Green sì ma con moderazione
Esiste in Europa una corrente di pensiero che persegue assiduamente l’obiettivo di affossare il settore industriale europeo.
In molti pensiamo che questa sia una strategia suicida perché in un quadro in cui ci sono interi settori labour intensive che occupano ancora un notevole numero di lavoratori e che sostengono in gran parte il welfare dei singoli stati, per il semplice fatto che ogni posto di lavoro nell’industria ne crea altri 2,5 nel terziario e nell’indotto, non è possibile assistere a questo crescente disastro occupazionale epocale.
Occorre che qualche politico carismatico di buona volontà provi a convincere i decision maker a cambiare rotta, green sì ma con moderazione.
Molte aziende stanno chiudendo perché non riescono a sostenere i costi di questo mutamento di paradigma, anche se le finalità delle direttive erano perseguire un percorso di modernizzazione e creare un modello economico più sostenibile dal punto di vista del rispetto dell’ambiente.
L’obiettivo green se lo persegue solo l’Europa ma gli USA e Cina non intendono farlo è come aver fallito la missione in partenza perché solo questi due paesi producono la maggior parte di CO₂ e inquinamento nel mondo.
Detto questo, andiamo a elencare la serie interminabile delle Direttive che hanno nuociuto all’industria europea e italiana, essendo un Paese, il nostro, tra i più industrializzati al mondo insieme a Germania e Francia.
Per cominciare abbiamo avuto le Direttive ETS, ETS2, Green deal, Fit for 55 che a cascata hanno provocato:
• L’aumento del costo dell’energia per alcune PMI energivore quali le industrie di ceramica, vetro, carta, acciaio e chimica. Con gli ETS il costo della CO₂ è passato da 5€ a 100 / ton favorendo la delocalizzazione di molte aziende.
• Per quanto concerne il settore dell’acciaio e alluminio riguardo al CBAM, dal 2026 le importazioni saranno penalizzate con nuove tasse che ridurranno ancora la competitività delle aziende italiane che saranno costrette a chiudere o a essere vendute.
• Nel settore auto motive con il regolamento che ha imposto lo stop del motore endotermico dal 2035, la filiera presente nel Nord con la transizione all’elettrico favorisce paesi che possiedono batterie e chip come la Cina e con i temi Euro sette ci sono costi aggiuntivi che penalizzano soprattutto le utilitarie che sono prodotte in Italia1.
Con le Direttive SUP (single use Plastic) + REACH + PFAS restriction abbiamo avuto:
• Divieti di piatti di plastica, posate e in Italia le aziende che producono questi prodotti stanno de localizzando in Nord Africa o chiudendo.
In questo caso il problema ambientale non si risolve perché si produce in aree extra UE e quindi a cosa serve questo provvedimento? Sarebbe stato utile inventare un tipo di plastica biodegradabile o microrganismi che divorano la medesima.
• La PFAS metterà al bando numerose sostanze prodotte nei distretti delle vernici, tessile tecnico del Veneto1.
Nel settore agricoltura e alimentare si adotteranno le misure Farm to Fork + etichettatura + PAC.
• Con questo provvedimento si ridurranno in misura considerevole pesticidi, fertilizzanti mettendo a dura prova la produzione intensiva ortofrutta del Nord.
• Il nutri score (etichetta nutrizionale) penalizzerà i prodotti tipici italiani tipo olio evo, parmigiano e prosciutto a favore delle produzioni industriali con il rischio che ci si rivolgerà all’estero per acquistare prodotti con regole meno stringenti.
Edilizia
Con la direttiva green EPBD ci sarà l’obbligo per tutti gli edifici di classe E-F entro il 2030 – 2033 di ristrutturare gli edifici.
In Italia il 75% degli edifici è di classi basse (G/F) e con questi provvedimenti si rischierà di depauperare il patrimonio immobiliare italiano essendo costoso adeguare alle nuove norme gli edifici e se non ci si adegua, sarà difficile poi vendere o affittare questi immobili1.
Questi provvedimenti hanno ricevuto molte critiche da Confindustria delle PMI per il costo che ogni direttiva costa in termini di spese per consulenza, per il fatto che mentre paesi come Germania e Francia ricevono sussidi per la transizione in Italia questo non è previsto.
Questi costi aggiuntivi favoriscono la delocalizzazione delle produzioni per produrre in Paesi extra UE e poi importare.
Le imprese più colpite da questi provvedimenti sono le PMI che riguardano l’energia, auto, chimica e tessile.
Ora possiamo fare una sorta di contabilità dei posti di lavoro che rischia di perdere l’Europa e l’Italia in primis a causa di questo cambiamento di paradigma.
Nell’automotive si rischiano di perdere in UE un milione di posti di lavoro di cui 600.000 per costi energia troppo elevati e 400.000 posti nel settore della componentistica.
L’Italia rischia di restare molto indietro a causa di assenze di gigafactory e batterie e potrebbe essere la più colpita a causa dello stop dei motori endotermici avendo circa 250.000 addetti in questo settore.
Nei settori energivori tra cui chimica acciaio vetro e carta ci sono 1.300.000 posti di lavoro a rischio in UE a causa dei costi elevati di energia per motivi geopolitici e conflitti armati in corso.
C’è da dire che la Commissione UE ha varato alcuni provvedimenti per aiutare questo settore e inoltre a causa del costo elevato del gas, PFAS e REACH si pensa che saremo sottoposti alla pressione del dumping cinese.
In Italia si stimano 400.000 posti di lavoro a rischio La direttiva tessile nell’UE EPR potrebbe provocare nuove chiusure nelle PMI per l’aumento di costi di riciclo e tracciabilità.
I posti a rischio in Italia riassumendo potrebbero essere circa mezzo milione.
Da un lato potrebbe essere un’opportunità per le industrie in Italia per essere più green, meno impattanti sul clima, più tecnologiche ma essendo le PMI poco capitalizzate si rischia la delocalizzazione o la vendita delle medesime.
La Commissione di fronte a queste critiche risponde laconicamente che a fronte di posti di lavoro distrutti ne saranno creati di nuovi e se si perdono posti nel settore auto termica, se ne creeranno altri in batterie, rinnovabili ed efficienza con l’economia circolare.
La dura realtà conti alla mano è che nel 2024 e 2025 la creazione di posti di lavoro non ha compensato i posti di lavoro persi in Germania, Italia, Francia.
Le Direttive UE Green deal, ETS Fit for 55 non sono le uniche cause per la perdita di posti di lavoro, ma a queste si devono aggiungere la concorrenza cinese, dumping, crisi geopolitiche con guerre che fanno innalzare i costi energetici e una mancanza di politiche industriali come nel nostro Paese.
L’Europa passerà dall’essere dipendente dalle fonti fossili acquistate da Paesi extra UE all’essere dipendente per la transizione green da terre rare fornite dalla Cina.
La Cina è diventata monopolista perché negli anni 80 a deciso di sussidiare pesantemente l’estrazione e le terre rare vendendo a sotto costo mettendo fuori mercato tutte le miniere americane canadesi, Sudafricane e Australiane.
Per molti anni ha permesso che questo processo di estrazione inquinasse il suo territorio con danni ambientali enorme. In sostanza ciò che la Cina è oggi è stato consentito dai paesi occidentalizzati che hanno ritenuto opportuno esternalizzare questi processi di raffinazione.
La strategia cinese ha puntato all’inizio a limitare le esportazioni di terre rare per far innalzare i prezzi e poi con join venture obbligavano le imprese occidentali a trasferire tecnologia se volevano aprire siti produttivi nel suo territorio.
Come caligine sulla torta ha finanziato pesantemente tutta la filiera di produzione di terre rare diventando il maggior produttore di terre rare la cui produzione si base su complessità dal punto di vista chimico.
Oggi come siamo messi?
La Cina estrae il 70% di terre rare al mondo, ne raffina una quota pari all’85% del totale estratto nel globo e produce il 90% dei magneti permanenti necessari per motori auto elettriche, droni, F35, missili, turbine eoliche.
Ora tutti gli altri Paesi si sono svegliati ma con trenta anni di ritardo.
Per contrastare il monopolio cinese, l’Europa sta pensando al riciclo per recuperare neodimio e disprosio da macchine vecchie, sta diversificando i fornitori e sta progettando motori elettrici a eccitazione o con minor quantitativo di disprosio.
L’Europa rimarrà dipendente dalla Cina per il 50% ancora per dieci anni ma può limitare il potere della Cina di bloccare le forniture come arma di ricatto.
La strategia prevede di avere più fornitori alternativi, una raffinazione interna e riciclo.
A tutti noi piacerebbe un mondo più pulito e meno inquinato ma qui si rischia di distruggere un patrimonio industriale che ha tolto le masse dalla povertà contribuendo allo sviluppo sociale al welfare e al miglioramento della vita di moltissimi lavoratori.
Molti pensavano che acquistare tecnologia dall’estero era la mossa risolutiva perché costava meno che produrla in casa nei centri di ricerca e sviluppo e questo modo di pensare ha pregiudicato il futuro dei lavoratori italiani.
La Cina ha adottato strategie risolutive per acquisire la posizione economica che occupa oggi grazie alla capacità di progettare molti anni fa questo percorso fatto di grandi sacrifici per il suo popolo e nel mondo di oggi chi arriva per primo vince la competizione.
Avendo un governo con capacità decisionali e velocità nell’adottare provvedimenti senza opposizione interna, può assicurarsi un futuro in cui l’Occidente deve gioco forza per non soccombere economicamente, obbedire al diktat del dragone.
Oggi le nazioni con governance democratiche sono ripiegate su se stesse alle prese con conflitti che ne minano la loro prosperità.
L’aumento di 1.4° C negli ultimi cinquanta anni dovuto all’industria e all’utilizzo dei fossili è un dato oramai accertato da tutte le statistiche. La Cina da sola produce quaranta volte le emissioni di CO₂ e ha raddoppiato il numero di centrali a carbone per produrre energia elettrica.
L’Europa con le sue Direttive Green sacrificherà il suo benessere sociale e il suo sviluppo economico e questo sacrificio deve ribadire sarà totalmente inutile se Usa e Cina non adotteranno gli stessi provvedimenti.
1 ETS 2003/87/CE, Reach 1907/2006, regC02 Auto 2019/631, Csrd 2022/2464, CBAM 2023/956, EPBD Case Green, criticial Raw Materials Act e Green Deal





