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OPINIONI

Anche Vannacci si iscrive allo zero virgola

Anche Vannacci si iscrive allo zero virgola

Viviamo una fase politica davvero interessante. La frattura originatasi a destra con Vannacci probabilmente sta facendo più rumore rispetto a quello che realmente rappresenta.
Tuttavia questo fornisce lo spunto per un ragionamento più approfondito.
Siamo passati attraverso tre distinte fasi populiste: la prima col grillismo, la seconda con salvinismo, entrambi bravissimi ad incendiare gli animi popolari con politiche anti sistema, premiati in diverse stagioni politiche con percentuali del 35% e poi crollati sotto il peso di governi convenzionali, di promesse farlocche che non potevano essere mantenute, della propria insipienza politica, e di un sistema che li ha massacrati.
Dopo di loro è stata la volta di FdI, con un percorso uguale, salvo il crollo finale che non si realizzerà per la pochezza delle opposizioni e per l'ingrossamento dell'astensionismo.
La matrice è sempre la stessa: il potere conquistato con promesse irrealizzabili, programmi elettorali disattesi, la totale mancanza di linee programmatiche sostenibili, e la deriva verso una politica contraddittoria, col governo nel caos (come con Conte 1 e 2), oppure in prudente e barcamenante gestione (come oggi fa più intelligentemente Giorgia).
In tutto questo non credo che Vannacci sarà mai il quarto fenomeno populista di quest'epoca, ma in fondo non mi interessa.
Il vero problema è che l'Italia ha bisogno di profonde riforme super partes in ogni ambito della nostra struttura istituzionale.
Quando parlo di riforme non mi riferisco a quella blanda e doverosa della Giustizia, ma intendo un nuovo apparato normativo concepito in modo equilibrato sostenibile da persone competenti al di fuori fai giochi politici di parte.
I temi da affrontare sono talmente tanti e talmente impopolari che c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Ecco, del nuovo partito di Vannacci e delle sue ambizioni a destra non mi interessa.
Quello che manca davvero nella politica italiana è un Partito Riformista che attraverso un patto sociale proponga di avviare un epocale processo di cambiamento con un programma chiaro e condivisibile, ma soprattutto con la ferrea volontà di realizzarlo, anche a costo di un insuccesso elettorale.
Mi rendo conto che l'elettorato non è maturo per una simile iniziativa, ed è talmente preso dalla contesa ideologica da dare sempre più peso alle promesse al vento della politica salvo poi scordarsene quando, subito dopo le elezioni, finiscono nell'immondizia.
Si, servirebbe un partito riformista, ma prenderebbe lo zerovirgola, e allora premiamo Vannacci che dice le stesse cose che diceva Giorgia 5 anni fa, Salvini 10 anni fa, e prima di lui Grillo?
Mah... Tentar non nuoce, sono 20 anni che tentiamo, perché no? In fondo basta non farsi troppe illusioni.
 
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