La pubblicazione di milioni di file riguardanti il sistema Epstein, per la sua portata sconvolgente, è diretta al cuore di un sistema che ha tentato di governare il mondo.
A fronte di quanto sta uscendo, ed è solo l’inizio, c’è chi, cercando di lanciare fumogeni, concentra l’attenzione su singoli personaggi, come se il sistema non esistesse e chi, con la stessa finalità, ci spiega che Epstein è un pedofilo amico di pedofili e che il resto è pura logica complottista.
A questi emeriti seguaci dell’ardita schiera del fumogeno risponde un autorevole giornalista come Marcello Foa, ex direttore generale della Rai, inviato speciale in mezzo mondo e negli Usa, saggista e docente di comunicazione in due università.

Scrive Marcello Foa sul suo sito Facebook: “Il procuratore generale aggiunto statunitense Todd Blanche ha ammesso che il ministero ha escluso dagli Epstein Files le immagini che mostravano “morte, abusi fisici o ferite”. Tutto questo mentre, dalle email pubblicate, emergono crescenti riscontri su pratiche inimmaginabili, ben oltre i già orribili abusi sessuali. Si parla di bambine e bambini torturati e addirittura uccisi durante le feste — ma forse dovremmo chiamarli riti — praticati da Epstein e dai suoi ospiti. Il che è semplicemente agghiacciante, ma non sorprendente per chi abbia visto il documentario francese “Les survivantes” (Le sopravvissute). Nonostante la ritrosia della stampa mainstream a trattare questo aspetto della vicenda, sta cadendo la maschera di un’élite che non era solo depravata, né solo criminale: era verosimilmente satanica. E una domanda sorge spontanea: perché questi VIP non sono stati inquisiti e processati? Chi ha coperto per tutti questi anni tale schifo?”.
Domande, alle quali ci associamo.
I file di Epstein mettono allo scoperto un sistema, non un delinquente che associa dei cretini viziosi.
Va letta in questa chiave, ossia in una chiave simil “Mani Pulite”, anche la vicenda del consigliere comunale di Brescia che, sia chiaro, è innocente fino a condanna in Cassazione.
L’indagine sul consigliere comunale di Brescia è partita dagli Usa. L’accusa è che dal 2017 avrebbe continuato a chattare con i “vendor” di video o fotografie on line dove si accede alla pedopornografia.
L’inchiesta, nella quale è incappato il consigliere comunale di Brescia, l’immigrato Lyas Ashkar, si chiama Live Distant Child Abuse.
L’indagine è il risultato di un’operazione condotta dalla Homeland Security Invastigation, il braccio investigativo dell’Ice americano, specializzato nei reati transnazionali con i minori. Quando dall’indagine emergono utenze riconducibili all’Italia, gli atti vengono trasmessi al ministero dell’Interno e quindi alla Procura di Milano.
Ashkar gestisce un ristorante palestinese che si chiama Dukka ed è frequentato dal milieu progressista della Leonessa.
Iyas Ashkar, che si è laureato in medicina in Italia ed è originario di Baqa, una città a maggioranza araba palestinese dentro lo stato di Israele e tagliata in due dal muro di demarcazione che separa lo stato ebraico dal territorio palestinese occupato della Cisgiordania, è il fondatore di Dukka.
Auguriamo al consigliere comunale palestinese, ora cittadino italiano, di uscire pulito in tutti i gradi di giudizio, ma non è la sua vicenda personale che ci interessa, quanto il segnale che arriva e che va colto, soprattutto nella tempistica.
Vediamo di fare un passo avanti nel ragionamento.
La pubblicazione dei file Epstein ha messo allo scoperto un cancro che corrode la credibilità dell’Occidente, in quanto è radicato, anzitutto, nelle élite che lo governano: la pedofilia. Non c’è solo quella, ma anche l’eugenetica, il transumanismo, l’eutanasia. Dal Vaso di Pandora dei files esce di tutto.
L’Occidente è debosciato, gravemente ammalato, intriso di ideologie che traggono alimento dal malthusianesimo, dell’eugenetica e da un latente satanismo che si innesta facilmente sull’assenza sempre più evidente di valori.
In questi giorni sui social si è scatenata una caciara alimentata sia da parte di elementi antisemiti, sia da elementi islamici che non trovano di meglio per definire satanica l’insieme della cultura occidentale.
Che le élite debosciate dell’Occidente siano riuscite a ridurre ai minimi termini la civiltà occidentale è vero, ma le accuse provenienti dal mondo islamico sono da rinviare al mittente, senza, ovviamente, fare di ogni erba un fascio.
La caciara che accusa gli ebrei di essere gli autori del satanismo che arriva all’uso e all’abuso dei bambini e supera la barriera dell’omicidio, per arrivare al cannibalismo, ricorda le idiozie di vari secoli or sono.
Il 23 marzo 1475 Simone Lomferdorm, un bambino di circa due anni, scomparve misteriosamente tra i vicoli di Trento. Il suo corpo venne ritrovato la mattina di tre giorni dopo nei pressi dell'abitazione di una famiglia ebrea. In base a radicati pregiudizi, la responsabilità del rapimento e del delitto fu subito attribuita ai membri della locale comunità ebraica.
L’accusa si fondava sulla convinzione che gli ebrei compissero sacrifici rituali di fanciulli cristiani con lo scopo di reiterare la crocifissione di Gesù, servendosi del sangue della vittima per scopi magici e religiosi. Incarcerati per ordine del principe vescovo di Trento Johannes Hinderbach, gli ebrei vennero processati, costretti a confessare sotto tortura e infine giustiziati.
Ergo, attenzione a chi fa degli ebrei i colpevoli dell’immondo traffico della rete di Epstein.
Dai file di Epstein e da varie testimonianze questa immonda realtà emerge connotando l’Occidente di una luce inquietante, ma asserire che siano gli ebrei alla radice del male significa introdurre elementi di antisemitismo gratuito che non hanno alcun fondamento.
Così come accusare l’Islam, in quanto tale, di essere una religione che consente di considerare le donne più o meno come oggetti da usare a piacimento è pura idiozia, anche se ci sono molte testimonianze (vedi Iran, tanto per dirne una attualissima) che ci fanno capire che nell’Islam albergano tendenze estremiste che considerano le donne niente di più che delle capre. Il paragone donne-animali da "usare" appare, ad esempio, in certi ambienti ultra-conservatori sciiti estremi.
I distinguo però sono sempre necessari.
Come ci spiega Hnery Corbin, uno dei maggiori studiosi dell’Islam, quanto è scritto nei libri sacri, in questo caso il Corano, può essere preso alla lettera da un’interpretazione positiva della religione, per cui la Legge divina è la sharî’at, oppure si tratta di giungere al senso vero, al senso spirituale di quanto è scritto, che è la haqîqat.
Non è questo il contesto nel quale approfondire la questione, ma è chiaro che ogni interprete della religione musulmana può dare versioni diverse, non ultime quelle delle donne-animali, oppure quelle che un mistico come Sohrawardî ci ha trasmesso nelle sue opere.
Quanto è accaduto a Brescia in questi giorni rappresenta un esempio perfetto di come la realtà si incarichi di metterci sotto il naso sé stessa, al di là delle varie posizioni ideologiche.
Il giornale Brescia Oggi nei giorni scorsi ha riferito di un servizio trasmesso da Fuori dal Coro nella puntata del 25 gennaio, in cui vengono riportate affermazioni attribuite a sedicenti esponenti religiosi e uomini che si definiscono frequentatori di alcuni centri culturali islamici di Brescia.
Il giornalista Francesco Leone ha raccontato di essersi finto un italiano interessato a convertirsi all’Islam e desideroso di avere informazioni sulle spose bambine.
«Dopo 9 anni, dopo 10 o 13 anni, la bambina è adulta. Si può sposare», asserisce una delle persone intervistate. Anche un altro uomo, presentato come Imam di una delle moschee visitate durante il servizio, conferma: «Una bambina di 9 anni si può sposare perché diventa adulta. Nel Corano si dice che si può fare».
Secondo quanto riportato nel servizio, una bambina così giovane potrebbe essere data in sposa a uomini di 30 o 40 anni.
Tuttavia, tali affermazioni spariscono quando il giornalista si presenta nuovamente davanti agli stessi interlocutori, questa volta con le telecamere accese.
Il servizio televisivo è corredato da immagini che mostrano matrimoni tra adulti e bambine in lacrime, suscitando un’inevitabile indignazione.
Il centro culturale islamico ha preso nette distanze: «Dichiarazioni gravissime, fatte da soggetti che non ci rappresentano».
«Le gravissime dichiarazioni citate – afferma in un comunicato il Centro culturale islamico di Brescia - provengono da soggetti isolati, che non rappresentano in alcun modo il pensiero e/o l’organizzazione della comunità islamica. Ogni tentativo di associare il loro nome ai centri islamici e alla comunità islamica bresciana rappresentano un grave atto di calunnia e diffamazione. Smentiamo con fermezza le affermazioni di soggetti isolati che diffondono falsità sulla nostra religione».
«Si tratta di dichiarazioni prive di fondamento, basate su retaggi culturali che non trovano alcun riscontro nella nostra realtà, né tanto meno nella nostra religione. Teniamo inoltre a sottolineare che nel Sacro Corano non esiste alcun riferimento o versetto che consenta o legittimi il matrimonio con bambine o bambini, né che imponga a una persona, donna o uomo che sia, di sposarsi contro la propria volontà. I minori sono e rimarranno persone da tutelare e proteggere in modo assoluto. Continuiamo a camminare insieme per contrastare e sconfiggere ogni forma di violenza e abuso, senza alcuna giustificazione o ambiguità, con particolare attenzione alla violenza contro i minori e alla violenza di genere».
Attenzione: “dichiarazioni prive di fondamento, basate su retaggi culturali”.
I Talebani, ad esempio, proprio in questi giorni hanno reintrodotto la schiavitù.
La prevede il Codice di procedura penale per i tribunali, approvato con un decreto firmato all’inizio del 2026 dal leader supremo Hibatullah Akhundzada, la cui redazione sancisce una nuova disciplina dell’intero sistema giudiziario afghano.
Non si tratta, in questo caso, “solo” di eliminare libertà individuali e garanzie minime del giusto processo, ma dell’introduzione nel diritto positivo di una nozione che il diritto internazionale ha da tempo sepolto: la schiavitù.
“Ghulam” è il termine in lingua pashtun per schiavo. Una parola che compare diverse volte nel nuovo testo, stabilendo quella di schiavo come una categoria giuridica a tutti gli effetti. La definizione di schiavo si inserisce in una cornice più ampia che prevede la divisione della società afghana in quattro categorie, simili per analogia a un sistema di caste.
Il nuovo codice penale spazza via principi come la presunzione di innocenza, il diritto alla difesa, il divieto di detenzione arbitraria e di tortura e consegna di fatto ai giudici un potere quasi illimitato, dove le valutazioni religiose scavalcano gli obblighi procedurali.
La civiltà occidentale, della quale dovremmo essere portatori, rifiuta come abominevoli queste posizioni e, sia chiaro, se degli afghani venissero in Italia e decidessero di applicare la loro legge li dovremmo rimandare di corsa al loro Paese, perché dalla barbarie teocratica e dal colonialismo schiavista siamo usciti da tempo.
Cosa dobbiamo fare? Capire che loro, in base alle loro convinzioni, possono avere degli schiavi? Lo facciano al loro Paese e vadano fuori dagli zebedei. Il ragionamento vale per tutti.
In Italia non si applica la sharî’at, ma la legge italiana. Lo afferma la Costituzione. Chi non è d’accordo può tornarsene da dove è venuto. Tanti saluti.
La Costituzione italiana garantisce la libertà religiosa (Art. 19), affermando che tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede, purché i riti non siano contrari al buon costume, e che tutte le confessioni sono egualmente libere davanti alla legge (Art. 8), che regola i rapporti con lo Stato attraverso le intese, mentre l'Art. 7 regola specificamente i rapporti con la Chiesa Cattolica tramite i Patti Lateranensi.
L’Articolo 8 recita: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge [cfr. artt. 19, 20]. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”.
Lo Stato è laico e nessuna religione particolare può imporre le sue regole e le regole dello Stato valgono per tutti coloro che sono presenti sul territorio nazionale.
Fatte queste considerazioni, veniamo al fenomeno di come una persona che dovrebbe essere integrata abbia assunto il peggio della degenerazione dell’Occidente e, soprattutto, poniamo attenzione alla tempistica.
Non sono passati molti giorni dalle dichiarazioni sulle bambine che si possono sposare ed ecco che sulle pagine del Corriere della Sera nell’edizione di Brescia compare un articolo di Mara Rodella, dal titolo: “File pedopornografici, indagato l'ex consigliere comunale in Loggia Ashkar”.
Il consigliere comunale, eletto nella lista civica di maggioranza, si è dimesso «per ragioni personali».
Lyas Ashkar, eletto nella lista civica di maggioranza “Laura Castelletti Sindaco” è tra i sei indagati accusati a vario titolo dalla Procura di Milano di detenzione di file pedopornografici e «violenza sessuale on line `a distanza´ ai danni di minori» - fenomeno noto come «live distant child abuse».
Nell'ambito dell'inchiesta, condotta dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online della Polizia Postale, un 47enne e un 31enne sono stati arrestati nelle province di Trento e Reggio Calabria per «detenzione e divulgazione di ingente materiale pedopornografico». Anche a carico degli altri indagati, «di età compresa tra i 47 e i 57 anni, residenti nelle province di Roma, Latina, Brescia e Milano», ha spiegato il procuratore di Milano, Marcello Viola, è stato «rinvenuto e sequestrato un importante quantitativo di materiale informatico, che verrà sottoposto ad analisi per ricostruire i fatti di indagine, per appurare il coinvolgimento di ulteriori soggetti e l'identificazione dei minori coinvolti, in collaborazione con le agenzie internazionali».
L'operazione avrebbe fatto emergere un sistema strutturato di contatti, accordi preventivi e pagamenti elettronici attraverso il quale soggetti definiti «buyer» commissionavano in tempo reale abusi sessuali su minori a intermediari presenti fisicamente accanto alle vittime, i cosiddetti «trafficker» o «vendor». Gli abusanti stabilivano tempi, modalità e richieste specifiche, acquistando la possibilità di assistere e controllare le violenze via webcam in cambio di somme di denaro modeste, definite tips, trasferite attraverso i principali money business services, per non attirare sospetti anche in termini di verifiche e controlli economici-finanziari. Gli incontri avvenivano prima su piattaforme asiatiche dedicate agli adulti, nel corso di queste interlocuzioni venivano proposti spettacoli alternativi e, tra i servizi offerti anche quelli con bambini. Da quel momento in poi si usciva da quelle piattaforme per entrare in stanze private all'interno delle quali si chiedeva di poter fruire di bambini e si avviava una trattativa in base alle preferenze dell'abusante e all'offerta del vendor che, quando non riusciva a soddisfare direttamente le richieste, metteva in contatto l'abusante con altri vendors. Le vittime, spesso bambini molto piccoli, provengono da contesti particolarmente vulnerabili allo sfruttamento.
Questa la cronaca dei fatti, come riportata dal Corriere e da Bresciaoggi.
L’accusa al consigliere bresciano, così come l’indagine giornalistica sulle bambine pronte da sposare, pare rientrare in una precisa strategia di messa in discussione di un sistema che, guarda caso, avviene contestualmente alla messa in discussione di quello della cupola pedofila.
Può essere che qualche anima bella dagli intenti fumogeni parli ancora di complottismo, ma la realtà è che sotto attacco c’è un sistema, vasto, ramificato, che usa la pedofilia come arma di ricatto e di collegamento interessi più vasti.
La questione di abusi, di riti, di omicidi non è nuova, anche se ora è difficilmente occultabile con la cortina fumogena delle teorie complottistiche.
Benedetta Frigerio, su La Bussola Quotidiana del 2020, scriveva: “Torture di bambini piccolissimi, organi estrapolati, arti amputati, olio bollente versato sui corpicini dei piccoli abusati e poi uccisi dai loro predatori. Tutto con la collaborazione di cittadini italiani che interagivano con gli aguzzini assistendo ad atti che solo la furia luciferina può istigare. Sono questi i risultati di due indagini, una partita dal Piemonte e l’altra dalla Toscana, emerse nelle ultime due settimane e che raccontano rituali del tutto simili a quelli descritti da chi, fuoriuscito o scappato dalle sette, ha visto bambini sacrificati sugli altari del diavolo”.
“L'indagine piemontese, svolta dal Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online e dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Torino – continua Benedetta Frigerio -, ha portato a 50 arresti per detenzione di materiale pedo-pornografico ma non solo. Come riporta il sito del Corriere della Sera in un articolo apparso in fondo all'home page si parla di «contenuti raccapriccianti di abusi su minori, ritraenti vere e proprie pratiche di sadismo dove le vittime erano anche neonati»”.
“A spiegare che cosa si intenda con “fenomeni sadici” legati all’abuso di minori – continua la giornalista della Bussola Quotidiana - è la seconda indagine, emersa questa settimana e condotta dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Siena, con il coordinamento della Procura dei Minori di Firenze. L’operazione “Delirio” vede imputate 25 persone fra cui alcuni minorenni adolescenti, residenti in 13 province italiane. Pure in questo caso l’accusa si limita al reato di diffusione e detenzione di materiale pedopornografico e di istigazione a delinquere. Eppure gli ispettori hanno parlato di «immagini di efferata violenza, anche in situazioni “live”, in cui agli utenti che sono riusciti ad accedere a questi ambienti reconditi» veniva «consentito di interagire in condotte di violenza sessuale e tortura su minori, attuate in diretta da adulti». Antonio Sangermano, procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze, ha aggiunto che il “deep web” è «caratterizzato da diversi livelli di accessibilità di cui l’ultimo» è «caratterizzato da pedo-pornografia e tortura, non solo alimentata da video realizzati chissà dove, ma anche da condotte "live" con compartecipazione concorsuale di alcuni utenti paganti»”.
Lasciamo alle anime belle della produzione di fumogeni l’incarico di restringere la questione Epstein a un fenomeno relativo ad un miliardario vizioso che associa viziosi.
Qui siamo di fronte ad un sistema che vige da tempo, che è ramificato e stratificato a vari livelli, che sta uscendo in piena luce in tutti i suoi aspetti e che coinvolge piani alti e piani bassi della rete.
Se le cose stanno come pensiamo, nei prossimi giorni, settimane, mesi, ne vedremo di tutti i colori.







