Partenariato strategico con l’India e protagonismo italiano nel Mediterraneo
C’è una conseguenzialità logica e strategica tra quanto è avvenuto il 15 maggio all’Europe-Gulf Forum e la sottoscrizione di un Partenariato strategico speciale tra India e Italia.
La conseguenzialità logica ha un nome, IMEC, il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa, un’iniziativa che ridefinisce il commercio globale, la connettività e la cooperazione tra tre continenti.
L’IMEC mira a collegare tre delle regioni economiche più dinamiche del mondo, grazie a infrastrutture migliorate e meccanismi commerciali avanzati, creando un solido corridoio per beni, servizi e idee.
Il progetto è sostenuto dalle principali economie e istituzioni mondiali: queste nazioni hanno firmato un protocollo d’intesa (MoU) a margine del vertice del G20, segnando l’inizio di una partnership trasformativa per la connettività globale.
Le nazioni (e l’UE) che hanno firmato il Memorandum of Understanding (MoU) per l’IMEC (India-Middle East-Europe Economic Corridor) sono: India, Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Unione Europea, Francia, Germania e Italia.
Il protocollo è stato firmato il 9 settembre 2023 a margine del vertice G20 di Nuova Delhi. Non si tratta di un trattato vincolante, ma di un’intesa politica per sviluppare il corridoio economico che collega India, Medio Oriente e Europa (via ferrovie, porti, energia pulita, idrogeno e connettività digitale).
In questo quadro sono coinvolti anche Giordania e Israele, che non sono firmatari, ma sono due Paesi che sono attraversati dal corridoio.
Di IMEC si è parlato recentemente, il 17 marzo 2026, il Forum di Trieste, intitolato “Developing an Indo-Mediterranean Perspective through the IMEC Network”, in quanto proprio il porto di Trieste è interessato ad essere uno dei terminali del corridoio e porta di accesso dello stesso per l’Europa.

Come si può ben capire, essendo i paesi attraversati dal Corridoio IMEC (India-Middle East-Europe Economic Corridor), oltre all’India, punto di partenza (con porti come Mundra o Jawaharlal Nehru sulla costa occidentale), gli Emirati Arabi Uniti (UAE) (arrivo via mare dal corridoio orientale, poi transito ferroviario; porti come Fujairah o Jebel Ali), l’Arabia Saudita (traversata ferroviaria), la Giordania (traversata ferroviaria) e Israele (arrivo al porto di Haifa, poi via mare verso l’Europa), la stabilità del Golfo persico, del medio Oriente e del Mediterraneo è elemento essenziale per un progetto strategico che riguarda il futuro dell’area.
Da Israele, il corridoio prosegue via mare nel Mediterraneo verso porti europei, in particolare Grecia, Italia e Francia.
È evidente che l’Italia, penisola protesa nel Mediterraneo, con una quantità di porti, si propone naturalmente come asse portante della comunicazione tra Israele (Haifa) e l’Europa.
In questa prospettiva va vista anche la necessità di chiudere la partita con le continue provocazioni dell’Iran e dei suoi proxy (Hezbollah, Houthi, Hamas) tese a impedire l’allargamento degli Accordi di Abramo, al fine di impedire l’avvio concreto di un’infrastruttura strategica.
Debellare completamente i proxy dell’Iran e ridurre Teheran all’impotenza strategica è, pertanto fondamentale al fine di garantire gli interessi dell’area che ha al proprio centro il Mediterraneo.
In questo contesto Giorgia Meloni ha svolto, nei giorni scorsi, un’attività strategica di grande momento geopolitico.
Il 15 Giorgia Meloni ha aperto a Navarino, in Grecia, l’Europe-Gulf Forum, il vertice che ha riunito per la prima volta capi di Stato e di governo europei con i leader del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC). Una scelta simbolica, quella di Navarino.
La premier italiana ha aperto i lavori insieme al primo ministro del Qatar Abdulrahman bin Jassim Al Thani, alla presenza del primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, del presidente finlandese Alexander Stubb, della direttrice del FMI Kristalina Georgieva, della presidente della Bce Christine Lagarde, e dei leader di Kuwait e altri paesi del Golfo.
Un gruppo che ha trasformato un summit semi-privato in un appuntamento di primo piano nel calendario diplomatico europeo.
Di grande interesse il fatto che il forum sia stato co-organizzato dall’Atlantic Council, il think tank di Washington tra i più influenti nelle relazioni transatlantiche (il cui obiettivo principale è promuovere la leadership e l’impegno degli Stati Uniti sulla scena internazionale, lavorando a stretto contatto con gli alleati e i partner della comunità transatlantica per affrontare le sfide globali), e dal gruppo mediatico greco Antenna Group. I due co-presidenti del forum sono Fred Kempe, presidente e CEO dell’Atlantic Council, e Theodore “Theo” Kyriakou, imprenditore greco alla guida di Antenna Group.
Tra i consulenti del forum figura anche l’ex primo ministro britannico Tony Blair, che ha curato buona parte dell’organizzazione logistica dell’evento.
Antenna Group è completamente controllata da K Group, la holding della famiglia Kyriakou, la quale possiede il gruppo da generazioni. Altri azionisti rilevanti sono
MBC Group (Middle East Broadcasting Centre, legato al fondo sovrano saudita PIF), che possiede circa il 30% di Antenna Greece BV (la società che controlla le attività greche principali come ANT1 TV), mentre la famiglia Kyriakou/K Group mantiene il 70% e il controllo operativo pieno.
Un aspetto da non sottovalutare, per quanto riguarda l’Italia, è che il 23 marzo 2026, K Group ha completato l’acquisizione del 100% di Gedi da Exor, la cassaforte della famiglia Elkann – Agnelli.
Nell’operazione, il cui prezzo è stato stimato attorno ai 110 milioni di euro, sono confluiti la Repubblica, Radio Deejay, Radio Capital, m2o, HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria Manzoni.
La famiglia Kyriakou è una delle dinastie imprenditoriali più potenti della Grecia contemporanea: armatori, hanno investito nell’editoria, nella finanza e nell’energia.
Il suo essere padrone di casa al vertice di Navarino suggerisce una strategia che va ben oltre l’editoria: la costruzione di un network politico-diplomatico.
Theodore “Theo” Kyriakou è noto per i suoi buoni rapporti personali con Trump ed è descritto come vicino al presidente Usa e al suo entourage. Nel 2025 ha partecipato a una cena di stato a Doha (Qatar) organizzata dall’emiro in onore di Trump, dove è stato fotografato accanto al presidente. Theodore “Theo” Kyriakou ha inoltre ospitato, nel novembre 2025, insieme all’Atlantic Council, una cena esclusiva ad Atene in onore di Doug Burgum (Segretario degli Interni) e Chris Wright (Segretario all’Energia) durante il Partnership for Transatlantic Energy Cooperation (P-TEC).
Questi sono alti funzionari dell’amministrazione Trump.
Kyriakou hahaha studiato alla Georgetown University (laurea in International Business e Physics) e siede nel Board of Regents della stessa università e nell’International Advisory Board dell’Atlantic Council.
Il fatto che il forum sia stato aperto da Giorgia Meloni ha, pertanto, un chiaro valore politico che riguarda l’Italia.
La Grecia, come l’Italia, è tra i nodi terminali europei del corridoio IMEC, che è diventato uno degli assi fondamentali della sicurezza geoeconomica europea.
In questo scenario in rapido movimento si inserisce la visita di Narenda Modi in Italia. Visita che stringe i rapporti di partenariato tra l’India, Paese di partenza della catena di approvvigionamento e Italia, che della catena è il terminale più significativo, assieme alla Grecia.
Dell’importanza strategica del rapporto India Italia è testimone la lettera firmata assieme da Giorgia Meloni e da Narenda Modi e pubblicata sul Corriere della Sera, dove di due statisti scrivono che “il rapporto tra India e Italia ha ormai raggiunto una fase decisiva. Negli ultimi anni, i nostri legami si sono ampliati con uno slancio senza precedenti, evolvendo da una cordiale amicizia a un partenariato strategico speciale fondato sui valori di libertà e democrazia, nonché su una visione comune del futuro. In una fase in cui il sistema internazionale attraversa profondi cambiamenti, il partenariato tra Italia e India è guidato da frequenti incontri ai più alti livelli politici e istituzionali, e sta acquisendo una nuova e più elevata dimensione che combina il nostro dinamismo economico, la creatività delle nostre società e la saggezza di civiltà millenarie. La nostra cooperazione riflette la consapevolezza condivisa che prosperità e sicurezza nel XXI secolo saranno determinate dalla capacità delle Nazioni di innovare, gestire le transizioni energetiche e rafforzare la propria sovranità strategica. A tal fine, ci siamo impegnati ad approfondire e diversificare la nostra relazione bilaterale, con l’obiettivo di perseguire nuovi traguardi e valorizzare le nostre forze complementari”.
Nel ricevere Narenda Modi, Giorgia Meloni ha sottolineato l’eccezionalità dell’avvenimento.
“È per me un onore, oltre che un piacere – ha commentato Giorgia Meloni – aver accolto a Roma il Primo Ministro Narendra Modi, la sua delegazione, in una giornata che sarebbe riduttivo non definire storica per le relazioni tra le nostre due Nazioni. Il mio amico Narendra Modi è alla guida dell’India ininterrottamente dal 2014, ma quella di oggi è la sua prima missione bilaterale in Italia. L’ultima visita di un Primo Ministro indiano in missione bilaterale, prima di questa risale al 2000, ben 26 anni fa. Oggi noi con questa visita non solamente colmiamo questo vuoto, ma insieme decidiamo di rilanciare”.
“Possiamo dire – ha aggiunto la premier italiana – , senza timore di smentita, che ora Italia e India sono più vicine che mai, che le nostre relazioni sono adesso nella condizione di poter esprimere il loro potenziale al massimo livello. Lo dobbiamo chiaramente ai nostri team, ai nostri ministri, ai nostri diplomatici, che hanno lavorato molto in questi anni. Lo dobbiamo ai nostri sistemi produttivi che dimostrano crescente interesse l’uno per l’altro, come dimostra il fatto che nell’ultimo anno abbiamo celebrato tre business forum Italia-India, ma lo dobbiamo anche agli oltre sette incontri che io e il Primo Ministro Modi abbiamo avuto in questi tre anni e mezzo, dai quali è nata chiaramente una comprensione profonda dei rispettivi punti di vista e, se mi è consentito, anche una amicizia sincera, basata sul rispetto, basata sulla fiducia reciproca”.
Amicizia, rispetto, fiducia. Sono questi i tre fattori che devono essere estesi all’intera area di interesse reciproco, eliminando ostacoli, spine irritative (come i proxy dell’Iran) e avviando un percorso teso alla stabilità.





