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America latina e l'asse Cina Uraguay

America latina e l'asse Cina Uraguay

America Latina, 'scacco a Washington' l’asse Cina–Uruguay cambia la scacchiera

All’inizio di febbraio 2026 il presidente cinese Xi Jinping ha ricevuto a Pechino il presidente uruguaiano Yamandú Orsi, un incontro che ha visto un ulteriore consolidamento delle relazioni tra la Cina e uno dei Paesi più stabili, e istituzionalmente solidi,  dell’America Latina. Durante la visita è stata annunciata una nuova partnership strategica accompagnata dalla firma di oltre una dozzina di accordi che vanno dal commercio alla tecnologia, dalla tutela ambientale alla cooperazione universitaria fino alla protezione della proprietà intellettuale, delineando un ampliamento significativo del perimetro della collaborazione bilaterale.

L’iniziativa assume un rilievo particolare perché si colloca in una fase di forte competizione tra le grandi potenze e rappresenta la prima visita di un capo di Stato sudamericano a Pechino dopo le recenti tensioni tra Washington e Caracas, elemento che conferisce all’evento un valore simbolico nello spazio degli equilibri emisferici. L’Uruguay, storicamente riconosciuto per la solidità delle sue istituzioni democratiche e per una politica estera improntata al pragmatismo, ha ribadito la volontà di mantenere una linea fondata sulla diversificazione dei partner economici e sul rispetto della propria autonomia decisionale, evitando di inscrivere le proprie scelte entro logiche di blocco.

Sul piano economico il rapporto con la Cina costituisce da anni uno dei pilastri dell’export uruguaiano, in particolare per il settore agroalimentare, e una quota rilevante delle esportazioni nazionali è destinata al mercato cinese, fattore che contribuisce in modo sostanziale agli equilibri della bilancia commerciale del Paese. La presenza a Pechino di una delegazione ampia composta da rappresentanti del mondo imprenditoriale e accademico ha confermato che la visita non aveva soltanto una dimensione diplomatica ma anche una marcata proiezione economica e tecnologica.

Pechino ha inserito l’incontro nel concetto di un ordine internazionale multipolare fondato sulla cooperazione tra Stati sovrani e su un sistema globale meno centrato sull’egemonia di un’unica potenza, un messaggio che trova ascolto in diverse capitali latinoamericane interessate ad ampliare i propri margini di manovra strategica. L’avvicinamento tra Montevideo e Pechino si inserisce così in una tendenza più ampia che vede vari Paesi della regione esplorare formule di equilibrio tra Stati Uniti e Cina, privilegiando scelte orientate agli interessi nazionali piuttosto che ad allineamenti automatici.

L’episodio non indica una rottura con l’Occidente né un mutamento ideologico, ma riflette la ricerca di opportunità economiche e tecnologiche in un contesto internazionale sempre più competitivo e frammentato. In questo scenario l’Uruguay si presenta non come un attore passivo che subisce la pressione delle grandi potenze, bensì come uno Stato di medie dimensioni che tenta di definire con autonomia il proprio posizionamento, consapevole che le relazioni commerciali e strategiche di quest’epoca si costruiscono attraverso reti molteplici piuttosto che mediante appartenenze esclusive.

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