di Marco Sarli
Non credo siano stati molti gli italiani che hanno approfittato dell’offerta editoriale de Il Foglio che ha proposto nelle scorse settimane la versione italiana del nuovo piano strategico dell’attuale amministrazione statunitense.
Dopo una certa esitazione, ho letto con attenzione le trentacinque pagine del documento e l’ho fatto partendo dal fatto che sarebbe un errore sottovalutare il fatto oramai acclarato che Donald Jr. Trump fa esattamente quello che minaccia o che scrive (o che altri scrivono per lui).
Il documento non porta la firma degli estensori se non una prefazione dello stesso Trump ed è verosibilmente frutto delle elucubrazioni di quelle “menti raffinatissime” di cui parlavo nella prima parte di questo articolo, spesso le stesse già coinvolte nell’elaborazione del Project 2025 e nell’elaborazione delle linee guida dei principali capisaldi della politica economica trumpiana.
Ho tirato un sospiro di sollievo vedendo che non era coinvolto il Council on Foreign Relation il vero “pensatoio” mondiale cui fanno capo tutti gli organismi similari sparsi per l’orbe mondiale.
Il testo si articola per tesi molto stringate e forse per questo ancor più micidiali e alla base di tutto c’è una sorta di Yalta 2.0, una trpartizione di sfere di influenza che vede del tutto emarginate Europa, Gran Bretagna, Giappone, Canada e Australia, per non parlare degli Stati latinoamericani che vengono trattati come un vero e proprio “giardino di casa”.
Qualche nuovo approfondimento della strategia trumpiana verrà probabilmente svelato tra le nevi di Davos proprio in questi giorni. Non credo siano stati molti gli italiani che hanno approfittato dell’offerta editoriale de Il Foglio che ha proposto nelle scorse settimane la versione italiana del nuovo piano strategico dell’attuale amministrazione statunitense.
Dopo una certa esitazione, ho letto con attenzione le trentacinque pagine del documento e l’ho fatto partendo dal fatto che sarebbe un errore sottovalutare il fatto oramai acclarato che Donald Jr. Trump fa esattamente quello che minaccia o che scrive (o che altri scrivono per lui).
Il documento non porta la firma degli estensori se non una prefazione dello stesso Trump ed è verosibilmente frutto delle elucubrazioni di quelle “menti raffinatissime” di cui parlavo nella prima parte di questo articolo, spesso le stesse già coinvolte nell’elaborazione del Project 2025 e nell’elaborazione delle linee guida dei principali capisaldi della politica economica trumpiana.
Ho tirato un sospiro di sollievo vedendo che non era coinvolto il Council on Foreign Relation il vero “pensatoio” mondiale cui fanno capo tutti gli organismi similari sparsi per l’orbe mondiale.
Il testo si articola per tesi molto stringate e forse per questo ancor più micidiali e alla base di tutto c’è una sorta di Yalta 2.0, una trpartizione di sfere di influenza che vede del tutto emarginate Europa, Gran Bretagna, Giappone, Canada e Australia, per non parlare degli Stati latinoamericani che vengono trattati come un vero e proprio “giardino di casa”.
Qualche nuovo approfondimento della strategia trumpiana verrà probabilmente svelato tra le nevi di Davos proprio in questi giorni. (segue)







