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La briscola e il mazzo

La briscola e il mazzo

Per capire come funziona il confronto in atto tra Usa e Paesi europei è necessario entrare, per un attimo, nell’affascinante mondo dell’etimologia, la disciplina che studia gli etimi, ossia l'origine e la storia delle parole, la loro evoluzione fonetica, morfologica e semantica.

Nel confronto politico in atto, se si guarda solamente alla briscola principale (l’asso) e non al mazzo, si rischia di capire ben poco.

In inglese, la parola trump è un sostantivo traducibile in italiano con briscola, parola che indica sia la carta singola (anche chiamata trump card) che usiamo nel gioco per prendere le altre carte, sia l’insieme delle carte dello stesso seme che in una mano sono la briscola, quindi valgono di più e vincono.

Poniamo di giocare una partita con il seme bastoni che funziona da briscola. Chiunque abbia fatto una partita a carte ha ben presente che non è sufficiente tener d’occhio l’asso di bastoni, perché tutte le carte del seme briscola sono importanti e, a volte, decisive.

A Davos l’asso di bastoni era Trump, che ha distratto i presenti con la Groenlandia, ma la vera partita l’ha giocata Howard Lutnick, il segretario al Commercio Usa, il quale, nel tempio del globalismo, quale era e presume ancora di essere il World Economic Forum, ha scacciato i mercanti, affermando, senza pietà alcuna, con un discorso a suo modo epocale, che la “globalizzazione ha fallito in Occidente”.

La globalizzazione, ha detto Lutnick, “è una politica fallimentare. È ciò per cui il WEF si è battuto, cioè esportare, delocalizzare, andare oltre, trovare la manodopera più economica nel mondo. Il fatto è che ha lasciato indietro l'America. Ha lasciato indietro i lavoratori americani. E ciò che siamo qui per dire è che America First è un modello diverso, che pone i nostri lavoratori al primo posto e che incoraggiamo altri paesi a considerare”.

Lutnick ha sciorinato una serie di concetti così riassunti: possiamo avere politiche che impattano sui nostri lavoratori; la sovranità è il controllo delle proprie frontiere; ha diritto di avere delle frontiere; non dovresti delocalizzare i tuoi medicinali; non dovresti delocalizzare i tuoi semiconduttori; non dovresti delocalizzare tutta la tua base industriale e lasciarla svuotarsi sotto di te; non dovresti dipendere da nessun'altra nazione per ciò che è fondamentale per la tua sovranità. E se devi dipendere da qualcuno, è meglio che siano i tuoi migliori alleati”.

Drastico il giudizio sull’Unione Europea: “Perché l'Europa dovrebbe accettare di essere a emissioni zero nel 2030 quando non producono una batteria? Quindi, se scelgono il 2030, stanno decidendo di dipendere dagli altri”.

L’affermazione significa che gli europei continuano a voler dipendere dalla Cina.

Il concetto è chiaro. Cosa fate voi europei? Dite di essere nella Nato, di essere alleati con gli Stati Uniti e continuate a stare stesi a tappetino con la Cina. Messaggio che risuona molto nelle orecchie teutoniche, visto che la Germania con la Cina ha stretto un legame quasi indissolubile che ne soffoca l’economia interna.

Concetti, quelli di Lutnick, detti anche in una cena che ha visto alzarsi e andarsene la presidente della Bce, Christine Lagarde, la quale, in un'intervista alla Cnn, aveva criticato l'atteggiamento dell'amministrazione Trump la quale - affermava - crea incertezza per le imprese e un fardello per la crescita economica, aggiungendo "la chiamata a svegliarsi" per l'Europa, a emanciparsi dagli Usa e a proteggersi dalle ingerenze con le riforme.

Parole che non sono piaciute a Lutnick. Durante la cena organizzata dal ceo di Blackrock, Larry Fink, Lutnick  ha così ribadito le affermazioni fatte in un suo editoriale sul Financial Times: la globalizzazione è fallita e così le istituzioni multilaterali che la difendono.

Seduto a uno dei tavoli con accanto il Trade Representative Jamieson Greer e il ceo di Blackrock Larry Fink, co-presidente ad interim del Forum, Lutnick si sarebbe poi lanciato in una critica affilata contro l'Europa, definendola un'economia in declino di competitività e criticando le sue politiche energetiche.

Lutnick avrebbe schernito l'appello di Lagarde a un'Europa più unita ed emancipata dagli Usa.

Per tutta risposta Christine Lagarde si sarebbe alzata abbandonando la cena.

Sul palcoscenico del tempio della globalizzazione, Lutnick ha smantellato l'intera dottrina del WEF in pochi minuti: l’offshoring ha svuotato l’Occidente; la manodopera a basso costo ha distrutto l'innovazione; Net Zero ha reso l’Europa dipendente dalla Cina; la sovranità inizia dai confini; le nazioni devono controllare la loro industria, energia e medicina; agende verdi senza industria; promesse sul clima senza sovranità;  atteggiamento morale mentre si esternalizza il potere a Pechino. America First non significa isolamento; è indipendenza.

Lutnick ha detto in modo chiaro che il vecchio modello è terminato, l'esperimento globalista è fallito e il futuro appartiene alle nazioni che mettono al primo posto la propria gente.

Questo il vero messaggio che gli Usa mandano all’Europa, smontando qualsiasi idea che possa avere di proseguire con le politiche demenziali fin qui seguite.

L’asso di bastoni, nel frattempo, dopo aver distratto l’inclito pubblico dei marcanti del tempio di Davos con i ghiacci della Groenlandia, si è incontrato con il segretario della Nato Rutte, Trump ha annunciato su Truth il quadro di un futuro accordo con la Nato per l'isola e la cancellazione dei dazi minacciati da febbraio contro i paesi europei che avevano mandato i loro soldati a Nuuk.

"Abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo, è un intesa che durerà per sempre", ha postato Trump dopo "un incontro molto proficuo con il segretario generale della Nato, Mark Rutte: abbiamo definito la cornice" che riguarda di fatto "l'intera regione artica. Questa soluzione, se finalizzata, sarà estremamente vantaggiosa per gli Usa e per tutte le nazioni Nato. Sulla base di questa intesa, non imporrò i dazi doganali che sarebbero dovuti entrare in vigore il primo febbraio".

Trump ha inoltre riferito che "sono in corso ulteriori discussioni relative al progetto 'Golden Dome' per quanto riguarda la Groenlandia" e che "il vicepresidente JD Vance, il segretario di stato Marco Rubio, l'inviato speciale Steve Witkoff e altri, se necessario, saranno responsabili dei negoziati", riferendo "direttamente" a lui.

E qui torniamo al mazzo delle briscole che andrebbero analizzate una per una, in quando rappresentano, nel loro insieme, quello che l’asso rappresenta. Un insieme che è fatto di componenti diverse, con, per semplificare, J.D.Vance che è più vicino a Maga e Marco Rubio più in linea con il deep state che risente ancora di posizioni neocon.

Una delle idiozie più depistanti dalla realtà è attribuire a Donald Trump una posizione da dittatore che detta la sua legge, mentre, al contrario, è molto più semplicemente, il punto di equilibrio tra le varie tendenze della destra Usa.

Attribuire ad un singolo uomo quello che è, al contrario, il pensiero di molti significa fare stupida propaganda.

L’attento analista Dario Fabbri, sull’ultimo numero di Domino (1-2026) scrive che “stanchi e atterriti dal mondo, gli statunitensi fantasticano di chiudersi nell’emisfero occidentale, finalmente difesi dai pesci a occidente e a oriente; a distanza della malfida massa euroasiatica. Ma nessun impero può ritirarsi in convento, neppure quello più avanzato tecnologicamente”.

America First e Dottrina Monroe significano abbandonare le vecchie logiche globaliste e, soprattutto, la follia di voler esportare lo stile di vita e i valori degli States, secondo l’idea eccezionalista degli stessi che li vorrebbe degli inviati da Dio.

George Bush Jr si era portato gli evangelisti in Iraq, convinto di catechizzare i musulmani.

Ora, dopo aver scoperto che il mondo non li vuole seguire nelle loro idee di come si deve vive, anche i neocon si sono convertiti all’idea che la proiezione di potenza si deve limitare a chiedere affidabilità e lealtà nei rapporti con gli Stati, senza ingerire nei loro equilibri interni. Così gli Usa fanno saltare il tappo Maduro, ma si mettono d’accordo con la chavista Rodriguez, senza pretendere cambiamenti interni e accontentandosi di avere un alleato che manda a casa loro i cinesi.

Lo stesso, probabilmente, faranno con l’Iran, aiutando il popolo a cacciare gli ayatollah, ma evitando di sostenere questo o quel candidato al dopo regime teocratico.

La base Maga non ama interventi di alcun genere, mentre la parte del Gop ancora legata ai neocon, ragiona in chiave di potenza imperiale.

Trump è punto di equilibrio tra queste tendenze ed è a queste che è necessario guardare.

Va però detto che, a proposito del Vecchio Continente, pare che le varie carte del mazzo di bastoni rappresentato dall’asso di briscola Trump siano assolutamente d’accordo nel considerarlo inaffidabile come alleato, sempre pronto a fare il doppio gioco con i cinesi, perfido nei rapporti e su una china antidemocratica che è figlia dello Stato etico proiettato dalla Germani sul burosauro di Bruxelles.

Trump e Lutnick, a Davos, nel tempio del globalismo, hanno detto brutalmente quello che pensa il mazzo di carte e sarebbe ora che quel che resta di una possibile presa d’atto della realtà da parte degli europei facesse capolino in questo deserto della ragione che è ormai l’Europa.

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