di Savino di Scanno
È la storia del “poliziotto buono e del poliziotto cattivo” mutuata dalle tecniche di interrogatorio in uso dalla polizia militare britannica. Tale tecnica, nota anche come “joint questioning” o “friend and foe” consiste nel sottoporre un indiziato ad un contemporaneo interrogatorio duplice, con due poliziotti che recitano due parti contrapposte. Il “cattivo” esercita pressioni e minacce, poi esce dalla stanza ed entra il “buono” che in tono amicale, confidenziale e comprensivo chiede la collaborazione dell’indagato.
Forma più estrema è la presenza contemporanea dei due “attori” ma il fine è sempre lo stesso, ovvero ottenere una confessione od una collaborazione.
Forma più raffinata la si ritrova nel famosissimo “dilemma del prigioniero” ma in questo caso abbiamo la presenza di due indagati.
Nel tempo la tecnica investigativa è stata adottata nel campo del marketing ove l’utente consumatore è sottoposto da due messaggi di vendita, uno aggressivo ed altro tenue e suadente.
Anche la politica adotta questo sistema, antico come il mondo noto come “il bastone e la carota” e lo stesso Machiavelli invitava il Principe a far adottare misure coercitive ed impopolari a qualche suo collaboratore per poi smentirlo ed eventualmente sanzionarlo smentendolo al fine di garantirsi il consenso popolare.
Le tecniche di manipolazione sociale si sono evolute ma le basi, che poi sono le basi del comportamento umano, restano le stesse.
Cosa fu la “guerra fredda” se non un continuo di minacce ed accordi ma che mantenne per 50 anni la pace in Europa?
Oggi ascoltiamo i professori del momento, come l’ autorevole Lucio Caracciolo che presenta il nuovo volume Limes su “Fine della Guerra” giocando sul termine del fine e della fine della guerra.
L’ autorevole professore, a cui si riconosce il merito di aver diffusi la cultura della Geopolitica, nel suo video di presentazione si dilunga su termini e principi condivisibili, ma resta sempre il punto di domanda che anche tutto questo poi, alla fine, fa parte del teatro della famosa stanza dove giocano il poliziotto buono e quello cattivo.
Ma quale è in finale l’ obiettivo? Quello di piegare in un modo od in un altro la volontà di chi è seduto sulla sedia che noi chiameremo cittadino elettore, consumatore, risorsa economica di case farmaceutiche, sistemi finanziari e politici.
Ma, perché sempre un ma esiste, poi le guerre accadono e sempre come dichiara Caracciolo non si sa’ mai come finiscono.
È mai venuto il dubbio a qualcuno che nel quotidiano il continuo bombardamento di notizie, informazioni, messaggi alternati tra drammi umani e sociali e tik tok demenziali poi rientrano in un copione già scritto?
Si è mai posta la domanda sul reale lavoro svolto dai centri studi “veri” e quindi occulti che negli USA chiamano “think tank” meritori anche di un capitolo della Treccani?
Le guerre sono sempre economiche, esempio a memoria Roma contro Cartagine per il controllo delle rotte commerciali nel Mediterraneo. Il singolo è la “merce” che dalla nascita alla morte produce reddito e consumi.
A cosa servono le miriadi di conferenze e convegni, che poi sono frequentate sempre dalle stesse persone se non il lato “buono” da bilanciare il lato “cattivo” del vivere quotidiano?
A voler leggere ciò che si scrive sulla guerra ibrida si ha evidenza e certezza che l’obiettivo economico si raggiunge controllando la mente, e quindi la guerra è una guerra tra “intelligenze”.
Ed in Italia personalmente la si vede difficile.




