La morte improvvisa e violenta di Saif al-Islam Gheddafi non è un fatto libico che si consuma ai margini del nostro orizzonte. È un evento che tocca direttamente l’Italia,la sua sicurezza, la sua economia energetica, il suo peso politico nel Mediterraneo, e riguarda, nel presente, il governo Meloni più di quanto si voglia ammettere.
Perché la Libia, per l’Italia, non è mai stata un “Paese estero”come gli altri. È lo specchio instabile del nostro Sud, il punto in cui sicurezza, migrazioni,energia e geopolitica si sovrappongono. Effetto politico: l’Italia perde margine, non influenza Saif al-Islam rappresentava al di là del giudizio morale o storico una possibile variabile politica in uno scenario bloccato.
La sua esistenza, anche marginale, manteneva aperta l’ipotesi di una terza traiettoria libica, diversa sia dal caos miliziano di Tripoli sia dall’autoritarismo militare dell’Est. Con la sua eliminazione: il duopolio Tripoli–Haftar si irrigidisce le opzioni politiche si riducono gli spazi di mediazione si chiudono.
Per l’Italia questo significa una cosa molto concreta: meno capacità di manovra diplomatica autonoma. Il governo Meloni ha cercato con pragmatismo di presentarsi come interlocutore affidabile di entrambe le Libie, mantenendo canali aperti sia con Tripoli sia con l’Est. Ma l’eliminazione di Saif rafforza gli attori più dipendenti da potenze esterne (Turchia, USA, Russia residuale), e indebolisce il ruolo dei mediatori europei, Italia compresa. In altre parole: l’Italia resta necessaria, ma non decisiva.
Sul piano economico ed energetico l’effetto è ambiguo, ma non rassicurante. È vero che: l’ENI resta un attore centrale in Libia i flussi energetici,nel breve periodo, non sembrano in pericolo. Ma la scomparsa di Saif al-Islam rafforza una Libia sempre più militarizzata, dove gli accordi economici dipendono dalla stabilità delle milizie, non da istituzioni politiche solide.
Questo significa che per il governo Meloni,che ha fatto dell’energia e della diversificazione una bandiera, è un rischio serio: più forniture oggi, meno garanzie domani. Effetto militare e di sicurezza: il Mediterraneo si fa più stretto.
Dal punto di vista militare e della sicurezza, la morte di Saif al-Islam produce un effetto silenzioso ma profondo: riduce le possibilità di pacificazione politica e aumenta il peso degli apparati armati. Una Libia più polarizzata significa: più traffici illegali più instabilità costiera più pressione migratoria strumentalizzata.
E qui l’Italia è in prima linea, senza cuscinetti geografici. Il governo Meloni ha impostato una linea securitaria e di controllo, ma la verità è che senza un interlocutore politico libico credibile, la gestione dei flussi resta emergenziale. Non si governa un fenomeno strutturale con accordi tattici con milizie.
La morte di Saif, in questo senso, chiude una delle poche finestre per quanto fragili verso una normalizzazione politica che avrebbe potuto ridurre la dimensione militare del problema. Meloni tra realismo e dipendenza. Qui sta il punto più delicato. Il governo Meloni si muove con realismo, ma dentro vincoli sempre più stretti: allineamento atlantico obbligato concorrenza turca aggressiva presenza russa ridotta ma non scomparsa marginalità europea evidente.
In questo quadro, la scomparsa di Saif al-Islam semplifica lo scenario per Washington e Ankara, ma non per Roma. L’Italia non guadagna un alleato più forte: guadagna un sistema libico più dipendente da altri. E questo significa che, nel Mediterraneo centrale, le decisioni strategiche si prendono altrove, pmentre a noi resta la gestione delle conseguenze.
Una conclusione che ci riguarda, la morte di Saif al-Islam Gheddafi non è solo un fatto libico, né solo una vicenda di potere locale. È il segnale che: la Libia si allontana da una possibile ricomposizione politica il Mediterraneo diventa più instabile l’Italia perde profondità strategica
E per il governo Meloni questo evento è un banco di prova silenzioso: non tanto sulla capacità di reagire,ma sulla capacità di incidere. Perché quando in Libia si eliminano le figure che potevano diventare alternative,non vince la stabilità. Vincono gli equilibri armati,le potenze esterne, il caos controllato. E l’Italia che dal caos libico ha sempre pagato il prezzo più alto rischia ancora una volta di essere necessaria, coinvolta, esposta, ma non davvero protagonista.







