Il messaggio all’Occidente materialista è forte e chiaro, inequivocabile e suona a condanna di una deriva totalitaria che ha al suo centro la totale non corrispondenza tra le parole e la realtà.
Nel discorso di Leone XIV tenuto il 9 gennaio al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, la condanna della propaganda, dell’uso del linguaggio per ingannare è netta e suona a monito per un mondo della comunicazione che è al servizio di una bolla ideologica sommatoria di ideologie che nel loro insieme sono contro la natura, l’umanità, la realtà.
Il pensiero unico politicamente corretto di élite debosciate, ormai totalmente staccate dalla realtà, il wokismo, il transumanesimo materialista, il tentativo di ridurre gli esseri umani a elementi indifferenziati di una massa di consumatori senza anima, escono dal discorso di Leone XIV per quello che sono, ossia la grande menzogna orwelliana e diciamolo pure, satanica.
Finalmente, dopo tante chiacchiere di un clero ormai piegato al relativismo materialista, la barra della Barca di Pietro torna a dritta.
“Nei nostri giorni – ha detto agli ambasciatori Leone XIV - il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare, ma, nelle pieghe dell’ambiguità semantica, diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari. Abbiamo bisogno che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe. Solo così può riprendere un dialogo autentico e senza fraintendimenti. Ciò deve avvenire nelle nostre case e piazze, nella politica, sui mezzi di comunicazione e sui social media e nel contesto dei rapporti internazionali e del multilateralismo, affinché quest’ultimo possa riacquistare la forza necessaria per svolgere quel ruolo di incontro e di mediazione, necessario a prevenire i conflitti, e nessuno sia tentato di prevaricare l’altro con la logica della forza, sia essa verbale, fisica o militare”.
Siamo di fronte ad un richiamo alla frequentazione della verità intesa come orthotes (ὀρθότης), termine greco che significa retto, giusto, corretto, diritto, riferendosi alla verità oggettiva e all'esattezza logica, indicando la relazione giusta tra il nome e la cosa (il suo referente) o tra l'essere e la verità.
Correttezza del linguaggio che in Platone è la capacità del nome di corrispondere all'essenza immutabile della cosa, superando la corruzione del mondo sensibile per accedere alla verità delle idee, cosicché praticare l’orthotes è prodromico all’accedere all’Aletheia, ossia alla verità intesa come svelamento.
Richiamare l’uso delle parole all’ortoprassi significa richiamare alla correttezza etica e deontologica, ma anche alla tradizione concettuale che ritroviamo nel mondo egizio e indoeuropeo, ossia a radici senza frequentare le quali l’albero del presente è destinato a morire.
Orthotes è concetto simile al Maat egizio o il Ṛta vedico.
Con Leone XIV tornano le radici della civiltà occidentale e finalmente torna anche la condanna alla compressione della vera libertà di espressione.
“Va poi notato – ha detto Leone XIV agli ambasciatori - che il paradosso di questo indebolimento della parola è sovente rivendicato in nome della stessa libertà di espressione. Tuttavia, a ben vedere, è vero il contrario: la libertà di parola e di espressione è garantita proprio dalla certezza del linguaggio e dal fatto che ogni termine è ancorato alla verità. Duole, invece, constatare come, specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano. Da questa deriva ne conseguono, purtroppo, altre che finiscono per comprimere i diritti fondamentali della persona, a partire dalla libertà di coscienza”.
Leone XIV ha scolpito nella pietra, come fosse una cattedrale, la condanna al tentativo che si è voluto mettere in atto e che è ancora in parte in atto, di imporre ideologie che eliminano la libertà, a cominciare da quella di espressione per arrivare a quella, fondamentale per la sopravvivenza stessa dell’essere umano come essere, ossia la libertà di coscienza.
Senza libertà di coscienza l’essere (sostantivo) umano (predicato) è separato dalla sua essenza ed è ridotto a automa a disposizione delle ideologie dominanti e di uno Stato etico che si è mostrato nel secolo scorso con tutta la sua ferocia dittatoriale e che oggi troviamo costantemente riproposto nel tentativo di espropriare la famiglia del rapporto con i figli o di ridurre temi etici complessi a ragioneria sociale o, peggio ancora, a fare della natura il prodotto della tecnica.
Riportare al centro la coscienza è riportare al centro l’essere umano nella sua completezza.
Le parole di Leone XIV, senza per questo voler stabilire impropri parallelismi, richiamano alla mente quanto affermato a Monaco dal vicepresidente degli Stati Uniti J.D.Vance.
“La minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell’Europa – ha detto Vance - non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro attore esterno. Quello che mi preoccupa è la minaccia dall’interno: l’arretramento dell’Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali”.
“Quando vediamo tribunali europei che annullano elezioni e alti funzionari che minacciano di annullarne altre – ha aggiunto Vance -, dovremmo chiederci se ci stiamo attenendo a uno standard adeguatamente elevato. E dico noi stessi perché credo fondamentalmente che siamo nella stessa squadra. Dobbiamo fare di più che parlare di valori democratici, dobbiamo viverli”.
Vance ha poi indicato i motivi per i quali le tirannie del secolo scorso hanno perso. Perché, dice il vice presidente degli Stati Uniti, “non hanno valutato né rispettato tutte le straordinarie benedizioni della libertà: la libertà di sorprendere, di sbagliare, di inventare, di costruire. Come si è visto, non si può imporre l’innovazione o la creatività, così come non si può imporre alle persone cosa pensare, cosa sentire o cosa credere. E noi crediamo che queste cose siano certamente collegate. E purtroppo, quando guardo all’Europa di oggi, a volte non è così chiaro cosa sia successo ad alcuni dei vincitori della Guerra Fredda”.
Seguire la verità, la corrispondenza tra le parole e la realtà che esprimono, avere a cuore la libertà di espressione e di coscienza, è il solo modo che consente all’essere umano di evolversi, di progredire, di essere creativo. L’umanità è un insieme di individui, unici, che possono agire come un’orchestra e creare armonie, ma se la si riduce a massa informe, l’armonia finisce e se finisce l’armonia inizia il disordine, che è entropia, morte, disfacimento.
Chi conculca la libertà di espressione e di coscienza è agente entropico, non sta con Maat, ma con Isefet, alimenta il disfacimento, il corrompimento.
Finalmente sul Soglio di Pietro è arrivato un Papa che riporta la cultura dell’Occidente ai fondamentali, così come ha fatto per anni, prima da teologo e poi da papa, Benedetto XVI.
Francesco riposi in pace.
Per chi volesse leggersi l’intero discorso: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/january/documents/20260109-corpo-diplomatico.html







