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OPINIONI

Il mercato globalizzato degli organi umani 

Il mercato globalizzato degli organi umani 

In un mio percorso di ricerca sugli effetti reali dell’applicazione del WTO - l’accordo firmato per codificare la strategia della cultura della globalizzazione che iniziava a trasferire la delocalizzazione industriale in Cina specialmente nella regione dello Xiiang delle 88 maggiori multinazionali - ho trovato nel mio archivio personale un articolo di un giornalista autorevole mio amico, Aldo Forbice, datato 2 febbraio 2021, scritto per il giornale La Verità, da sempre impegnato sui temi dei diritti dei lavoratori, molto attivo tanto nella televisione pubblica e contemporaneamente nel mondo del sindacato.

In questo articolo, che oggi reputo utile e attuale da pubblicare, Aldo Forbice ricorda che dietro le logiche di una globalizzazione basata su una concorrenza sleale si nascondono fenomeni di enorme gravità come quelli del mercato degli organi umani che fa base nel territorio della repubblica cinese.

Oggi, dopo molti anni di applicazione del Wto, sono molti i fenomeni degenerativi che sono andati “fuori controllo “e che vanno ad incidere in modo silenzioso sulla geopolitica con particolare riferimento all’economia Europea.

Silenzio, opportunismo e censura nel mondo occidentale fanno da sfondo dell’operare, come ha sostenuto Aldo Forbici, dove un traffico d’organo è da tempo consolidato in Cina dietro la pena capitale.

Procacciare fegati, cornee, al mercato nero dei Paesi occidentali, mentre il mondo guarda cinicamente da un’altra parte non possiamo non osservare che ancora oggi non faccia una certa impressione.

Un autorevole ricercatore, David Matas, pubblica una ricerca di 817 pagine nella quale fa osservare che “non solo la pena di morte capitale “in Cina è considerata “un segreto di stato “,ma lo è anche il trapianto degli organi.

In Cina ci sono nelle carceri di media 10.000 esecuzioni capitali che si suppone forniscono organi ma, sosteneva l’articolo, al mercato nero non è sufficiente.

Quindi ancora oggi bisogna essere armati di buona volontà e di una curiosità doverosa se si vuole proseguire sul mercato della trasparenza, rifiutando le logiche di mercato di concorrenza sleale. Serve armarsi di domande semplici sulla vita degli Uiguri cinesi di religione mussulmana, dei detenuti nei Loagai cinesi dove sono detenuti oltre 2 milioni di cattolici e religiosi, studenti, giornalisti e operatori umanitari.

Qualcuno a Davos -luogo sacrale dove la globalizzazione ha il solo volto della finanza - dove trova giustificazione pure il vendere una delle maggiori fabbriche dì würstel tedesche alla Cina, dopo aver messo in mutande le maggiori fabbriche di auto, deve pur aver il coraggio di fare “un esame di realtà “ di un sistema immorale alla completa deriva.

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