
La rete che scricchiola: l’operazione Dragone, la crisi UE e il messaggio occulto verso Mosca, in mezzo l’Italia?
C’è un dettaglio che sfugge al lettore distratto: la vecchia intervista dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone sui contro-attacchi cyber non è riemersa per caso. Qualcuno l’ha trascinata fuori dal cassetto, passano poche ore e Bruxelles è travolta dall’inchiesta EPPO-OLAF sul Collegio d’Europa di Bruges. Un timing che sa di pressione geopolitica più che di giornalismo d’archivio.
Il caso Mogherini–Sannino ha fatto irruzione nella stanza delle trattative. Perquisizioni al Servizio per l’Azione Esterna dell’UE, documenti sequestrati, sospetti su fondi destinati alla formazione diplomatica. Un terremoto in un’istituzione che dovrebbe garantire coesione nei negoziati internazionali e che invece, ora, rischia di sedersi al tavolo con credibilità dimezzata. Tajani evoca garantismo, il Collegio promette collaborazione, ma la macchina mediatica è partita.
Ed è qui che entra in scena Dragone. I tabloid britannici, da mesi la voce più rigida nel fronte anti-negoziato, riesumano frasi vecchie e le servono come minaccia italiana alla Russia. Il messaggio subliminale è trasparente: l’Europa non è affidabile, l’Italia scalpita, il processo diplomatico è instabile. Meglio non trattare. Una manina, insomma, che punta a sabotare l’unico spiraglio di de-escalation aperto da agosto, quando le prime indiscrezioni su contatti informali tra Putin e Trump hanno iniziato a circolare nei corridoi NATO.
Mosca ha tutto l’interesse a mantenere il vantaggio nei Balcani, non a marciare su Kiev. Gli Usa, almeno l’amministrazione attuale, sembrano disposti a esplorare un compromesso. Le vecchie parole di Dragone, deformate in minaccia preventiva, funziona quindi come cuneo: irrigidisce Mosca, imbarazza Roma, rende l’UE un partner debole.
Il paradosso è che l’ammiraglio non ha mai parlato di attacchi, ma di difesa attiva. E gli attacchi cyber reali sono lì a dimostrarne la logica. Dal 2021 l’UE ha subito oltre 580 operazioni ostili riconducibili alla sfera russa, con un incremento del 38% sulle infrastrutture critiche. I cavi sottomarini, da soli trasportano il 95% del traffico dati globale, sono stati danneggiati più di trenta volte nel Baltico in due anni. Un singolo cavo costa fino a 300 milioni di dollari; ogni giorno di blackout costa 100 milioni. Nel 2023 una rete GRU pronta a colpire ottanta infrastrutture europee è stata neutralizzata da un’operazione USA-UE che ha evitato cifre nell’ordine delle centinaia di milioni.
Questa è la partita reale. Mentre l’Europa è costretta a difendersi in uno spazio ibrido sempre più aggressivo, qualcuno sta usando la disinformazione per colpire dove fa più male: la fiducia politica interna. Se la guerra moderna si combatte anche sulla percezione, l’operazione Dragone è un manuale di manipolazione perfetta. E arriva proprio quando si tenta di costruire la pace.
Molto non va sui giornali, o ci fa in forma ridotta…





