Continua a salire la tensione Usa-Iran dopo le minacce di Trump.
Un'altra nave da guerra statunitense è arrivata in Medio Oriente, come mostrano i dati di tracciamento delle navi, mentre, come scrive la Bbc Verify, continuano a crescere le speculazioni su un possibile attacco degli Stati Uniti contro l'Iran.
Il cacciatorpediniere lanciamissili USS Delbert D Black è stato monitorato ieri mentre navigava attraverso il Canale di Suez verso il Golfo, come ha mostrato il sito di tracciamento MarineTraffic. Si ritiene che almeno 10 navi da guerra statunitensi si trovino ora in Medio Oriente, tra cui la portaerei USS Abraham Lincoln.
L'esercito iraniano ha spiegato di aver aggiunto 1.000 droni ai suoi reggimenti da combattimento, mentre il suo capo ha promesso una "risposta schiacciante" a qualsiasi attacco. "In linea con le minacce che stiamo affrontando - ha dichiarato il comandante dell'esercito iraniano Amir Hatami - mantenere e potenziare i vantaggi strategici per un combattimento rapido e una risposta schiacciante a qualsiasi invasione (...) è sempre all'ordine del giorno dell'esercito".
L'analisi della Bbc, i 7 scenari in caso di attacco Usa
La Bbc ha stilato una lista di 7 possibili scenari qualora gli Stati Uniti decidessero di attaccare l'Iran.
Il primo prevede attacchi mirati e chirurgici, vittime civili minime e una transizione verso la democrazia. Uno scenario però che la testata britannica definisce "estremamente ottimistico" in quanto l'intervento militare occidentale in Iraq e Libia "non ha portato a una transizione graduale verso la democrazia" sebbene "abbia posto fine a brutali dittature in entrambi i casi".
Nella seconda ipotesi il regime di Teheran sopravviverebbe, ma le sue politiche diventerebbero in qualche modo più moderate. Un'opzione che la Bbc definisce come "modello venezuelano". Nel caso dell'Iran, ciò significherebbe la sopravvivenza della Repubblica islamica, il che non accontenterebbe un gran numero di iraniani, che sarebbe costretta a ridurre il suo sostegno alle milizie in Medioriente, a cessare o ridurre i suoi programmi nazionali sui missili balistici e nucleari, nonché ad allentare la repressione delle proteste.
La terza possibilità prevede il crollo del regime e la sua sostituzione con un governo militare. Si tratta - spiega la Bbc - dello scenario che molti analisti pensano possa essere "il più probabile". "Nella confusione che seguirebbe a eventuali attacchi statunitensi, è possibile che l'Iran finisca per essere governato da un governo militare forte, composto in gran parte da figure dei Pasdaran", viene spiegato.
La quarta possibilità è quella di una reazione dell'Iran con attacchi alle forze statunitensi e ai Paesi vicini. Una chance che "innervosisce" i vicini dell'Iran nel Golfo, tutti alleati degli Usa, in quanto "qualsiasi azione militare statunitense finirebbe per ritorcersi contro di loro".
Il quinto scenario prevede la reazione dell'Iran tramite il posizionamento da parte di Teheran di mine nel Golfo Persico ed in particolare nello Stretto di Hormuz dove ogni anno passano circa il 20% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto e tra il 20 e il 25% del petrolio e dei suoi derivati. Una mossa quindi che avrebbe un impatto notevole sul prezzo del greggio.
Una sesta via è quella che Teheran possa reagire tentando di affondare una nave da guerra statunitense tramite quello che in gergo viene definito "un attacco a sciame" ovvero il lancio in contemporanea di tanti droni ad alto potenziale esplosivo tale da poter 'bucare' anche le eccellenti difese della Marina americana.
L'ultimo scenario, definito dalla Bbc "molto concreto" è quello del crollo del regime seguito dal caos. Questa - viene spiegato - sarebbe la soluzione che più spaventa i Paesi vicini dal Qatar all'Arabia Saudita. Nessuno nell'area del Medioriente sarebbe felice di vedere la nazione più grande a livello di popolazione (circa 93 milioni) sprofondare nel caos, innescando una crisi umanitaria e di rifugiati.
Intanto il Cremlino chiede "moderazione" agli Usa in merito a possibili azioni in Iran, ritenendo che le possibilità di una soluzione diplomatica "non sono esaurite". Eventuali azioni di forza rischiano di creare "il caos" nella regione, ha avvertito il portavoce, Dmitry Peskov, citato dall'agenzia Tass. "Continuiamo a esortare tutte le parti alla moderazione e al rifiuto di qualsiasi ricorso alla forza", ha detto il portavoce del presidente Vladimir Putin, citato da Interfax.
"È evidente - ha aggiunto Peskov - che il potenziale negoziale (riguardo all'Iran) è tutt'altro che esaurito. E, naturalmente, in questo contesto, è necessario concentrarsi innanzitutto sui meccanismi negoziali". Secondo il portavoce del Cremlino, "qualsiasi azione militare può solo creare caos nella regione, portando a conseguenze molto pericolose in termini di destabilizzazione del sistema di sicurezza".
Israele accoglie come "decisione importante e storica" la scelta dell'Unione europea di inserire nella lista delle organizzazioni terroristi i Guardiani della rivoluzione dell'Iran.
"Accolgo con favore la decisione dei ministri degli Esteri dell'Ue di designare i Guardiani della Rivoluzione iraniani come organizzazione terroristica. Si tratta di una decisione importante e storica", scrive su X il ministro degli Esteri, Gideon Sa'ar.
"Per anni, e con intensità ancora maggiore nelle ultime settimane, Israele ha lavorato per ottenere questo risultato. L'attore numero uno nella diffusione del terrore e nel minare la stabilità regionale è stato ora chiamato con il suo nome. Designare l'Irgc come organizzazione terroristica ostacolerà e penalizzerà le loro attività in Europa. Infliggerà un duro colpo economico a un'organizzazione che controlla una vasta quota dell'economia del regime iraniano, e invierà un messaggio importante agli uomini e alle donne coraggiosi dell'Iran che lottano per la loro libertà. Soprattutto, oggi la legittimità di questo regime omicida e oppressivo ha subito un potente colpo", aggiunge.







