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La maschera che paga la cauzione

La maschera che paga la cauzione

Ormai la tragica vicenda di Crans Montana sta assumendo risvolti degni di un film dell’orrore dal quale emergono elementi che fanno capire che siamo di fronte a qualcosa di semplicemente demenziale.

Non ho la minima idea di cosa preveda la legge svizzera, oltre a regolare gli orologi a cucù, ma il fatto stesso che si possa dire che un “anonimo” amico vuole pagare la cauzione di 429mila euro per liberare Jacques Moretti e la moglie fa rabbrividire e richiama alla mente la maschera di Guy Fawkes, guarda caso adottata da Anonimus, e indossata dall’uomo che reggeva sulle spalle la donna con il casco che ha appiccato l’incendio al locale.

La disponibilità a favore dei due proprietari del locale "Le Constellation" è stata comunicata alla Procura dall'avvocato dei Moretti, il quale avrebbe dichiarato: “Data la copertura mediatica del caso, chiedo che venga garantita una misura di protezione e il più rigoroso anonimato per questa persona".

A darne notizia è stata l'Agi, che ha evidenziato negli atti dell'inchiesta una lettera inviata dall'avvocato di Jacques Moretti alla procuratrice del Canton Vallese, Beatrice Pilloud.

È mai possibile che in un’inchiesta che fa acqua da tutte le parti e che, più va avanti e più mette in evidenza un sistema malato, dietro al quale potrebbe agire la malavita, si possa consentire che un “anonimo” paghi la cauzione? La trasparenza, in questo caso, è assolutamente d’obbligo.

Sapere chi è disponibile a versare una cauzione non indifferente per liberare i Moretti è fondamentale, anche per il fatto che dalle cronache che si succedono di giorno in giorno, emergono continue opacità e, probabilmente, anche distruzione di prove.

Non convince, ad esempio, l’identificazione, fornita dalla Moretti, della cameriera che indossava il casco nero e che è salita sulle spalle del, per ora, anonimo con la machera di Guy Fawkes.

CamerieraCameriere tre

Incendiari uno

Se le fotografie di Cyane Panine, la cameriera identificata dalla Moretti, sono recenti, non si capisce dove abbia messo tutta la sua folta capigliatura, non essendo necessario, per indossare il casco, raccoglierla.

Viene il sacrosanto dubbio che la povera cameriera morta non sia la stessa persona che stava sulle spalle dell’uomo con la maschera.

Inoltre, si è arrivati ad un minimo di identificazione dell’uomo che indossava la maschera?

La Moretti era nel locale e dirigeva la distribuzione delle bevande. Il figlio della Moretti era il capo staff. Possibile che non sappiano chi è l’uomo che si mette sulle spalle una donna con il casco nero?

Se la Moretti ha riconosciuto, come afferma, la cameriera come la donna che stava sulle spalle dell’uomo mascherato dovrebbe ben sapere chi è l’uomo. O mente?

E se mente, chi sono davvero i due che hanno appiccato il fuoco?

E come mai un “anonimo” amico vuole togliere dalla prigione il Moretti e restituire la libertà ai due coniugi?

Domande che, in una situazione che ha un retroterra di frequentazioni di tribunali e di carceri da parte del Moretti, non possono che essere poste, perché la teoria della disgrazia dovuta ad incuria non regge.

La scarcerazione della coppia sotto accusa per la strage della notte di Capodanno in Svizzera potrebbe a questo punto avvenire oggi, prima data possibile per un'udienza in tribunale sulle misure coercitive.

Se il giudice stabilirà che la cauzione richiesta dalla Procura sia idonea, Moretti potrebbe lasciare il carcere e tornare a casa. A spingere verso questa soluzione c'è anche la confidenza sul fatto che la polizia del Vallese vigilerebbe comunque e una fuga dalla regione o dal Paese è ritenuta per questo impossibile.

Teoria, anche questa, quanto meno strana.

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