Ci raccogliamo cioè ci concentriamo nel nostro punto meraviglioso (l’interfaccia corpo-spirito attivato dopo una iniziazione, ad esempio templare): ci immergiamo, ci spingiamo al fondo e da qui spunta una luce, o meglio, la rendiamo visibile, la estraiamo come oro da una miniera. È una luce diafana, che risponde e segue gli impulsi.
Il raccoglimento è il momento più importante e decisivo: la volontà fluisce spontanea e si esprime nell’atto. Nel “fondo” è il fondamento. Non vi sono più spazio né tempo. Il profondo appartiene già alle cause, ai principi, è il limitare della soglia dove nasce la forma. In tale “fondo”, proprio e di tutte le cose, diventiamo per un attimo partecipi alla Creazione e possiamo costruire noi stessi, trasmutare la materia ridando luce a quella sepolta, e tutto questo avviene tramite la volontà orientata.





