Maduro è un bieco dittatore
Maduro è un narcotrafficante.
Maduro non è neanche il presidente del Venezuela.
La sua elezione, infatti, risultato di brogli elettorali, intimidazioni, assenza di trasparenza e restrizioni al voto, non è riconosciuta neanche dall’Europa.
Ebbene, in tale ottica, la sua cattura potrebbe essere inquadrata non come il sequestro un presidente di uno Stato estero, bensì come l’arresto di un boss della droga.
Un’operazione di polizia internazionale condotta dagli USA.
Ma, oggettivamente, nessuna cattura può mai giustificare l’invasione armata di uno Stato sovrano e tantomeno il bombardamento di obiettivi militari.
Tale operazione, condotta senza un mandato delle nazioni Unite, è una palese violazione delle norme internazionali.
Ma questo gli Americani lo sanno fin troppo bene.
E non gliene frega niente.
Così come non gliene frega niente della legalità internazionale a tutte le potenze mondiali che attualmente si stanno spartendo le aree di influenza.
Se vogliamo dirla tutta, non né neanche tanto il narcotraffico la preoccupazione principale che ha dato avvio al blitz, quanto la questione legata al petrolio venezuelano.
Petrolio che più che servire all’America forse doveva essere tolto dalla disponibilità della Cina.
Sostanzialmente gli USA non hanno fatto altro che tutelare i propri interessi nell’America Latina, così come già nel 61 con l’invasione della Baia dei Porci, e poi alla fine degli anni 80 con l’invasione di Panama.
Nulla di nuovo sotto al sole a stelle e strisce.
E quindi?
E quindi, per quello che mi riguarda non sono certo in lutto e non mi sogno di scendere in piazza a protestare al fianco di coloro che fino a ieri davano il sostegno ai terroristi islamici e oggi piangono la fine di un dittatore sanguinario.
Ma non sono neanche entusiasta come coloro che plaudono a quello che di fatto è un atto di prepotenza basato sulla legge del più forte.
Perché il “più forte” oggi può anche piacerci, ma domani, anche se non ci piace più, sempre “più forte” rimane.
E agli infervorati dell’America muscolare, gli ricordo che fino a pochi anni fa eravamo sotto il manto tenebroso di un’altra America, quella DEM, che ci ispirava nella visione paradisiaca del “nuovo ordine mondiale” e che, con il virus del woke, ha corroso il nostro DNA facendoci rinnegare storia, valori e tradizioni.
Non sono, poi, neanche così sprovveduto da sbandierare il diritto internazionale come panacea di ogni male mondiale.
Dov’era il diritto internazionale quando la Francia, 15 anni fa, trasformando un intervento di protezione umanitaria in una guerra di cambiamento di regime, decise di bombardare la Libia?
Non era anche la Libia uno Stato Sovrano?
E il vero obiettivo dei francesi, ai quali come perfetti imbecilli ci siamo accodati, non era forse quello di tutelare i propri affari?
Nel mondo in cui viviamo è da ingenui idealisti pensare al diritto internazionale come risoluzione di conflitti tra il bene e il male.
Non c'è nessuna società internazionale di benefattori.
Non c'è mai stata e non può esserci.
Da che mondo è mondo la logica che la regola i rapporti tra gli Stati si basa sui rapporti di forza e sugli interessi.
E ogni Paese difende i propri. ...e noi non sempre lo facciamo.







