
di Gianvito Caldararo
Non passa giorno che non giunge la notizia di una aggressione di personale sanitario, scolastico e personale di bus urbani. E sono fenomeni, purtroppo, in costante aumento. Nel 2023 il fenomeno delle aggressioni di medici e personale sanitario ci sono state 16 mila aggressioni che hanno riguardato 18 mila operatori, con la prevalenza di personale femminile. Passando al personale scolastico, rileviamo che le aggressioni si attestano mediamente nel numero di 5 al mese. Dal 1° gennaio 2023 a febbraio 2024 le aggressioni fisiche dei docenti sono state complessivamente di 133 casi, che sono stati quelli denunciati dagli aggrediti. Pare che numerosi sono anche i casi di aggressioni e minacce non denunciate.
Gravissima è stata la notizia riguardante l’aggressione del docente di sostegno della scuola media “Salvati” di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. Sono stati in trenta a dare corso ad una spedizione punitiva contro la docente, al grido: “I bambini non si toccano”. Pare che l’aggressione sia scaturita da una “voce” diffusa in messaggi scambiati sui social che hanno alimentato la rabbia e la ferocia dei genitori, che hanno chiesto con forza l’allontanamento della docente.
Un’accusa che non ha trovato alcun fondamento e riscontro sia per l’indagine interna e sia da parte dell’arma dei carabinieri. E’ anche circolata la notizia che il tutto è scaturito per il fatto che la docente aveva fatto sospendere un alunno sorpreso a fumare nei bagni. A seguito di tale sospensione, risulta fondata la notizia che si è voluta realizzare una vera e propria “vendetta” nei confronti della docente.
Infatti, i genitori degli alunni chiedevano con forza l’allontanamento della docente. La situazione è degenerata quando la dirigente scolastica ha proposto di coinvolgere i carabinieri. La docente si era nascosta all’interno dell’Istituto e aveva contattato il genitore per farsi venire a prendere. Tuttavia, proprio nel momento in cui cercava di allontanarsi, è stata aggredita. Il padre ha provato a difendere la figlia, ma si è rotto un polso, mentre alla docente è stato diagnosticato un trauma cranico con ricovero in ospedale.
Il tutto è avvenuto nonostante l’entrata in vigore della legge n. 25 del 4 marzo 2024, che modifica degli articoli 61, 336 e 341 bis del codice penale, volta a contrastare il crescente fenomeno degli atti di aggressione da parte di studenti, genitori e parenti nei confronti del personale scolastico.
In crescita è anche il fenomeno di aggressione di personale dei bus urbani e, da ultimo, anche dei treni. Ma l’Italia registra anche un altro fenomeno, soprattutto dei giovani, che migrano all’estero in cerca di condizioni economiche migliori. La conferma viene dal Rapporto ” Italiani nel mondo 2024 “, appena pubblicato dalla ” Fondazione Migrantes “. Secondo i dati di Eurostat l’U.E. ha una popolazione di 448,8 milioni di abitanti totali e l’Italia, oggi, il primo paese, dopo Germania e Francia per popolosità. Però il Belpaese è, allo stesso tempo, lo stato con la media di età più alta (48,4 anni rispetto a 44,5 dell’U.E. e con un tasso di fertilità fra i più bassi (1,24 rispetto all’1,46 di Europa).
Dal 2020 l’Italia conta circa 652 mila residenti in meno. Nello stesso periodo, invece, continua la crescita di chi ha deciso di risiedere fuori dai confini nazionali (più 11,8% dal 2020). Oggi la comunità dei cittadini e delle cittadine residenti all’estero è composta da 6 milioni 134 mila e 100: da tempo, l’unica Italia a crescere continua ad essere soltanto quella che ha scelto l’estero per vivere. Da gennaio a dicembre 2023 si sono iscritti all’AIRE-Anagrafe Italiani Residenti all’Estero – per la sola motivazione “espatrio”, 89.462 italiani, 54,8% dei quali maschi, il 66,9% celibi/nubili, il 26,9% coniugati a cui aggiungere 0,3% di unioni civili. La comunità degli italiani all’estero di 6.134.100 è così ripartita: Oceania 2,7% – Europa 54,2% – Africa 1,1% – Asia 1,3% – America 40,7%. A livello di Paese, abbiamo che le prime 6 nazioni sono le seguenti: Argentina 15,5% – Germania 13,6% – Svizzera 10,4% – Brasile 10% – Regno Unito 7,8% – Francia 7,7%. Questi fenomeni preoccupano il Governo, ma dovrebbero porre la doverosa attenzione tutte le forze politiche presenti in Parlamento.





