Chi scrive è da sempre profondamente laico e sostenitore della necessitaà di divieto di simboli religiosi negli uffici pubblici e soprattutto nelle scuole. Ma è d'altronde anche un sostenitore della libertà di culto, che ognuno dovrebbe poter praticare in spazi privati (intendendo non di proprietà statale), e senza oneri a carico dello Stato.
Per questi motivi, ho sempre trovato un retaggio assai discutibile il giuramento che gli americani (e non solo loro, a dire il vero) fanno su un libro sacro (un libro sacro, non "il libro sacro", quello cui fa riferimento la persona in questione, quindi non necessariamente la Bibbia) al momento di assumere cariche pubbliche. Ma tant'è: in alcuni Stati degli USA è ancora un reato proclamarsi atei.
Troverei molto più solido e razionale un giuramento fatto sulla Costituzione e sui valori repubblicani che in essa sono esplicitati.
Anche se poi, sottolineiamolo, la base stessa di un giuramento è l'onore. Un giuramento vincola, certamente, ma solo in chi creda alla dignità e all'onore come fondamento delle parole che ha pronunciato. E, spiace dirlo, anche se faccio un sforzo, nel panorama mondiale non vedo personaggi la cui parola valga qualcosa.
Ma, fatte tutte queste doverose premesse sul pensiero di chi scrive, veniamo alla controversa questione del giuramento del sindaco di New York fatto sul Corano anziché sulla canonica Bibbia. E alla lettera aperta dell'immancabile ministro Valditara, che come al solito non perde occasione per gridare allo scandalo della perdita di identità. Ovviamente lui non sa che quanto accaduto è usuale (la norma prevede un libro sacro, scelto da chi assume la carica), che non è la prima volta e non sarà l'ultima. Sarebbe troppo facile ricordare tutte le mostruosità che ha pronunciato nel suo mandato (tanto per dirne una: "il valore educativo dell'umiliazione"). Non commenterò il ministro e il suo imbarazzante provincialismo (in nessun posto del mondo si è gridato allo scandalo come in Italia): vorrei evitare querele.
Ma siccome il ministro attacca frontalmente chi come me solitamente si scandalizza per un uso politico di simboli religiosi, gli rispondo che mi scandalizzo anche in questo caso: non perché si è scelto il Corano, ma perché trovo incivile giurare per un ruolo pubblico su un qualunque testo sacro.
Ma, stabilito che negli Stati Uniti questa è la norma, voglio infine fornire, in punto di logica, un ragionamento semplice, che persino certi ministri potrebbero comprendere.
Il ragionamento è questo: se un personaggio che assume un incarico è islamico, posso fidarmi di più di un suo giuramento se viene effettuato sul Corano - un libro che gli è sacro -, o su uno di cui non gli importa nulla?
Suvvia, ministro, faccia uno sforzo.
PS Che poi un sindaco debba fare il sindaco e non altro, confondendo ruoli e funzioni è un altro discorso.







