Le operazioni di intelligence in Medio Oriente
Questa è una delle notizie più sorprendenti emerse nelle ultime ore e, se fosse confermata nei suoi dettagli essenziali, cambierebbe il modo di leggere una parte della strategia israeliana nei confronti dell’Iran.
Va però fatta una distinzione importante: l’esistenza del piano è riportata da importanti testate internazionali che attribuiscono le informazioni a fonti statunitensi e israeliane; non esiste però una conferma ufficiale né da parte di Israele né dell’Iran.
Cosa sostiene il New York Times (ripreso da altre grandi testate).
Secondo quanto riportato dal New York Times e rilanciato da Times of Israel, The Guardian, Jerusalem Post e altre testate, il Mossad avrebbe lavorato per diversi anni a un progetto estremamente ambizioso:
stabilire contatti segreti con Mahmoud Ahmadinejad;
valutarne l’utilizzabilità come possibile figura per un Iran post-Repubblica Islamica;
favorire, nel caso di un crollo del regime degli ayatollah, il suo ritorno sulla scena politica.
Secondo il racconto attribuito al New York Times:
Ahmadinejad avrebbe partecipato a una conferenza accademica in Ungheria;
durante quel viaggio sarebbe riuscito ad allontanarsi due volte dalla propria scorta iraniana;
in quelle occasioni avrebbe incontrato David Barnea, allora direttore del Mossad;
gli incontri sarebbero avvenuti in assoluta segretezza.
Sempre secondo le fonti citate dal giornale:
dopo quei colloqui il Mossad avrebbe informato la CIA di aver stabilito un canale con Ahmadinejad;
i contatti sarebbero proseguiti anche negli anni successivi, in altri Paesi.
Perché proprio Ahmadinejad?
Questa è la domanda che si stanno ponendo tutti.
Può sembrare un paradosso, perché Ahmadinejad è stato uno dei presidenti iraniani più duri contro Israele.
Ma, secondo le ricostruzioni giornalistiche, Israele non lo avrebbe scelto per simpatia ideologica.
Lo avrebbe considerato interessante perché:
era ormai in aperto contrasto con Ali Khamenei e con una parte dell’apparato religioso;
era stato escluso dalle successive elezioni presidenziali;
conservava ancora una certa popolarità in alcuni ambienti popolari iraniani;
avrebbe potuto rappresentare una figura capace di rompere gli equilibri interni del regime.
Gli arresti domiciliari
Secondo le stesse ricostruzioni:
Ahmadinejad sarebbe stato posto agli arresti domiciliari;
l’obiettivo israeliano sarebbe stato quello di liberarlo durante l’inizio dell’offensiva contro l’Iran;
un’operazione contro gli uomini della sua scorta avrebbe consentito di sottrarlo temporaneamente al controllo delle Guardie Rivoluzionarie.
Il progetto sarebbe fallito.
Le ricostruzioni concordano nel dire che il piano non avrebbe raggiunto il suo obiettivo.
Secondo quanto riportato:
il previsto indebolimento del regime non si sarebbe verificato;
la sollevazione interna sulla quale Israele contava non avrebbe avuto le dimensioni sperate;
Ahmadinejad oggi sarebbe nuovamente sotto il controllo delle autorità iraniane.
Quanto è credibile?
È una notizia che proviene da una fonte giornalistica di primissimo piano ed è stata ripresa rapidamente da numerose testate internazionali.
Tuttavia:
non esistono conferme ufficiali del Mossad;
non esistono conferme ufficiali del governo iraniano;
gran parte dei dettagli deriva da fonti anonime dell’intelligence citate dal New York Times.
Quindi, è corretto dire che esiste una ricostruzione giornalistica autorevole, ma che alcuni dettagli operativi non sono verificabili in modo indipendente.
Se queste informazioni fossero confermate, significherebbe che Israele non stava puntando soltanto a colpire il programma nucleare iraniano, ma aveva elaborato anche una strategia politica di lungo periodo per favorire un cambiamento del potere a Teheran, cercando interlocutori all’interno dell’establishment iraniano stesso.
Questo rappresenterebbe uno degli episodi più sorprendenti e inusuali della storia recente delle operazioni di intelligence in Medio Oriente.





