Francesca Albanese ha superato ogni limite. Al Forum di Al Jazeera a Doha, il 7 febbraio, ha dichiarato: 'Noi come umanità abbiamo un nemico comune.' Il nemico è Israele. Non il governo israeliano, non una politica specifica: Israele come popolo e come nazione'.
Lo ha detto il 7 febbraio al Forum di Al Jazeera a Doha. Non in un salotto televisivo qualsiasi. Nello stesso forum in cui intervengono Khaled Meshaal e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Meshaal non è un diplomatico e non è un intellettuale: è il capo dell'ufficio politico di Hamas all'estero, uno dei massimi dirigenti dell'organizzazione responsabile del massacro del 7 ottobre, l'uomo che dallo stesso palco ha ribadito che Hamas non consegnerà mai le armi.
Araghchi rappresenta il regime teocratico che da settimane massacra il proprio popolo nelle strade: 12mila morti secondo Iran International. Questa era la compagnia. Questa era la cornice.
La Francia ha reagito. Barrot, ministro degli Esteri, all'Assemblea Nazionale: "Non è né un'esperta né indipendente. È un'attivista politica che diffonde discorsi d'odio."
Parigi ne ha chiesto le immediate dimissioni e le formalizzerà il 23 febbraio al Consiglio dei diritti umani. Un membro permanente del Consiglio di Sicurezza che chiede la testa di una relatrice speciale: fatto senza precedenti.
Le parole hanno una genealogia e quella genealogia è rivelatrice.
Guido Vitiello sul Foglio ha seguito il sentiero fino alla tana. "Israele nemico dell'umanità" è una formula documentata fin dagli anni Cinquanta come propaganda antisionista: dai libelli egiziani ai documenti dell'OLP, dalla propaganda sovietica fino alla formulazione più prossima a quella della Albanese, pronunciata dall'ayatollah Khomeini nel giugno 1979: "Israele è nemico del genere umano e dell'umanità." Poche parole, scrive Vitiello, che spiegano molti silenzi.
Silenzi eloquenti. Quando su X un utente le chiede perché taccia sulla carneficina iraniana, la risposta è una lezione di arroganza: "Perché sono la relatrice Onu sul territorio Palestinese occupato. Non mi spendo. La buona notizia è che l'alfabetismo funzionale si cura."
Peccato che sulla Siria si fosse "spesa" eccome, dichiarandosi "sempre dalla parte delle vittime delle violazioni dei diritti umani." Tutte le vittime, evidentemente, tranne quelle dei regimi che usano il suo stesso vocabolario.
Chi è Francesca Albanese? C'è una valanga di circostanze pubbliche, mai smentite. Nel 2022 era una illustre sconosciuta. A promuoverla relatrice speciale ci ha pensato un Gruppo Consultivo dell'ONU guidato dal Sudafrica, lo stesso Paese che poi ha trascinato Israele alla Corte Internazionale di Giustizia. Il seggio riservato all'Europa dell'Est era convenientemente vacante. Nel curriculum spiccano anni all'UNRWA, l'agenzia ONU per i rifugiati palestinesi. Il marito, Massimiliano Calì, lavorava per il Ministero dell'Economia dell'Autorità Palestinese e scriveva rapporti contro Israele per l'UNCTAD. Non risulta iscritta ad alcun Albo degli Avvocati, eppure il ruolo sembrava richiederlo. Conflitto di interessi? Nel modulo di candidatura ha barrato: nessuno.
Tre anni dopo si permette di "perdonare" sindaci dal palco, dare della "poco lucida" a Liliana Segre e definire l'assalto a una redazione giornalistica "un monito" per la stampa. Mohammad Hannoun, l'uomo che la presentava come "nostra amatissima Francesca Albanese", è stato arrestato per terrorismo: 7,3 milioni di euro dirottati verso Hamas.
Georgetown l'ha cancellata. Gli Stati Uniti l'hanno sanzionata. Israele l'ha dichiarata persona non grata. Barrot ha elencato "una lunga lista di posizioni scandalose: la giustificazione del 7 ottobre, evocazioni della lobby ebraica, paralleli tra Israele e il Terzo Reich."
La sinistra italiana se ne è accorta? A modo suo.
Il Pd, che la incensava con cittadinanze onorarie, ora la tratta come una patata bollente. A Cesena la mozione è stata affossata 25 a 2: il Pd ha votato contro insieme alle opposizioni.
A Firenze la sindaca Funaro si è smarcata: "Non ci sono le condizioni." A Torino tutto congelato. A Napoli bloccata dopo che lei ha insultato i napoletani. A Bologna il sindaco Lepore ha dovuto precisare che "nessuna causa giusta può giustificare la violenza contro il giornalismo." A Russi la sindaca cerca un altro nome: si pensa a David Grossman. Il simbolo è perfetto.
Resta un dettaglio: ancora la settimana prima di Doha, qualcuno la portava alla Camera dei deputati per un convegno. Collezionisti di cause imbarazzanti che non hanno imparato la lezione di Salis e Soumahoro.
Il 23 febbraio la Francia formalizzerà la richiesta di dimissioni al Consiglio dei diritti umani. Da sorella di Carneade a bersaglio di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza. Persino troppo per Bonelli e Fratoianni, che pure di stomaco ne hanno.







