Austria 2026 - 2035
Struttura sociale, coesione e traiettorie nella permacrisi[i]
Nota metodologica introduttiva
L’analisi qui sviluppata si fonda sul quadro teorico elaborato dall’autore nel volume Storie di futuri possibili, nel quale viene proposta e applicata una metodologia di individuazione delle traiettorie sociali, economiche e politiche all’interno della condizione di permacrisi mediante l’integrazione concettuale di strumenti derivati dalla matematica del caos e dalla teoria degli insiemi. L’adozione di tali strumenti risponde alla trasformazione qualitativa dei sistemi contemporanei: le società avanzate non evolvono più secondo sequenze lineari di crisi e ripresa, ma all’interno di una instabilità permanente caratterizzata dalla sovrapposizione di shock economici, transizioni demografiche, fratture geopolitiche, innovazioni tecnologiche accelerate e mutamenti culturali non sincronizzati. Questa condizione, definita permacrisi, non coincide con una crisi continua nel senso tradizionale, bensì con uno stato strutturale di turbolenza a bassa o media intensità nel quale l’eccezione diventa normalità sistemica e la previsione lineare perde capacità esplicativa.
In tale contesto, i sistemi sociali complessi non possono essere descritti come strutture statiche o come successioni deterministiche di cause ed effetti, ma come campi dinamici attraversati da variabili a diversa velocità di trasformazione, sensibili alle condizioni iniziali e soggetti a biforcazioni non lineari. Le variabili lente e persistenti vengono definite vettori, poiché orientano nel tempo la direzione evolutiva del sistema; le configurazioni di equilibrio verso cui tali vettori tendono a convergere vengono invece definite attrattori, intesi non come stati deterministici ma come regioni di probabilità nello spazio delle possibili evoluzioni. L’utilizzo congiunto di concetti provenienti dalla matematica del caos e dalla teoria degli insiemi consente così di rappresentare la pluralità dei futuri possibili non come semplice indeterminatezza, ma come insieme strutturato di traiettorie con diversa densità probabilistica.
Il metodo operativo consiste nell’assegnazione comparativa di pesi relativi ai vettori rilevanti — demografici, economici, culturali, istituzionali o geopolitici — valutandone intensità, persistenza temporale e capacità di sincronizzazione con altri vettori. Dalla combinazione di tali pesi emergono configurazioni attrattive differenti, ciascuna associata a uno scenario futuro distinto. Gli scenari non sono trattati come previsioni lineari, ma come esiti gerarchizzati secondo la loro probabilità di verificarsi, determinata dalla densità dei vettori convergenti verso il medesimo attrattore. Ne deriva un approccio non deterministico alla previsione sociale nel quale l’obiettivo non è anticipare con certezza un singolo futuro, bensì mappare l’insieme dei futuri plausibili e la loro distribuzione probabilistica, rendendo possibile una lettura strategica delle trasformazioni in corso nella permacrisi contemporanea e fornendo strumenti interpretativi adeguati a sistemi storici caratterizzati da instabilità strutturale, non linearità e convergenze multiple di crisi.
Iniziamo con qualche dato
- Popolazione totale: circa 9,1 milioni nel 2025-2026; età mediana circa 43-44 anni.
- Quota popolazione ≥65 anni: circa 20% nel 2024; proiezione oltre 26% entro il 2040.
- Tasso di fertilità totale: 1,31 figli per donna nel 2024 (minimo storico recente).
- Saldo migratorio netto: circa +120.000 nel 2024, tra i più elevati dell’ultimo decennio.
- Quota popolazione nata all’estero: circa 20% nel 2024.
- Crescita reale del PIL: circa 0,3% nel 2025; circa 0,9% previsto nel 2026.
- Coefficiente Gini redditi equivalenti: circa 28-29 (tra i più bassi UE).
- Indice di benessere soggettivo: circa 6,8 su 10 nel 2025 (fascia alta globale).
- Aspettativa di vita: circa 81-82 anni.
(Fonti principali: Statistik Austria 2025; Eurostat 2025; OECD 2025; World Happiness Report 2025.)
L’Austria entra nel 2026 collocandosi ancora tra i sistemi sociali ad alta stabilità materiale dell’Europa continentale, ma questa stabilità, osservata attraverso la lente dell’aforethinking, non coincide con una traiettoria di espansione bensì con una configurazione di equilibrio progressivamente vincolato. I principali indicatori disponibili tra il 2024 e l’inizio del 2026 delineano infatti un quadro coerente: popolazione complessiva prossima ai 9,1 milioni di abitanti, età mediana superiore ai quarantatré anni, aspettativa di vita intorno agli ottantuno-ottantadue anni, coefficiente di disuguaglianza dei redditi equivalenti compreso tra 28 e 29, livello di benessere soggettivo stabilmente collocato attorno a 6,8 su 10 nelle rilevazioni internazionali, crescita economica reale positiva ma contenuta tra lo 0,3 per cento nel 2025 e valori prossimi allo 0,9 per cento nel 2026. Questa combinazione numerica descrive una società che continua a funzionare in modo ordinato, con istituzioni efficaci, welfare capillare e livelli di sicurezza sociale relativamente elevati nel confronto europeo; tuttavia, nel metodo vettori-attrattori, ciò che definisce la traiettoria non è la fotografia degli indicatori di stato ma la direzione dei vettori lenti che operano sotto la superficie statistica.
Il primo vettore, quello demografico, costituisce l’asse portante dell’intera evoluzione sistemica.
Il tasso di fertilità totale registrato nel 2024, pari a circa 1,31 figli per donna, rappresenta un minimo storico recente e colloca stabilmente il Paese al di sotto della soglia di sostituzione generazionale, mentre la quota di popolazione con più di sessantacinque anni si situa attorno al 20 per cento con proiezioni superiori al 26 per cento entro il 2040. In termini di dinamica strutturale, questo significa che l’Austria non si trova davanti a una crisi demografica improvvisa, bensì dentro un processo inerziale di invecchiamento che modifica simultaneamente equilibrio fiscale, comportamento elettorale e percezione culturale del futuro. L’aumento della popolazione anziana implica infatti crescita della spesa pensionistica e sanitaria, riduzione relativa della base contributiva e maggiore peso politico delle coorti più protette dal sistema di welfare, con conseguente tendenza alla conservazione dell’equilibrio esistente piuttosto che all’assunzione di rischi trasformativi. La demografia, nella logica dell’aforethinking, agisce quindi come vettore ad altissima persistenza temporale e ad altissimo peso sistemico, poiché le nascite mancate nel presente determinano con elevata probabilità la struttura sociale dei decenni successivi.
Il secondo vettore, quello migratorio, opera come meccanismo compensativo rispetto alla debolezza demografica interna ma introduce simultaneamente tensioni simboliche. Nel 2024 il saldo migratorio netto supera le centomila unità annue e circa un quinto della popolazione residente risulta nata all’estero, valori che indicano come l’immigrazione non sia più una variabile marginale bensì una componente strutturale della sostenibilità economica e sociale. Senza tali flussi, la contrazione della popolazione in età lavorativa sarebbe più rapida e la pressione fiscale implicita sul welfare più elevata; tuttavia, quando la quota di popolazione di origine straniera raggiunge dimensioni prossime al 20 per cento, la questione migratoria si sposta dal piano congiunturale a quello identitario, generando uno scarto crescente tra necessità economica di apertura e percezione culturale di discontinuità. Questo scarto, difficilmente catturabile attraverso indicatori macroeconomici tradizionali, agisce sul livello della fiducia collettiva e alimenta dinamiche politiche di lungo periodo, configurando l’immigrazione come vettore bifronte: stabilizzante sul piano produttivo, polarizzante su quello simbolico.
Il terzo vettore riguarda la crescita economica debole ma positiva. Valori reali inferiori all’1 per cento annuo non configurano una recessione, ma non generano neppure espansione percepita né margine redistributivo sufficiente a ridurre tensioni sociali latenti. In assenza di crescita robusta, la politica economica tende a orientarsi verso la preservazione dell’equilibrio esistente piuttosto che verso investimenti trasformativi, e la gestione dell’ordinario sostituisce progressivamente la progettualità strategica. Questa condizione rappresenta uno dei tratti distintivi della permacrisi: il sistema continua a funzionare senza collassare, ma perde gradualmente capacità di produrre futuro.
Il quarto vettore è costituito dalla polarizzazione politico-culturale, la cui intensificazione in Austria non deriva da shock economici acuti bensì dalla divergenza tra stabilità materiale presente e trasformazione strutturale attesa. Le elezioni federali del 2024 vedono infatti l’affermazione della principale forza della destra radicale attorno al 29 per cento dei voti, mentre rilevazioni successive indicano livelli di consenso anche superiori al 35 per cento, in presenza però di una coalizione governativa centrista che ne esclude la partecipazione esecutiva. Questa asimmetria tra rappresentanza elettorale e accesso al potere costituisce un acceleratore di polarizzazione perché trasforma l’opposizione in condizione permanente e rende il conflitto politico una struttura stabile anziché un’alternanza ciclica. La polarizzazione austriaca emerge quindi non tanto da un peggioramento immediato delle condizioni materiali quanto dalla percezione diffusa che il futuro demografico, migratorio ed economico sarà qualitativamente diverso dal passato, anche in assenza di crisi conclamate[ii].
L’interazione tra questi quattro vettori conduce verso un attrattore specifico che può essere definito coesione difensiva. Tale configurazione non implica assenza di conflitto né declino sistemico, bensì la capacità di una società di mantenere ordine istituzionale, continuità del welfare e stabilità economica relativa mentre il conflitto distributivo e identitario diventa permanente. In questa condizione, la stabilità viene preservata al prezzo della riduzione della vitalità collettiva e dell’accorciamento dell’orizzonte temporale delle decisioni pubbliche.
Per comprendere la traiettoria fino al 2035 occorre considerare la sincronizzazione dei vettori lenti. Il rischio sistemico non deriva dalla forza isolata di ciascun vettore, ma dal loro allineamento temporale. Nel caso austriaco, la combinazione tra invecchiamento demografico accelerato e crescita economica strutturalmente debole rappresenta il nodo principale, poiché implica una crescente pressione sulla sostenibilità fiscale del welfare. Le risposte possibili restano limitate: aumento della pressione contributiva, riduzione delle prestazioni o incremento dell’immigrazione lavorativa. Ognuna di queste opzioni comporta costi politici significativi, rispettivamente sotto forma di conflitto intergenerazionale, erosione del consenso sociale o intensificazione della polarizzazione identitaria. L’attrattore della coesione difensiva emerge precisamente quando nessuna soluzione può essere implementata in modo pieno senza destabilizzare il sistema, inducendo la politica a privilegiare compromessi incrementali che mantengono l’equilibrio ma non risolvono la tensione strutturale.
Nel medio periodo, la geografia sociale della polarizzazione rafforza tale dinamica. Le aree urbane, più giovani e integrate nei circuiti economici globali, tendono a sostenere modelli di apertura e integrazione, mentre le aree periferiche e rurali, caratterizzate da invecchiamento più rapido e minore dinamismo produttivo, esprimono maggiore domanda di protezione sociale e culturale. La demografia si traduce così in comportamento elettorale e il territorio in linea di frattura politica, consolidando la polarizzazione come elemento permanente della democrazia piuttosto che come deviazione temporanea.
Proiettando questi vettori al 2035, lo scenario più plausibile non appare quello di una crisi sistemica bensì di una stabilizzazione conflittuale. L’Austria con elevata probabilità resterà una delle società più ordinate, sicure e funzionali d’Europa, ma contemporaneamente una delle più esposte alla trasformazione silenziosa prodotta dall’invecchiamento e dalla dipendenza migratoria. La coesione non scomparirà, ma tenderà a irrigidirsi; il welfare non collasserà, ma diventerà più selettivo; la democrazia non perderà stabilità formale, ma conoscerà un conflitto culturale più persistente.
Nel nostro linguaggio, l’esito dominante non è il declino improvviso bensì la mutazione graduale: una società che continua a funzionare mentre restringe progressivamente i propri confini fiscali, sociali e simbolici. La questione decisiva non riguarda quindi la sopravvivenza del modello austriaco, bensì la natura della sua trasformazione e, soprattutto, la sua reversibilità. Se la produttività economica riuscirà a crescere più rapidamente dell’invecchiamento, la coesione difensiva potrà ancora evolvere in coesione adattiva; se invece la crescita resterà persistentemente debole — come suggeriscono le traiettorie demografiche, fiscali e politiche oggi osservabili — la stabilità verrà preservata soltanto attraverso una gestione permanente del conflitto distributivo e identitario, accompagnata da una progressiva riduzione dell’effettiva alternanza politica. In tale configurazione, l’impossibilità sistemica delle destre di tradurre consenso elettorale in accesso al governo non rappresenta un’anomalia contingente, ma un indicatore strutturale della trasformazione della democrazia europea da spazio competitivo di decisione a dispositivo selettivo di contenimento.
L’Austria appare così non solo come uno dei laboratori della permacrisi continentale, ma come una delle sue forme più avanzate: un ordine stabile che sopravvive riducendo la propria apertura, una democrazia che continua a funzionare limitando la possibilità del cambiamento, un sistema che evita la rottura al prezzo di congelare il futuro.
In questa prospettiva, il limite non è più soltanto ciò che frena l’espansione, ma ciò che definisce l’orizzonte stesso del possibile, ridisegnando progressivamente il significato di sovranità popolare all’interno di assetti istituzionali formalmente democratici ma sostanzialmente vincolati.
[i] Bibliografia
- Eurostat (2025), Income inequality statistics. Lussemburgo: Ufficio statistico dell’Unione europea.
- OECD (2025a), OECD Economic Outlook, Volume 2025 Issue 2. Parigi: Organisation for Economic Co-operation and Development.
- OECD (2025b), International Migration Outlook 2025. Parigi: Organisation for Economic Co-operation and Development.
- OECD (2025c), Health at a Glance 2025: OECD Indicators. Parigi: Organisation for Economic Co-operation and Development.
- Statistik Austria (2025a), Birth Balance 2024. Vienna: Bundesanstalt Statistik Österreich.
- Statistik Austria (2025b), Population Projections for Austria and Federal States. Vienna: Bundesanstalt Statistik Österreich.
- World Happiness Report (2025), World Happiness Report 2025. New York: Sustainable Development Solutions Network.
- Palombi, M. (2025), Storie di futuri possibili. Milano: [editore].
- Taleb, N.N. (2007), The Black Swan: The Impact of the Highly Improbable. New York: Random House.
- Taleb, N.N. (2012), Antifragile: Things That Gain from Disorder. New York: Random House.
- Prigogine, I. e Stengers, I. (1984), Order out of Chaos: Man’s New Dialogue with Nature. New York: Bantam Books.
- Lorenz, E.N. (1963), ‘Deterministic Nonperiodic Flow’, Journal of the Atmospheric Sciences, 20(2), pp. 130-141.
- Holland, J.H. (1992), Adaptation in Natural and Artificial Systems. Cambridge, MA: MIT Press.
- Arthur, W.B. (1994), Increasing Returns and Path Dependence in the Economy. Ann Arbor: University of Michigan Press.
- Kauffman, S.A. (1993), The Origins of Order: Self-Organization and Selection in Evolution. New York: Oxford University Press.
- Castells, M. (1996), The Rise of the Network Society. Oxford: Blackwell.
- Bauman, Z. (2000), Liquid Modernity. Cambridge: Polity Press.
- Rosa, H. (2013), Social Acceleration: A New Theory of Modernity. New York: Columbia University Press.
- Tooze, A. (2021), Shutdown: How Covid Shook the World’s Economy. London: Allen Lane.
[ii] Nel ciclo politico europeo aperto tra il 2020 e il 2026 emerge con crescente chiarezza una dinamica ulteriore rispetto alla semplice polarizzazione elettorale: la dissociazione strutturale tra consenso e governabilità delle destre radicali o nazional-conservatrici. L’osservazione comparata di casi quali Austria, Germania, Francia e Romania suggerisce che l’ostacolo principale non risieda più nella capacità di raccogliere voti — spesso elevata e talvolta maggioritaria — bensì nell’insieme di dispositivi istituzionali, coalizionali, giudiziari e mediatici che ne limitano l’accesso effettivo al potere esecutivo.
In Austria ciò si manifesta attraverso l’esclusione coalizionale nonostante livelli di consenso prossimi o superiori a un terzo dell’elettorato; in Germania tramite un isolamento politico quasi totale a livello federale; in Francia attraverso meccanismi maggioritari e coalizioni di sbarramento che convertono minoranze relative in sconfitte sistematiche al secondo turno; in Romania mediante dinamiche istituzionali e giudiziarie che hanno inciso direttamente sulla competizione elettorale.
In alcuni di questi contesti sono state formulate accuse di interferenze esterne o di legami con attori statuali avversari nei confronti di candidati o forze della destra. Tali accuse hanno avuto effetti politici concreti indipendentemente dal loro eventuale accertamento definitivo sul piano giudiziario, contribuendo di fatto alla delegittimazione preventiva dell’accesso al governo. La rilevanza, dal punto di vista sistemico, non riguarda quindi solo la verità delle imputazioni, ma la funzione che esse svolgono nella struttura competitiva.
Ne deriva una configurazione che può essere definita interdizione competitiva europea: un sistema nel quale la competizione elettorale resta formalmente aperta, ma l’accesso al potere è filtrato da barriere multilivello che operano prima, durante o dopo il voto.
Questa interdizione produce tre effetti cumulativi:
- Primo, trasforma la polarizzazione da alternanza potenziale a conflitto permanente senza soluzione di governo.
- Secondo, rafforza la narrativa di disallineamento tra volontà popolare e architettura istituzionale, aumentando la sfiducia sistemica.
- Terzo, stabilizza governi centristi difensivi, la cui funzione primaria diventa il contenimento dell’alternanza piuttosto che la trasformazione politica.
Nel modello vettori-attrattori, tale dinamica sposta l’Europa occidentale da un attrattore di alternanza democratica competitiva a un attrattore di stabilità selettiva, nel quale l’intensità del conflitto resta elevata ma la probabilità di rotazione reale del potere si riduce. L’intensità della polarizzazione può quindi crescere senza tradursi in cambiamento governativo, configurando una democrazia formalmente integra ma funzionalmente irrigidita.
Proiettata al 2035, questa traiettoria rende più probabile non una conquista generalizzata del potere da parte delle destre radicali, bensì la loro permanente prossimità al potere senza accesso pieno, condizione che tende a cronicizzare la tensione politica europea. In termini di aforebeing, ciò equivale alla trasformazione della democrazia da sistema di decisione alternante a sistema di equilibrio negoziato sotto vincolo, nel quale la legittimità non deriva più dall’alternanza ma dalla gestione continua del conflitto.
.







