Il Medio Oriente è in una fase di passaggio che potrebbe determinarne un mutamento epocale. Nel teatro mediorientale si confrontano due logiche: quella costruttiva e della pace e quella dell’assassinio e della guerra.
Nel primo caso siamo in presenza dell’avvio della seconda fase del faticoso percorso di ricostruzione della Striscia di Gaza, dopo che è stato conseguito il cessate il fuoco ed è finita una guerra sanguinosa.
Nel secondo caso siamo in presenza della volontà assassina di un regime teocratico, quello deli ayatollah, che avvelena non solo il Medio Oriente, ma il mondo.
Il neocostituito comitato tecnico palestinese incaricato di amministrare temporaneamente la Striscia di Gaza ha iniziato i suoi lavori al Cairo, alla presenza del genero di Donald Trump, Jared Kushner e con la partecipazione del diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov, che dovrebbe svolgere un ruolo chiave nella seconda fase del piano Trump per Gaza.
Secondo fonti diplomatiche, il comitato avrà sede al Cairo, da dove i suoi membri potrebbero recarsi regolarmente a Gaza. Costituito ufficialmente mercoledì, in concomitanza con l'annuncio Usa dell'attuazione della seconda fase del piano americano per porre fine alla guerra a Gaza, il comitato è composto da 15 personalità palestinesi e ha il compito di amministrare provvisoriamente il territorio della striscia sotto il controllo di un Consiglio di Pace - presieduto da Donald Trump - e di lavorare alla ricostruzione del territorio, devastato da due anni di guerra.
Nel frattempo Donald Trump ha nominato il generale Usa Jasper Jeffers nel ruolo di Comandante della Forza Internazionale di Stabilizzazione (Isf) per Gaza, la quale dovrà "garantire la sicurezza, preservare la pace e stabilire un ambiente duraturo libero dal terrorismo".
Il generale Jespers, informa una nota, "guiderà le operazioni di sicurezza, supporterà la smilitarizzazione completa e consentirà la consegna sicura degli aiuti umanitari e dei materiali per la ricostruzione".
Trump ha anche dato avvio al Consiglio di Pace, da lui presieduto, comunicando le prime nomine.
Il coinvolgimento del principale diplomatico statunitense Marco Rubio e dell'ex primo ministro britannico Tony Blair come membri fondatori del "Consiglio per la pace" a Gaza segna, infatti, l'avvio formale della seconda fase del piano statunitense per il territorio palestinese.
Il Consiglio include figure di rilievo del panorama finanziario e politico: l'inviato speciale Steve Witkoff, il genero del presidente Jared Kushner, il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga, il miliardario americano Marc Rowan e Robert Gabriel, membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale.
L'attività dell'organo si concentrerà su pilastri strategici quali la ricostruzione, l'attrazione di investimenti e il rafforzamento della capacità di governance. A supporto di questa struttura, è stato istituito un Comitato tecnocratico palestinese composto da 15 membri e guidato dall'ex vice ministro Ali Shaath, con il compito di amministrare la Striscia nel periodo post-bellico sotto la supervisione del Consiglio di pace. Il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov agirà come alto rappresentante per il coordinamento tra i due enti.
Donald Trump ha poi invitato il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi a unirsi al Board of Peace per Gaza. Lo ha rivelato il ministro degli Esteri Badr Abdelatty durante una conferenza stampa con il suo omologo bosniaco affermando che “stiamo esaminando tutti i documenti ricevuti”. Il ministro degli Esteri egiziano ha ricordato che “la formazione del Consiglio è stata annunciata in conformità con la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che prevedeva l'istituzione di un Consiglio di Pace presieduto dal Presidente Trump e composto da 25 capi di Stato di tutto il mondo, tra cui l'Egitto”.
Chi sono i primi membri del board per Gaza?
'Sir' Tony Blair
Il primo nome non è certo una sorpresa: l'ex premier britannico, Tony Blair. L'ex leader del partito laburista è stato primo ministro del Regno Unito dal 1997 al 2007 e ha guidato il Paese nella guerra in Iraq nel 2003, una decisione che potrebbe far sì che alcuni considerino controversa la sua presenza nel consiglio.
Dopo aver lasciato l'incarico, dal 2007 al 2015 è stato inviato per il Medio Oriente del Quartetto di potenze internazionali (Nazioni Unite, Unione europea, Stati Uniti e Russia).
Marco Rubio
Un altro asso è Marco Rubio, in qualità di segretario di Stato americano è al centro dell'approccio dell'amministrazione Trump alla politica estera.
Rubio ha elogiato la prima fase dell'accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, firmato in ottobre, definendolo il piano "migliore" e "unico". Sempre a ottobre, Rubio ha criticato la mossa del parlamento israeliano verso l'annessione della Cisgiordania occupata.
Steve Witkoff
Steve Witkoff è l'inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente. All'inizio di questo mese, Witkoff ha annunciato l'inizio della seconda fase del piano di Trump per porre fine alla guerra a Gaza, aggiungendo che prevede la ricostruzione e la completa smilitarizzazione di Gaza, compreso il disarmo di Hamas.
Witkoff è stato una figura centrale anche negli sforzi guidati dagli Stati Uniti per negoziare un accordo di pace tra Russia e Ucraina. A dicembre ha avuto un incontro di cinque ore con il presidente russo Vladimir Putin a Mosca.
Jared Kushner
Ormai è difficile separare Witkoff da Jared Kushner, il genero del presidente degli Stati Uniti che ha svolto un ruolo chiave nei negoziati di politica estera dell'amministrazione Trump.
Insieme a Witkoff, Kushner ha spesso lavorato come mediatore statunitense nelle guerre tra Russia e Ucraina e tra Israele e Gaza.
Marc Rowan
Meno noto al grande pubblico Marc Rowan è l'amministratore delegato di Apollo Global Management, una grande società di private equity con sede a New York. Rowan era considerato uno dei candidati alla carica di segretario al Tesoro degli Stati Uniti durante il secondo mandato di Trump.
Ajay Banga
Tra i tecnici nella lista anche Ajay Banga, presidente della Banca Mondiale. Ha prestato consulenza a numerosi importanti politici statunitensi, tra cui il presidente Barack Obama, nel corso della sua lunga carriera. Nato in India nel 1959, Banga è diventato cittadino statunitense nel 2007 e in seguito ha ricoperto la carica di Ceo di Mastercard per oltre un decennio. L'ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden lo ha nominato alla guida della Banca Mondiale nel 2023.
Robert Gabriel
Robert Gabriel, già vice consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha lavorato con Trump fin dalla sua campagna presidenziale del 2016. Poco dopo è diventato assistente speciale di Stephen Miller, un altro degli attuali consiglieri chiave di Trump.
Nickolay Mladenov
Nickolay Mladenov, politico bulgaro ed ex inviato delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, sarà il rappresentante del consiglio sul terreno a Gaza. Supervisionerà un comitato tecnocratico palestinese separato, composto da 15 membri, il Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza (Ncag), incaricato di gestire l'amministrazione quotidiana della Gaza del dopoguerra.
Il consiglio locale sarà guidato da Ali Shaath, ex viceministro dell'Autorità nazionale palestinese.
Questa la pars construens nell’area mediorientale, nella quale, nel frattempo, crescono i venti di guerra nei confronti dell’Iran, governato da una banda di assassini.
In Iran il popolo è in rivolta contro un potere teocratico assassino.
Nonostante l’interruzione delle comunicazioni, anche ieri si sono registrate proteste in tutto il Paese, seguite da massacri e da esecuzioni capitali.
Donald Trump aveva invitato i cittadini che protestavano a proseguire nell’azione, assicurando il sostegno degli Stati Uniti.
Nella notte tra mercoledi e giovedi era stata attivata una manovra militare subito rientrata, con la scusa che gli ayatollah avevano assicurato che non avrebbe più eseguito condanne a morte. Probabilmente è servita a testare l’attivazione delle difese iraniane.
Fidarsi della lingua biforcuta degli ayatollah è pura follia e se Trump rinuncerà ad un intervento di autentica solidarietà con il popolo iraniano perderà la faccia e la credibilità.
A quanto sembra l’opzione militare sembra ancora in atto.
Per ordine della Marina degli Stati Uniti, il gruppo d'attacco della portaerei classe Nimitz della USS George HW Bush (CVN-77) – il secondo gruppo di questo tipo – ha già lasciato Norfolk e si sta dirigendo verso il Mar Mediterraneo. Da lì, si prevede che si sposterà nella regione del Medio Oriente, molto probabilmente attraverso il Canale di Suez. Con alta probabilità, attraverserà il Mar Rosso e verrà schierata nel Mar Arabico insieme al gruppo d'attacco della portaerei USS Abraham Lincoln
Fonti multiple (tra cui New York Times, Forbes, Al Arabiya e analisi militari) indicano che il Carrier Strike Group (gruppo da battaglia della portaerei), composto dalla Lincoln, da 3-4 cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, sottomarini d'attacco e l'ala aerea imbarcata (Carrier Air Wing 9 con F/A-18 Super Hornet, EA-18G Growler, E-2D Hawkeye e elicotteri MH-60), impiegherà meno di una settimana per completare la transizione. Considerato che l’ordine di trasferimento è stato dato il 14, la previsione di arrivo potrebbe essere quella di oggi o al più tardi all'inizio della prossima settimana.
Molti report indicano un arrivo probabile entro oggi nel Golfo o nelle acque adiacenti.
Pertanto, in previsione di potenziali attacchi militari contro l'Iran, la Marina statunitense sarà rappresentata nella regione da almeno due gruppi di portaerei, tra cui cacciatorpediniere classe Arleigh Burke e sottomarini nucleari classe Ohio/Virginia.
L'America sta preparando un massiccio rafforzamento militare in Medio Oriente, e non si tratta di un evento simbolico.
Nel frattempo, la dittatura islamica iraniana è sotto assedio interno: le proteste infuriano, la repressione si intensifica e la legittimità interna crolla. Ora la pressione esterna si allinea con la frattura interna.
In Iran sono emersi gruppi armati che includono anche donne per combattere il regime oppressivo.
Il gruppo armato, di cui fanno parte anche i curdi, afferma che le proteste in Iran hanno dato loro la speranza che il popolo iraniano verrà liberato con l'aiuto della comunità internazionale.
I ribelli del Belucistan (confine meridionale dell'Iran) hanno annunciato di voler imbracciare le armi per difendere il loro popolo dalla brutale macchina omicida del regime "nazista" di Teheran.
A poco a poco si stanno formando sempre più gruppi armati con l'intenzione di porre fine al regime iraniano.
Ieri presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha invocato la fine del regime dell'ayatollah Ali Khamenei.
"E' il momento di cercare una nuova leadership per l'Iran", ha detto il Trump in un'intervista a Politico.
Khamenei è "colpevole della completa distruzione del paese e dell'uso di violenza a livelli mai visti prima", ha detto Trump sottolineando che affinché l'Iran continui a funzionare la "leadership dovrebbe concentrarsi sulla corretta gestione del Paese, come faccio io negli Stati Uniti, e non sull'uccisione di migliaia di persone per mantenere il Paese". Khamenei, ha messo in evidenza Trump, è un "uomo malato che dovrebbe governare il suo Paese in modo appropriato e smetterla di uccidere persone. Il suo Paese è il peggior posto al mondo in cui vivere a causa della sua pessima leadership".
A quanto sembra, per l’Iran è solo questione di tempo. Se Trump non vuole perdere faccia e credibilità una tempesta di fuoco deve abbattersi sul regime assassino degli ayatollah.
Domanda finale: cosa faranno Cina e Russia se gli USA interverranno in Iran?
Federico Rampini risponde con i fatti: gli Stati Uniti hanno 800 basi militari nel mondo, la Cina ne ha solo 3. La realtà è che Washington può colpire chirurgicamente senza che nessuno possa davvero opporsi.







