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Il gruppo GEDI batte bandiera greca

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Il gruppo GEDI batte bandiera greca

C’è un rapporto diretto tra quanto sta avvenendo a livello geostrategico e la questione che investe la comunicazione

Giorgia Meloni il 15 maggio ha aperto l’Europe-Gulf Forum, organizzato a Navarino, in Grecia, dall’Atlantic Council e da Antenna Group dell’imprenditore Theodore “Theo” Kyriakou. Argomento del forum il Corridoio che collegherà l’India all’Europa, interessando, in modo particolare, la Grecia e l’Italia.

Tra i consulenti del forum figura anche l’ex primo ministro britannico Tony Blair, che ha curato buona parte dell’organizzazione logistica dell’evento. Cosa questa di notevole interesse, in quanto il think tank di Tony Blair, Tony Blair Institute for Global Change (TBI) è un’organizzazione no-profit (think tank e società di consulenza) fondata da Tony Blair nel 2016 (operativa dal 2017).

Il think tank institute.global lavora con leader politici e governi di tutto il mondo per supportare riforme, strategie, policy e delivery (attuazione), con un forte focus sul ruolo della tecnologia (inclusi AI, dati e infrastrutture digitali) nella governance.

Da notare che il TBI e Tony Blair sono molto attivi sul futuro di uno dei maggiori elementi di stabilizzazione medio orientale, con gli evidenti riflessi su quella del Mediterraneo, ossia il post-conflitto di Gaza, specialmente dal 2025 in poi.

Blair ha proposto e supportato piani per una governance transitoria internazionale nella Striscia, spesso criticati come eccessivamente esterni e poco rappresentativi dei palestinesi.

La Gaza International Transitional Authority (GITA) è una proposta da Blair nel 2025 per amministrare Gaza dopo la guerra. Prevede un’autorità guidata o influenzata da figure internazionali (con Blair in un ruolo chiave, come chair o nel Board), supporto da UN e Paesi del Golfo, e un focus su ricostruzione, demilitarizzazione e sviluppo economico. Hamas (nella sua forma attuale) non avrebbe ruolo nel governo.

Blair fa parte del Board of Peace di Trump e di comitati esecutivi collegati per supervisionare la governance post-bellica. Include elementi come demilitarizzazione, forze di stabilizzazione internazionali e piani economici.

Come è stato fatto notare il suo essere padrone di casa al vertice di Navarino suggerisce, da parte di Theodore “Theo” Kyriakou, una strategia che va ben oltre l’editoria, ossia la costruzione di un network politico-diplomatico che non può non avere ricadute sulla comunicazione.

Antenna Group è completamente controllata da K Group, la holding della famiglia Kyriakou, la quale possiede il gruppo da generazioni.  Altri azionisti rilevanti sono MBC Group (Middle East Broadcasting Centre, legato al fondo sovrano saudita PIF), che possiede circa il 30% di Antenna Greece BV (la società che controlla le attività greche principali come ANT1 TV), mentre la famiglia Kyriakou-K Group mantiene il 70% e il controllo operativo pieno.

Il capostipite Minos ha fondato nel 1988 Antenna Group e nel 1989 ha lanciato Ant1, uno dei primissimi canali televisivi privati greci. Alla morte di Minos nel 2017, il controllo del gruppo è passato all’erede Theo, nato ad Atene nel 1974 e laureato alla Georgetown University di Washington.

Antenna ora opera in 12 Paesi con 37 canali televisivi, piattaforme streaming, radio, cinema ed eventi dal vivo. Il salto di scala più significativo è arrivato tre anni fa, quando Theo ha convinto il fondo sovrano saudita Pif, braccio finanziario del principe Mohammed bin Salman, a investire 225 milioni di euro in Antenna Greece.

Theodore “Theo” Kyriakou è noto per i suoi buoni rapporti personali con Trump. Nel 2025 ha partecipato a una cena di stato a Doha (Qatar) organizzata dall’emiro in onore di Trump ed è descritto come vicino a Trump e al suo entourage.

Nel novembre 2025 ha ospitato (insieme all’Atlantic Council) una cena esclusiva ad Atene in onore di Doug Burgum (Segretario degli Interni) e Chris Wright (Segretario all’Energia), alti funzionari dell’amministrazione Trump, durante il Partnership for Transatlantic Energy Cooperation (P-TEC).

Theodore “Theo” Kyriakou ha studiato alla Georgetown University (laurea in International Business e Physics). Siede nel Board of Regents della stessa università e nell’International Advisory Board dell’Atlantic Council (think tank bipartisan USA, ma con forti legami transatlantici e con esponenti repubblicani). Queste posizioni gli hanno permesso di costruire reti di contatti nel mondo politico ed economico americano.

L’interesse geostrategico del gruppo ha una proiezione evidente nel fatto che il 23 marzo 2026, K Group ha completato l’acquisizione del 100% di GEDI da Exor, la cassaforte della famiglia Elkann – Agnelli.

Nell’operazione, il cui prezzo è stato stimato attorno ai 110 milioni di euro, sono confluiti la Repubblica, Radio Deejay, Radio Capital, m2o, HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria Manzoni.

La Stampa è stata venduta separatamente al gruppo SAE e a Stardust.

Secondo i dati più recenti (bilancio 2024), i ricavi consolidati del Gruppo GEDI si attestano a circa 386,8 milioni di euro, con un calo del 18,2% rispetto ai 472,8 milioni del 2023. I ricavi da pubblicazioni erano 133,4 milioni di € (da 183,7 milioni nel 2023) e quelli da ricavi da pubblicità: 230,3 milioni di € (da 265,1 milioni). Altri ricavi (vendita contenuti, servizi, ecc.) erano di circa 23 milioni di €.

I ricavi digitali rappresentano il 28,8% del totale consolidato. Escludendo gli effetti delle cessioni di alcune testate locali (come Il Secolo XIX), il calo organico dei ricavi è stato del 7,8%.

Il risultato netto è stato una perdita di circa 45 milioni di € (dimezzata rispetto ai -102 milioni del 2023, grazie anche a minori svalutazioni e tagli di costi).

La diffusione si attestava nel 2024 in circa 251.000 copie giornaliere medie (in calo dalle 347.000 del 2023).

L’andamento della diffusione di la Repubblica, il principale quotidiano del gruppo, mostra un calo strutturale e prolungato delle copie cartacee (soprattutto edicola), parzialmente compensato dalle edizioni digitali, ma con un trend complessivo negativo.

Negli anni d’oro (2007/2008) la Repubblica tirava oltre 500 – 580 mila copie medie giornaliere, passate nel 2014 circa 301 mila copie e alle 137 – 151 mila copie totali (con forte calo della carta).

Nei primi sei mesi 2025 le copie sono passate alle 98.200 unità medie totali (cartacee + digitali vendute individualmente), sotto quota 100 mila per la prima volta. Calo del -7,4% rispetto al 2024 e del -40% dal 2021.

In particolare, il calo ha riguardato il cartaceo, attestatosi intorno alle 62 mila copie medie nella prima metà del 2025 (-10% annuo), con peso sceso dal 69% al 64% del totale.

Data la performance del gruppo, è del tutto evidente che l’interesse del gruppo greco non è per l’editoria, ma per quello che l’editoria può dare in supporto agli obiettivi geopolitici.

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