La Corea del Sud ha proposto agli USA la gestione congiunta della Zona Demilitarizzata: un cambiamento nelle dinamiche di sicurezza della penisola
Con una mossa che potrebbe rivoluzionare la sicurezza nella penisola coreana, il Ministero della Difesa Nazionale della Corea del Sud ha proposto agli Stati Uniti una gestione congiunta di sezioni della metà meridionale della Zona Demilitarizzata (ZDM). Tale proposta, confermata da alti funzionari della difesa, segna un potenziale cambiamento rispetto al controllo rigoroso e unilaterale che ha caratterizzato il confine più fortificato del mondo per decenni. Attualmente, il Comando ONU (UNC), guidato dagli Stati Uniti, amministra la zona cuscinetto militare come garante a sud dell’armistizio che pose fine alla Guerra di Corea del 1950-53. Di fronte alla chiara opposizione dell’UNC, il Ministero della Difesa ha proposto che l’esercito sudcoreano supervisioni l’accesso a parti delle aree situate a sud della recinzione di filo spinato all’interno della DMZ. Oltre a presentare la richiesta all’UNC, il Ministero intende anche inserire la questione come punto all’ordine del giorno nei colloqui bilaterali sulla difesa, come il Dialogo Integrato sulla Difesa Corea-Stati Uniti e la Riunione Consultiva sulla Sicurezza.
La ZDM, una zona cuscinetto lunga 250 chilometri e larga 4 chilometri istituita dall'accordo di armistizio del 1953, è stata a lungo amministrata separatamente dal Comando delle Nazioni Unite (UNC) a guida americana nella parte meridionale e dalle forze nordcoreane a nord. L'esercito sudcoreano, pur essendo parte integrante della difesa dell'area, non ha mai detenuto il controllo amministrativo primario all'interno della zona stessa.
La proposta prevede che Seul assuma gradualmente compiti come sorveglianza, pattugliamenti e manutenzione delle strutture in specifiche aree meridionali. Questo non altererebbe subito la posizione dei posti di guardia in prima linea o la postura di sicurezza generale, ma costituirebbe un passo significativo, sia simbolico che pratico, verso una maggiore responsabilità della Corea del Sud nella propria difesa.
Si tratta di un’iniziativa che punta a normalizzare la postura difensiva sovrana e riflette i progressi delle Forze Armate della Repubblica di Corea. È un'evoluzione logica dell’ alleanza, basata sulla fiducia reciproca e su obiettivi strategici condivisi.
Gli analisti interpretano tale mossa attraverso molteplici prospettive. In primo luogo, essa è vista come una risposta diretta al desiderio di lunga data di Seul di un maggiore controllo operativo (OPCON) sulle proprie forze in un potenziale scenario di guerra, una transizione discussa con Washington da anni. La gestione congiunta della DMZ costituirebbe un banco di prova e di addestramento fondamentale per tale transizione.
In secondo luogo, la proposta è percepita come un calcolo strategico per rendere l'alleanza a prova di futuro, in un contesto di persistenti minacce da parte di Pyongyang, che ha accelerato i suoi programmi nucleari e missilistici. Ciò consentirebbe alle forze statunitensi di concentrarsi maggiormente sulla deterrenza strategica, consentendo al contempo alla Corea del Sud di assumere la guida della propria difesa territoriale.
Si tratta di una proposta complessa e potenzialmente delicata, poiché qualsiasi modifica allo status quo della DMZ è regolata dall’Accordo di Armistizio. Il Pentagono, pur riconoscendo che la proposta è in fase di revisione, ha ribadito che qualsiasi modifica sarà condotta in piena consultazione con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e in modo da non compromettere la situazione :si teme, infatti, che la Corea del Nord possa interpretare la mossa come un precedente per un’aggressione o per una violazione della tregua.
Mentre Washington e Seul avviano discussioni approfondite, il mondo sta ad osservare con attenzione. Una transizione di successo potrebbe ridefinire uno degli ultimi simboli duraturi della Guerra Fredda, suggerendo che anche in un contesto di tensione perenne, i meccanismi della deterrenza e della diplomazia possono ancora evolversi.







