Il contrasto tra gli Usa dell’Amministrazione Trump e il serpente a due teste del globalismo neo colonialista e finanziario è uscito allo scoperto nell’aria gelida della Montagna Incantata di Davos, dove nel tempio del globalismo si sono consumati, contemporaneamente, alcuni scenari: l’isterica presa d’atto della fine di un’Europa a guida franco-tedesca, con la fuga precipitosa di Ursula von der Leyen, di Merz e della Lagarde per non sentirsi dire in faccia che sono morti che camminano o, meglio, zombie da lunapark; il sibilo del serpente a due teste che propone una possssssssssibile alleanza tra Unione Europea e Commonwealth britannico in funzione anti Trump; lo schiaffo in faccia dell’Ucraina all’Europa degli incapaci, inconcludenti.
Cominciamo da qui.
Dal palco di Davos il presidente ucraino Volodymyr Zelensky punta il dito contro gli alleati europei, accusandoli di esitazioni strategiche, mentre la guerra entra nel suo quarto anno.
«Invece di diventare una vera potenza globale, l’Europa resta un caleidoscopio bello, ma frammentato di piccole e medie potenze» e «sembra smarrita quando cerca di convincere il presidente americano a cambiare. Ma lui non cambierà».
Come raffica di schiaffi non è male, soprattutto a fronte della notizia anticipata che ieri si sarebbe tenuto, come si è tenuto, il primo incontro trilaterale tra Russia, Usa e Kiev, la qual cosa significa una secca sconfitta dell’armata Brancaleone dei guerrafondai europei.
Il caleidoscopio smarrito si è esercitato in uno slalom gigante tra le nevi svizzere, fuggendo dall’incontro con la realtà americana e ha recitato ad alta voce l’atto di contrizione, fuori tempo massimo, di una Germania che è la causa principale dell’esistenza del mostro burocratico europeo che è di casa a Bruxelles.
Il giorno dopo l’intervento di Trump e del segretario al Commercio statunitense, tornato in quota sulla Montagna Incantata, il cancelliere tedesco Merz ha recitato la preghiera della contrizione, salvo poi rispondere al richiamo del primo ministro canadese Mark Carney, portavoce del sssssssssssssssibilante serpente a due teste.
“Sia la Germania che l'Europa -ha detto Merz - hanno sprecato un incredibile potenziale di crescita negli ultimi anni, rallentando le riforme e limitando inutilmente ed eccessivamente le libertà imprenditoriali e la responsabilità personale. Adesso cambieremo le cose. La sicurezza e la prevedibilità devono avere la precedenza su regolamentazioni eccessive e una perfezione fuori luogo. Dobbiamo ridurre sostanzialmente la burocrazia in Europa. Il mercato unico è stato creato per formare l'area economica più competitiva al mondo, ma invece siamo diventati campioni mondiali di sovra-regolamentazione. Questo deve finire”.
Atto di contrizione a metà, non valido per il viatico verso la fine, in quanto Merz ha dimenticato di dire che la massima responsabilità di quanto è avvenuto è della Germania, la quale, riunificata, ha pensato di far seguire al Terzo Reich il quarto in versione economico finanziaria, instaurando un finto Stato Etico a Bruxelles che ha ereditato le logiche perverse della sinistra e della destra hegeliana, con i loro mostri (stalinismo e nazismo) e i metodi, sempre più evidenti, della Stasi e della Gestapo.

Il mostro burocratico è sceso a valle precipitosamente da Davos per non sentirsi dire in faccia che oltre ad assecondare il tentativo di instaurare l’egemonia tedesca sul Vecchio Continente è stato ed è lo scherano del neocolonialismo finanziario, ossia del serpente a due teste.

Come ho scritto in un recente saggio: “Il serpente ha due teste – Monarchia colonialista e finanza ebraica”, quello che “possiamo vedere con una buona approssimazione alla certezza è la fine di un mondo caratterizzato da un serpente a due teste: l’una coronata e colonialista; l’altra plutocratica e oligarchica. Le due teste appartengono ad un unico serpente che nel corso dei secoli ha prodotto guerre, sfruttamento di popoli e di intere aree del pianeta, schiavismo, colonialismo, dittature”.
“Il colonialismo si è avvalso della costante collaborazione delle due teste del serpente: gli Stati europei, governati da monarchie, e le oligarchie plutocratiche finanziarie, spesso nelle mani di soggetti ebraici prodotti dalla presenza in Europa da sette dell’ebraismo deviato. Il colonialismo, finito nella sua forma diretta dopo la Seconda Guerra Mondiale, si è metamorfosato nel globalismo, figlio dell’idea di un Nuovo Ordine Mondiale. Senza soggiacere a teorie del complotto, ma guardando agli effetti, il globalismo, in quanto neo colonialismo finanziario, ha prodotto il tentativo di sopprimere le sovranità nazionali, di controllare le popolazioni […]. Teorie che hanno il loro epicentro nell’Inghilterra malthusiana, eugenetica, fabiana e hanno prodotto, in alleanza con ideologie nate negli Stati Uniti d’America neocon, il transumanesimo, il vokismo, il gender e una strategia di massificazione delle popolazioni”.
“Il globalismo ha introdotto una progressiva massificazione funzionale ad un’eliminazione progressiva delle differenze sociali intermedie (classe operaia, ceto medio) per giungere ad un mondo, in questo caso occidentale, dove ad una ristretta élite di ricchi corrisponda una vasta moltitudine di poveri, asservita ad un pensiero unico politicamente corretto”.
Fatto un tentativo di atto di contrizione assolutamente fasullo e che, tuttavia, ha messo il dito nella piaga della mostruosità burocratica dell’Unione Europea, Merz si è poi associato al sssssssssssssssssssssssibilo del serpente, arrivato da oltreoceano nelle parole del primo ministro canadese Mark Carney sulla centralità della “politica delle grandi potenze”, sottolineando come il mondo stia entrando in una nuova fase caratterizzata da competizione, forza e potere.
Nel suo intervento di oltre venti minuti, Merz ha parlato di quelli che ha definito “cambiamenti tettonici” nello scenario internazionale, citando la guerra tra Russia e Ucraina, l’evoluzione della politica estera degli Stati Uniti e l’ascesa della Cina, descritta come dotata di “lungimiranza strategica”. A suo avviso, l’ordine internazionale che ha garantito stabilità negli ultimi decenni si sta sgretolando rapidamente.
“Questo nuovo mondo di grandi potenze si basa sulla potenza, sulla forza e, quando serve, sull’uso della forza. Non è un posto accogliente”, ha affermato Merz, facendo proprie le parole di Carney secondo cui non basta più fare affidamento solo sui valori, ma è necessario riconoscere anche il valore della potenza.
Ed ecco che, nel riconoscere il valore della potenza, nel discorso del tedesco riemergono i fantasmi di un riarmo teutonico, in questo caso in una sorta di alleanza anglo-franco-tedesco, dove Londra si presenta nelle vesti del Commonwealth britannico.
Non è mancata la posizione equivoca che contraddistingue la politica della Germania odierna che vuole essere atlantica e continua ad essere cinese.
Il Global Times, non a caso, ha osservato che le parole di Merz riflettono un doppio atteggiamento europeo: da un lato il riconoscimento dello sviluppo strategico della Cina, dall’altro la tendenza a inserirla in un quadro di competizione tra grandi potenze percepito come una minaccia per l’Europa.
Merz ha parlato del ruolo della Nato e dell’aumento della spesa per la difesa tedesca, ribadendo l’importanza della sicurezza transatlantica, ma lo ha fatto mentre la Germania rafforza la sua dipendenza con la Cina.
Alla fine del 2025 la Cina è tornata a essere il principale partner commerciale della Germania (ha superato gli Stati Uniti nell’ottobre 2025). Le importazioni dalla Cina sono molto elevate e in crescita. Nel 2025 circa il 13% di tutte le importazioni tedesche proviene dalla Cina. Nei primi nove mesi del 2025 le importazioni sono aumentate del +8,5% a 124,5 miliardi di €. In forte calo le esportazioni, diminuite nel 2025 di circa il 12%. La Cina è scesa al 5°–6° posto tra le destinazioni di esportazione (dietro Polonia, Usa, Francia ecc.). La conseguenza è che la bilancia commerciale segna un pesante deficit per la Germania (nel 2025 circa 80–90 miliardi di €).
La Germania importa circa l’80% delle sue terre rare / magneti permanenti dalla Cina. VW, BMW, Mercedes prima avevano il 20–26% del mercato cinese, oggi solo circa 18–19%. Contemporaneamente i costruttori cinesi (BYD ecc.) stanno invadendo l’Europa. Molti semilavorati, componenti e macchinari provengono dalla Cina. La Cina avanza rapidamente (grazie a “Made in China 2025”).
Ed è in salsa cinese che sibila il serpente a due teste.
Il Canada che annuncia la strategia di un accordo tra potenze intermedie (leggi Commonwealth britannico e Unione Europea) ha sottoscritto una nuova "strategic partnership" (partenariato strategico) con la Cina annunciata il 16 gennaio 2026 durante la visita del primo ministro canadese Mark Carney a Pechino, dove ha incontrato il presidente Xi Jinping.
Si tratta di un accordo preliminare (preliminary agreement-in-principle) focalizzato su commercio, investimenti, energia, agroalimentare e altri settori, siglato dopo anni di relazioni tese (dal caso Huawei/Meng Wanzhou del 2018-2021 fino ai dazi reciproci del 2024).
I principali punti dell'accordo (roadmap di cooperazione economica e commerciale) sono strategici e anti Usa.
Il Canada riduce i dazi aggiuntivi (da 100% a 6,1% sul tasso MFN) per un contingente iniziale di 49.000 veicoli elettrici cinesi all'anno (quota che potrebbe aumentare a 70.000 nei prossimi anni). Questo apre il mercato canadese a importazioni cinesi più competitive.
La Cina si impegna a ridurre drasticamente i dazi su canola (colza) (da circa 85% a intorno al 15% entro il 1° marzo 2026), oltre a rimuovere o abbassare tariffe su altri prodotti come farina di colza, aragoste, granchi, piselli e altri beni agroalimentari.
Viene rafforzata la cooperazione su energia (incluso memorandum sulla cooperazione energetica), silvicoltura/moderni materiali in legno, investimenti cinesi in Canada (soprattutto in auto, clean tech, manifattura e supply chain EV), turismo (esenzione visto per visitatori canadesi in Cina), cultura e sicurezza alimentare.
L’obiettivo è aumentare il commercio bilaterale del 50% entro il 2030, con focus su diversificazione per il Canada (riducendo dipendenza dagli USA in un contesto di dazi trumpiani) e accesso preferenziale per le esportazioni cinesi.
Il premier canadese Mark Carney a Davos ha preso atto della rottura dell’ordine mondiale e si è chiesto cosa possono fare le medie potenze.
La tesi di Mark Carney è che isolate queste medie potenza sono esposte alla coercizione delle grandi potenze, mentre possono costruire coalizioni che funzionino.
Carney indica ciò che, secondo lui, molti cercano da mesi: una strategia concreta, un percorso praticabile che non vale solo per il Canada, ma anche per l’Unione Europea e per quei paesi che non intendono allinearsi all’asse autoritario che vuole imporre un nuovo ordine internazionale fondato sulla coercizione.
Ecco i principali passaggi del discorso.
“Oggi parlerò della rottura dell’ordine mondiale, della fine di una bella storia e dell’inizio di una realtà brutale, in cui la geopolitica tra grandi potenze non è più soggetta ad alcun vincolo. Ma voglio anche sostenere che altri paesi, in particolare le potenze intermedie come il Canada, non sono impotenti. Hanno la capacità di costruire un nuovo ordine che incarni i nostri valori: il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, la sovranità e l’integrità territoriale degli Stati. Il potere dei meno potenti comincia dall’onestà”.
Sentire parlare di sovranità e integrità territoriale chi ha alimentato le politiche del globalismo, condannando i sovranisti è non assistere ad un esercizio di contrizione, ma all’ennesimo esercizio di trasformismo.
La preghiera di finta contrizione continua, denunciando il fatto che si sapeva che le regole erano false.
“Per decenni, paesi come il Canada hanno prosperato all’interno di quello che chiamavamo l’ordine internazionale basato su regole. Abbiamo aderito alle sue istituzioni, elogiato i suoi principi e beneficiato della sua prevedibilità. Abbiamo potuto perseguire politiche estere fondate sui valori, protetti da quell’ordine. Sapevamo che la storia dell’ordine internazionale basato su regole era in parte falsa. Che i più forti si sarebbero esentati quando conveniente. Che le regole commerciali venivano applicate in modo asimmetrico. Che il diritto internazionale veniva fatto valere con rigore variabile, a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima. Questa finzione era utile. E l’egemonia americana, in particolare, ha contribuito a fornire beni pubblici fondamentali: la libertà dei mari, un sistema finanziario stabile, la sicurezza collettiva, e quadri istituzionali per la risoluzione delle controversie. Abbiamo partecipato ai rituali. E in larga misura abbiamo evitato di denunciare le discrepanze tra retorica e realtà. Questo patto non funziona più. Voglio essere diretto: siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione”.
Fatta la pubblica confessione del peccato di menzogna reiterata, Mark Carney ci dice che il globalismo è fallito.
“Negli ultimi vent’anni, una serie di crisi – finanziarie, sanitarie, energetiche e geopolitiche – ha messo a nudo i rischi di un’integrazione globale estrema. Più recentemente, le grandi potenze hanno iniziato a usare l’integrazione economica come un’arma. I dazi come leva. Le infrastrutture finanziarie come strumenti di coercizione. Le catene di approvvigionamento come vulnerabilità da sfruttare. Non si può “vivere nella menzogna” del beneficio reciproco dell’integrazione quando l’integrazione stessa diventa la fonte della tua subordinazione”.
Chi ha delocalizzato? Chi aveva in mano le leve della finanza? Chi è andato in Cina a produrre ben sapendo che i cinesi facevano lavorare gli schiavi? Chi ha aperto il WTO al Dragone? Il disastro non lo hanno creato le grandi potenze di oggi, ma i globalisti di ieri, ossia il serpente a due teste.
Mark Carney, a questo punto, si chiede se le media potenze debbano adattarsi, debbano erigere muri o puntare a qualcosa di più ambizioso.
Ed ecco che qui giunti è necessario capire che Mark Carney parla di Canada, ma si deve intendere Londra e Commonwealth britannico, ossia proiezione di potenza del vecchio serpente a due teste.
“Il Canada [leggi: Londra e Commonwealth ] sta calibrando le proprie relazioni affinché la loro profondità rifletta i nostri valori. Stiamo dando priorità a un impegno ampio per massimizzare la nostra influenza, data la fluidità dell’ordine mondiale, i rischi che comporta e la posta in gioco per ciò che verrà. Non facciamo più affidamento solo sulla forza dei nostri valori, ma anche sul valore della nostra forza. Stiamo costruendo questa forza in patria. […]. All’estero, ci stiamo rapidamente diversificando. Abbiamo concordato un partenariato strategico globale con l’Unione Europea, incluso l’ingresso in SAFE, i meccanismi europei di appalti per la difesa. Negli ultimi sei mesi abbiamo firmato dodici altri accordi commerciali e di sicurezza su quattro continenti. Negli ultimi giorni, abbiamo concluso nuovi partenariati strategici con Cina e Qatar. Stiamo negoziando accordi di libero scambio con India, ASEAN, Thailandia, Filippine e Mercosur. Per contribuire a risolvere i problemi globali, perseguiamo una geometria variabile: coalizioni diverse per problemi diversi, basate su valori e interessi. Sull’Ucraina, siamo membri centrali della Coalizione dei Volenterosi e tra i maggiori contributori pro capite alla sua difesa e sicurezza. Sulla sovranità artica, siamo fermamente al fianco della Groenlandia e della Danimarca e sosteniamo pienamente il loro diritto esclusivo a determinare il futuro della Groenlandia. Il nostro impegno verso l’Articolo 5 è incrollabile”.
Non è difficile capire che il Canada, portavoce di Londra, ci sta dicendo che il vecchio serpente a due teste reagisce alla proiezione di potenza degli Usa di Trump tentando di costruire un sistema alternativo a guida britannica.
Lo scontro vero, eccolo uscire finalmente allo scoperto in tutta la sua evidenza, è tra Washington e Londra, tra il serpente a due teste e la logica di Trump, dichiarata nell’America First e nella Dottrina Monroe che fanno da base strategica alla politica degli States.
Poi, come se la logica avesse abbandonato il serpente, nonostante le due teste, Mark Carney dice: “Stiamo lavorando con i nostri alleati Nato (inclusi i Paesi nordici e baltici) per rafforzare ulteriormente i fianchi settentrionale e occidentale dell’Alleanza, anche attraverso investimenti senza precedenti in radar over-the-horizon, sottomarini, velivoli e presenza militare sul terreno”.
Piccolo particolare la Nato non è guidata da Londra, ma da Washington, salvo che gli inglesi non pensino di fare la propria Nato con i Paesi ghiacciati.
Difficile pensare che Paesi Nato come l’Italia, la Turchia, l’Ungheria, possano aderire ad una Nato anti Usa. Quindi Mark Carney bluffa.
“Sul commercio plurilaterale – dice Mark Carney, come se parlasse Radio Londra - stiamo promuovendo iniziative per costruire un ponte tra il Partenariato Trans-Pacifico e l’Unione Europea, creando un nuovo blocco commerciale di 1,5 miliardi di persone. Sui minerali critici, stiamo formando club di acquirenti ancorati al G7 per consentire al mondo di diversificare le fonti di approvvigionamento. Sull’intelligenza artificiale, cooperiamo con democrazie affini per evitare di dover scegliere, in futuro, tra egemoni e hyperscaler”.
Anche il G7 senza gli Usa?
Eccoci alla proposta immaginifica, che fa capire che il serpente sibila, ma ha perso le due teste: “In un mondo di competizione tra grandi potenze, i paesi “in mezzo” hanno una scelta: competere tra loro per ottenere favori oppure unirsi per creare una terza via con impatto”.
Tutto questo mantenendo, ovviamente, Nato (senza Usa?), G7 (senza Usa?), Onu (senza il veto delle grandi potenze?).
E, infine Mark Carney racconta la favola dell’anno: “Il Canada ha ciò che il mondo desidera. Siamo una superpotenza energetica. Possediamo enormi riserve di minerali critici. Abbiamo la popolazione più istruita al mondo. I nostri fondi pensione sono tra i più grandi e sofisticati investitori globali. Abbiamo capitale, talento e un governo con una capacità fiscale straordinaria per agire con decisione”.
La realtà è ben diversa. L'economia canadese sta attraversando una fase di crescita debole (sotto il potenziale), influenzata da tensioni commerciali (soprattutto con gli USA e tariffe su acciaio e alluminio), rallentamento demografico, alti tassi di interesse passati e aggiustamenti post-inflazione.
Pil in crescita dell’1,2-1,5% nel 2025 e del 1,1-1,4% nel 2026. Crescita molto al di sotto della media storica (≈2–2.5%).
Il tasso di disoccupazione è del 6.8% (in lieve calo da picchi estivi 2025 intorno al 7.0–7.2%)
L’inflazione si attesta intorno 2.4% annuo.
Le esportazioni sono state in sofferenza nel 2025 (–2–3% in alcuni trimestri). Il mercato immobiliare è debole (housing starts stabili o in lieve calo), la spesa per la difesa è in forte aumento (2% PIL per la Nato raggiunto nel 2025-26).
Se passiamo alla consistenza delle Forces armées canadiennes (Canadian Armed Forces, CAF) al gennaio 2026 è la seguente, basata sulle fonti ufficiali più recenti del governo canadese (Department of National Defence:
Force régulière (Regular Force, forze a tempo pieno):
Effettivi attuali ≈ 66.213 membri (dato aggiornato al 31 dicembre 2025).
Forza autorizzata / obiettivo: 71 500 membri.
Première réserve (Primary Reserve, riserva primaria, forza media pagata):
Effettivi attuali ≈ 24.655 membri.
Obiettivo autorizzato: 30.000 membri.
Totale approssimativo Regular + Primary Reserve: circa 90.000–91.000 persone (con un deficit di circa 5.300–10.000 rispetto agli obiettivi autorizzati, a seconda delle metriche esatte).
Inoltre:
Canadian Rangers (componente ausiliaria della riserva, soprattutto per le zone remote/Artico): circa 5.000–5.200 membri (non sempre inclusi nei totali principali).
Trained Effective Strength (forza addestrata ed efficace, Regular Force): storicamente inferiore (intorno al 52 000–53 000 nel 2024), ma in crescita grazie a un miglioramento del reclutamento nel 2025.
Le CAF soffrono da anni di una crisi di reclutamento e retention, con un shortfall (mancanza) storico di 14.000–16.000 persone rispetto agli obiettivi. Nel 2025 però il reclutamento ha superato gli obiettivi annuali (circa 6.700–7.000 nuove reclute nella Regular Force, massimo in 10 anni), portando a un lieve aumento degli effettivi.
La Marina canadese (ufficialmente Royal Canadian Navy o in francese Marine royale canadienne, abbreviata RCN/MRC) è la componente navale delle Forze armate canadesi (Canadian Armed Forces).
Fondata nel 1910, ha basi principali a Halifax (Atlantico) ed Esquimalt (Pacifico). La sua missione include la protezione della sovranità canadese in mare, operazioni di peacekeeping, aiuti umanitari, lotta al traffico illegale e sicurezza marittima.
La flotta attuale comprende (dati aggiornati al 2024-2025):
12 fregate classe Halifax
4 sottomarini classe Victoria
5 pattugliatori offshore classe Harry DeWolf
4 navi da difesa costiera classe Kingston
Diverse navi ausiliarie e pattugliatori minori
Il personale è di circa 8.400 membri regolari, 4.100 riservisti e 3.800 civili.
L'aviazione canadese (ufficialmente Royal Canadian Air Force o in francese Aviation royale canadienne, abbreviata RCAF/ARC) è la componente aerea.
Nata nel 1924 (con radici nella Prima Guerra Mondiale), difende lo spazio aereo canadese (in collaborazione con gli USA tramite NORAD), supporta operazioni terrestri e navali, effettua ricerca e soccorso, trasporti e missioni internazionali.
La flotta include:
Caccia: CF-188 Hornet (in fase di sostituzione con F-35A Lightning II)
Pattugliamento marittimo: CP-140 Aurora
Elicotteri: CH-148 Cyclone (navali), CH-147 Chinook, CH-146 Griffon
Trasporti: CC-177 Globemaster III, CC-130 Hercules
Addestratori e altri velivoli specializzati
Il personale è di circa 12.000-14.000 membri attivi tra regolari e riservisti.
Le dotazioni missilistiche delle Forze Armate Canadesi (Canadian Armed Forces - CAF) nel 2025-2026 sono relativamente limitate rispetto a potenze maggiori, con enfasi su capacità difensive, antinave, aria-aria e precisione strike (soprattutto per l'aeronautica).
Il Canada non possiede missili balistici, Icbm o sistemi di difesa missilistica strategica propri (si affida al Norad per la difesa continentale contro missili balistici).
Cosa è il Norad?
Norad è l'acronimo di North American Aerospace Defense Command (in italiano: Comando di Difesa Aerospaziale del Nord America). Si tratta di un'organizzazione militare binationale tra Stati Uniti e Canada, creata nel 1957 (durante la Guerra Fredda) per difendere lo spazio aereo e ora anche marittimo del Nord America.
Il Norad ha sede principale al Peterson Space Force Base in Colorado (USA), ma opera congiuntamente con basi in Alaska, Manitoba e Florida.
Il comandante è sempre un ufficiale statunitense, mentre il vicecomandante è canadese, e rispondono sia al Presidente USA che al Primo Ministro canadese.
Potremmo commentare con un caro Mark Carney l’aria di montagna gela la logica e crea allucinazioni, ma voglio concludere con una nota simpatica.

Il Norad è famoso in tutto il mondo per l'iniziativa Norad Tracks Santa (dal 1955/1958): ogni 24 dicembre segue in tempo reale il viaggio di Babbo Natale sul sito noradsanta.org, rispondendo a migliaia di telefonate di bambini. È nato da un errore pubblicitario negli anni '50, ma è diventato una tradizione adorata.







