di Francesca Centurione Scotto Boschieri
Should I stay or should I go? (Dovrei stare o dovrei andarmene?)
Notizie da Londra
Una settimana da incubo per Keir Starmer, quella appena trascorsa. E il lunedì della nuova non si è preannunciato migliore. Starmer era visibilmente provato, under pressure sotto i flash dei fotografi che sembravano lampi di una tempesta, quella metaforica che ha dovuto attraversare e che lunedì, nel suo blue Monday, lo ha visto nell’occhio del ciclone. Il passo veloce, è uscito da Downing street in serata per andare all’incontro cruciale con i suoi MPs, a porte chiuse, a Westminster. Incontro per decidere del suo destino.
I fatti si sono succeduti alla velocità di un domino, dopo le rivelazioni degli Epstein files che hanno travolto Peter Mandelson, l’amico del noto pedofilo satanista Epstein, e il già compromesso e caduto in disgrazia Andrew. Ma se il Principe e la moglie Sarah, che nel frattempo ha chiuso la sua charity, non toccano il partito dei Labour, anzi fa gioco alla loro anima antimonarchica (e la Corona ieri si è dovuta esporre con un comunicato di sostegno alle indagini ) certamente il fatto che proprio il primo ministro Starmer abbia “appointed” cioè nominato nel ruolo di Ambasciatore in US proprio Mandelson, ritratto in varie foto nell’isola degli orrori di Epstein, scandalizza.
Diventato Sir, (e oggi non più), ex barone caduto in disgrazia per la sua stretta frequentazione e amicizia con Epstein, porta con sé una macchia indelebile proprio per i laburisti stessi. Infatti Mandelson non è un politico qualsiasi, ma un laburista di lungo corso, già consigliere di Tony Blair e ministro del buisiness per Gordon Brown, insomma una colonna portante di quella lenta transizione verso i New Labour più moderati di cui era uno degli architetti primari. Tutto questo, si capisce, non aiuta nella narrazione dei Labour di partito moralmente ineccepibile.
In confronto lo scandalo di John Profumo impallidisce. Profumo, negli anni Sessanta esponente della destra e Segretario di stato per la guerra, si innamorò nel 1961 di Christine Keeler, che ahimè nel frattempo era amante di un russo, addetto navale all’ambasciata e probabile spia.
L’affair che si svolgeva tra una piscina di Lord Astor nel countryside e il bel ristorante polacco Daquise, ancora ora attivo a South Kensington, portò Profumo a dimettersi e ad una condanna a lavori socialmente utili; fece di fatto dimettere Harold Macmillan e vincere i laburisti alle elezioni del 1964, mentre la Keeler diventava famosa per una fotografia dove posava nuda dietro una sedia di design danese e per svariati film sull’argomento (anche una serie Netfilx odierna). Altri tempi, o la storia si può ripetere?
Sir Mandelson, infatti, non solo avrebbe condiviso i gusti morbosi e predatori dell’amico Epstein, ma soprattutto gli avrebbe fornito notizie riservate sul business, notizie utilissime al finanziere per fare i giusti investimenti, le giuste puntate sul mercato, notizie che pare gli passasse anche l’amico Andrew. Mandelson come Profumo, è diventato di fatto un traditore dello Stato. Starmer come Macmillan? C’è da chiederselo.
Ora il punto in questione è che Starmer, nonostante Epstein fosse già stato condannato e in prigione, e Mandelson non ne avesse preso le distanze, ha comunque voluto questo politico di lungo corso, come Ambasciatore in Us. E questo, l’associazione del primo ministro con un amico di Epstein, pedofilo e traditore, è un boccone troppo amaro da ingoiare per molti.
On top of that, ciliegina sulla torta, ci si mette Elon Musk che il 6 Febbraio lancia sul suo social X un sondaggio con la domanda “Dovrebbe UK liberarsi da un governo tirannico?”, invocando la prigione per Starmer, soprattutto sulla questione della gang di pakistani che ha commesso stupri e violenze, e che per Musk, Starmer, allora in charge, avrebbe coperto. Lo scontro tra i due non è nuovo, anche sulla libertà di informazione, che sotto Starmer è stata molto censurata, con episodi eclatanti di persone messe in galera anche per scambi di per messaggi personali. Starmer ha risposto per le rime, minacciando di prendere provvedimenti contro X, la piattaforma di Musk, per Grok e le immagini create della AI di bambini.
Nel frattempo i Labour parlano di ingerenza inacettabile di Musk, e si schierano contro, forse però dimenticando l’enorme problema di ingerenza che Starmer ha creato con l’OK alla mega ambasciata cinese a due passi dall’iconica Tower Bridge. Un problema che ha visto una levata di scudi da parte di residenti, dei Conservatori e anche di moltissimi fuoriusciti da Hong Kong, che grazie alla cittadinanza, si sono rifugiati in UK scappando dal regime al quale si opponevano, e che ora temono per la loro stessa vita. In questo clima di controllo, c’è stata anche la marcia indietro di Starmer sulla identità digitale, che aveva caldamente sostenuto, ma che nessun pare gradire, perché percepita come veicolo di controllo.
A complicare, si aggiunge la fuoriuscita del partito di alcuni membri che sono passati a Reform, il partito di Farage, che si frega le mani per questo inaspettato “dono” di Epstein, e certamente sarà in pole position per le prossime elezioni locali il 7 maggio, a succhiare voti ai Labour ma anche ai Conservative. Ieri poi, le dimissioni del braccio destro, Morgan McSweeney, del capo dello staff, per averlo consigliato di nominare Mandelson, è un altra tessera del mosaico che si stacca.
Anche se Downing Street commenta che “Il Primo ministro ha un chiaro mandato per cinque anni”, il partito dei laburisti è diviso e spaccato, e molti di loro chiedono le dimissioni. Così ha fatto il Labour Scozzese Anas Sarwar, che senza peli sulla lingua, ha detto ieri esplicitamente che Mandelson non doveva essere messo in quella posizione e che lui non ha niente a che spartire con un tipo simile, prima di chiedere a Starmer di dimettersi.
Ma la domanda vera è chi lo può sostituire? Sembra nessuno.
E poi in molti continuano a sostenerlo, come la rossa passionaria Angela Rayner. O forse lo sostengono per facciata, aspettando che cada definitivamente. E proprio lei, la Rayner, potrebbe rientrare dopo le dimissioni che l’hanno vista coinvolta in opaco affare (non ha pagato interamente le alte tasse sull’acquisto della casa) e addirittura diventare nuova leader dei Laburisti, ma certo non prima che la causa in corso con la giustizia sia terminata. Certo sarebbe una svolta verso estrema sinistra, con un linguaggio, usato da Rayner, per molti scioccante. Altri nomi però sono già compromessi, perché troppo vicini a Mandelson. E c’é sempre il buon vecchio Ed Miliband, che però aveva già perso, e pare un’arma spuntata.
La tempesta shakespeariana, la storm di Starmer, non è nata qui. L’uomo degli U turn, come è definito qui in Uk, di inversioni a U in una politica fragile e poco efficace ne ha fatto parecchie, alcuni ne hanno contato oltre quindici. Dopo neppure due anni dalla sua elezione, questa politica del Cunctator è al centro di grandi critiche.
Tra le peggiori retromarce quella sulla promessa di tagliare i 300 pounds dati ai pensionati per il riscaldamento, che avrebbe dovuto passare da 11 milioni a 1 milione e mezzo, facendo risparmiare il governo. Ma dopo solo un anno li hanno re-inseriti facendo parlare il Financial Times di “administration-defining mistake”. Il governo subissato di proteste ha preferito il populismo e si è macchiato di una “ritirata sotto pressione” come scrisse il Times. E agli inglesi le ritirate non piacciono. In più i soldi che erano per le pensioni sono “evaporati” ed ora il Dipartimento del Lavoro e Pensioni è costretto a fare fronte a milioni di pounds da elargire al 46% in più di aventi diritto.
Nel manifesto Labour si proclamava che le tasse sulla “working class” non sarebbero state aumentate, ma Rachel Reeyes ha aumentato le tasse per i datori di lavoro, dal 13.8% al !5 % in una manovra che chiaramente ricade anche sugli impiegati. Anche il Guardian, il giornale di sinistra per eccellenza, ha chiamato questa azione, una diretta mancanza dei patti elettorali. Tasse aumentate poi un po’ su tutto, con quella più amata dai Labour sui “non dom”, che però ha fatto scappare molti non domiciliati in altri paradisi fiscali ben più convenienti, creando di fatto un danno economico enorme, visto che erano quelli che spendevano fior di pounds insieme ai Russi, con i conti congelati dalla guerra.
Con altri provvedimenti non mantenuti sul welfare e la protezione dei lavoratori, la rabbia è aumentata, sfociando presto in grandi proteste, come quella organizzata da Tommy Robinson per la morte di Charlie Kirk, che ha portato a Londra una folla di centocinquantamila persone, certamente non solo di estrema destra, unite da una comune insoddisfazione sui temi dell’immigrazione e dello sviluppo. La pancia del popolo non di Londra, ma delle periferie, quelli che i laburisti non paiono difedere, il 13 Settembre scorso, oltre che celebrare Kirk, urlavano contro Starmer.
Ieri, alla fine, Starmer si è salvato. Oggi potrà dire che il partito è più unito di prima. Che ha avuto una standing ovation, come è stato scritto da BBC sotto la voce Breaking News. Tutti paiono seguire il vecchio adagio di Disraeli “Never complain never explain”,“Non lamentarti mai, non spiegare mai”. Ma la verità, sotto la facciata, è che il premier è azzoppato, e non è così facile curare una frattura così profonda, con semplici titoli di giornali compiacenti.







