
di Giorgio Cattaneo
«La scienza, la psicologia, la sociologia sono foreste di tabù. Non appena scacciata, l’idea del sacro ritorna al galoppo, sotto diversi travestimenti. Che diavolo! La scienza non è una vacca sacra: si può metterla sottosopra, sgombrare la strada. Potrebbe darsi che ciò che noi chiamiamo “esoterismo”, cemento delle società segrete e delle religioni, sia il residuo, difficilmente comprensibile e maneggevole, di una conoscenza molto antica, di natura tecnica, che si applica contemporaneamente alla materia e allo spirito. I “segreti” non sarebbero storielle o giochi, ma prescrizioni tecniche precise, chiavi per aprire le potenze contenute nell’uomo e nelle cose».
«Uno sviluppo incessantemente accelerato delle tecniche induce quelli che sanno al desiderio, poi alla necessità del segreto. L’estremo pericolo conduce all’estrema discrezione. Al livello cui giunge, a misura che la conoscenza progredisce, essa si nasconde. Si formano gilde di scienziati e di tecnici. Il linguaggio del sapere e del potere diventa incomunicabile. Sul piano della ricerca fisico-matematica, il problema delle strutture mentali diverse si pone nettamente. Al limite, quelli che detengono, come diceva Einstein, “il potere di prendere grandi decisioni, per il bene e per il male”, formano una vera criptocrazia. Il prossimo futuro rassomiglia alle descrizioni tradizionali».
«Del passato non sappiamo niente o quasi niente. Tesori dormono nelle biblioteche. Noi che pretendiamo di amare l’uomo preferiamo immaginare una storia della conoscenza discontinua: centinaia di migliaia di anni di ignoranza, contro qualche lustro di sapere. L’idea che ci sta stato, improvviso, un Secolo dei Lumi, idea che abbiamo ammesso con un’ingenuità assai sconcertante, ha immerso nell’oscurità tutto il resto del tempo. Uno sguardo nuovo sui libri antichi farebbe cambiare questo atteggiamento: si rimarrebbe sbalorditi dalle ricchezze che vi si trovano. E si dovrebbe anche pensare, come diceva Atterbury, contemporaneo di Newton, che “sono più le opere antiche perdute che quelle rimaste”».
(Dal libro “Il mattino dei maghi”, di Luis Pauwels e Jacques Bergier, oggi edito da Mondadori; la prima edizione risale al 1963).





