Palantir Tolkien e il potere della visione
Quando Peter Thiel sceglie di chiamare Palantir la propria società di analisi dei dati, non compie un’operazione estetica né letteraria. Compie una dichiarazione strategica. I Palantír, sono le pietre veggenti del Signore degli Anelli, non sono oggetti magici nel senso comune del termine, sono infrastrutture di conoscenza. Consentono di vedere lontano, di collegare luoghi distanti, di osservare eventi reali in tempo reale. Ma soprattutto introducono una verità politica fondamentale, chi controlla la visione controlla il potere.
Tolkien, con il Signore degli Anelli, non scrive una favola medievale, scrive una teoria del dominio dopo due guerre mondiali. Nel suo mondo il vero conflitto non è tra eserciti, ma tra chi vede e chi è visto. L’Occhio di Sauron non combatte, osserva. La forza non è più fisica, è cognitiva, non conquista territori, ma orienta la percezione del reale.
I Palantír funzionano come una rete, le immagini che mostrano non sono false, ma parziali. La pietra non mente, seleziona. Chi controlla il nodo dominante può decidere quali frammenti del mondo diventano visibili e quali restano nell’ombra. È un’intuizione straordinariamente moderna, Tolkien anticipa la natura del potere informativo, non imporre una menzogna, ma guidare ciò che appare vero.
Palantir Technologies nasce esattamente su questo crinale. Non produce contenuti, non genera informazione, non crea narrazioni. Integra dati, li connette, li rende leggibili. Praticamente trasforma il caos in visione operativa. Il suo valore geopolitico non sta nella sorveglianza in sé, ma nella capacità di anticipare scenari, correlare eventi, ridurre l’incertezza decisionale. In un mondo frammentato, addirittura fratturato, come e’ stato detto a Davos in questo gennaio 2026, chi possiede la mappa governa il tempo prima ancora dello spazio.
Qui emerge la dimensione più profonda, quasi esoterica, della scelta del nome. Nelle tradizioni antiche la conoscenza ha sempre avuto due volti, la gnosi che libera e la conoscenza che governa. I Palantír appartengono alla seconda, non elevano chi guarda; amplificano il potere di chi già comanda. Nei testi di Tolkien, chi usa le pietre senza dominio interiore finisce dominato da ciò che vede. Non è la visione a corrompere, ma l’asimmetria della visione.
Oggi il potere non sta più nel controllare la terra o i confini, ma nel controllare come le persone comprendono il mondo, chi decide cosa vediamo, cosa conta e cosa ignoriamo, influenza anche ciò che pensiamo possibile o vero. Non controlla i confini, controlla le correlazioni. Non occupa lo spazio, occupa il campo delle possibilità. Le decisioni non vengono più prese solo sulla base dei fatti, ma sulla base di ciò che appare rilevante. Chi decide cosa è visibile decide anche cosa è pensabile. E’ la costruzione di una rete strategica, gerarchica, asimmetrica. Non tutti vedono allo stesso modo e non tutti vedono tutto. Alcuni osservano, altri vengono osservati.
Tolkien aveva compreso ciò che oggi sperimentiamo ogni giorno, il male moderno non ha bisogno di violenza spettacolare, gli basta osservare, attendere, prevedere, perché il potere non urla ma calcola.
Chiamare Palantir una delle più potenti società di dati del mondo non è quindi un omaggio letterario, è la consapevole ammissione che in questo secolo il dominio non passa più dalla forza, ma dalla visione. E che chi controlla la visione non ha bisogno di governare apertamente, gli basta rendere il mondo leggibile secondo il proprio schema.







