Meloni sottovaluta il Referendum, che succede.
Il referendum è un fatto politico che più politico non si può.
Giustamente Giorgia Meloni aveva provato a non intestarselo come fece Renzi, ma, se perde, inevitabilmente, farà un tragitto simile a quello di Renzi.
Simile, non uguale, perché Renzi, con la sconfitta, ha perso poi il suo partito. Che non vedeva l’ora.
La Meloni non perderà il suo partito, ma le elezioni politiche si. Molto probabilmente.
Cosa grave per lei, gravissima per chi pensa che la giustizia debba essere riformata profondamente.
Per chi pensa che i poteri debbano ritornare in equilibrio.
Per chi pensa che oggi il disequilibrio è tutto a favore della “giurisdizione”, delle correnti della magistratura, più precisamente.
Non c’è niente da fare, la partita è tutta politica.
E l’Anm sul piano politico l’ha impostata e la conduce, con l’aiuto delle forze collaterali, Pd, 5 stelle, Avs, con l’aiuto fondamentale di tutto il mondo giornalistico, intellettuale, che è nel suo asse di comando.
Hanno, con intelligenza politica, molto discutibile, anzi, da discutere profondamente, ma efficace, spostato tutto fuori del merito della riforma, dicendo alcune cose fondamentali.
Se vuol sottomettere la magistratura ai politici. Non è vero, ma funziona. I magistrati hanno perso molto del loro credito, i politici sono però messi molto peggio. Funziona.
Mandiamo a casa la Meloni. Così uniscono più mondi, tutti quelli avversi alla Meloni, da Askatasuna ai 5 stelle, dalla sinistra antagonista alla sinistra schleinizzata a quella semi riformista ma comunque anti Meloni a forze e personalità varie malate di iper tatticismi, Mastella ed altri. Per capire. Si scava così in fondo al barile. Si mobilita così anche un’area del non voto di sinistra.
Poi c’è il fascismo. Per il Sì votano i fascisti. Dice il Pd. Funziona anche questo. Per alcuni. Se c’è un pericolo fascista che importa il merito della riforma?
Poi c’è il fatto che, in generale, la propensione popolare a dire No e’ sempre più forte a dire Sì. Da molto tempo.
La somma fa il risultato: il recupero del No. E la sua possibile vittoria.
Ecco, mentre succede tutto questo, il centro destra si intrattiene in disquisizioni tecnico giuridiche cavillosissime. E noiosissime. Come ha scritto Salvatore Merlo su il Foglio.
Meloni e il suo partito sono presi da dubbi amletici, esserci o non esserci, sino a che punto, come, quando?
Paolo Mieli, che è per il Sì, dice, giustamente, che ormai tutto si è spostato sull’antimelonismo, contro il Governo. Contro la politica, contro i politici, soprattutto.
Ciò, nonostante molti magistrati si siano esposti sul Sì, molte personalità eccellenti, da Barbera a Cassese si spendano per il Sì, parte della sinistra riformista residua sia per il Sì.
Ma il vento anti politico sembra più forte.
Bugiardo ma fortissimo. Il punto è questo.
Se il Centro destra (la Meloni, molto altro non c’è, tranne Forza Italia che si batte…) non fa politica, non fa la campagna elettorale, il referendum è perso.







