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IL BUONSENSO UMANO E POLITICO

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di Vito Schepisi

Ciò che fa rabbia è che negli altri paesi, quando la politica s’accorge degli errori commessi ha il buonsenso di ricredersi, s’impegna a mutare le visioni ed i comportamenti adottati e senza tanta titubanza (perché anche il tempo può essere un moltiplicatore di sventure) mostra la determinazione e l’impegno per ritornare sui propri passi.
Si veda in Germania che, dopo la recente batosta elettorale regionale in Sassonia e in Turingia, ove l’ultradestra sfiora il 33% e diventa il primo partito, mentre la SPD del Cancelliere Scholz subisce una sonante sconfitta (6,1%), cambia radicalmente indirizzo politico sulla questione dell’’immigrazione irregolare.
Olaf Scholz, sospinto anche dall’attentato di Solingen, rivendicato dall’ISIS, al contrario dei suoi compagni in Italia, è riuscito persino ad apparire più rigido di Matteo Salvini sui temi dell’accoglienza.
In Germania, infatti, dopo la CDU (PPE in Europa), non c’è più l’SPD (PSE in Europa) a tallonarla, ma la destra estrema, facendo venir meno uno dei pilastri della sinistra europea.
Un tentativo di bloccare la discesa elettorale del suo partito?
O la presa d’atto che un partito democratico di massa e di governo ha tra le sue prerogative anche quella di saper interpretare gli umori e la volontà del popolo?
In Italia non è quasi mai così!
Chi sbaglia non solo difende con perseveranza i propri errori, ma li reitera con sciocco vigore, anche a costo di danneggiare il Paese.
Ricordiamoci delle Brigate Rosse, ad esempio, che, prima d’essere additati come criminali, per tanti anni sono stati i “compagni che sbagliano”.
E sono anche in tanti coloro che con un raccapricciante approccio ideologico non esprimono condanne sugli anni di fuoco, anzi continuano ancora a sostenere che la violenza sia una necessità per abbattere tutto ciò che ostacola l’assioma ideologico su cui si sono attestati.
Accade anche che persone razionali, riflessive, democratiche, moderate e prudenti, per il solo fatto di non essere allineati coi loro principi (quasi sempre i più estremi) vengono assimilati alla mitragliata degli “ismo” più reazionari e deprecabili (fascismo, nazismo, razzismo, qualunquismo, capitalismo, etc. etc.).
Naturalmente s’includono, invece, tra gli “ismo” per loro più rivoluzionari ed esaltanti, quali il marxismo ed il comunismo.
E’ evidente che il populismo ideologico della sinistra confligge con principi importanti, come l’imparzialità, la logica ed il senso di responsabilità.
E’ altrettanto evidente che ogni questione, dal poter essere risolvibile col normale rispetto della legalità e del vivere civile, diventa oggetto di principi legati al fondamentalismo ideologico.
In democrazia, però:
– non è previsto l’antagonismo pregiudiziale adottato come una scelta di lotta;
– non ha spazio quella smania d’apparire politicamente corretti;
– è fuori del sistema della solidarietà e della partecipazione quel modo esagerato di voler attribuire tutto il male possibile al pensiero e al comportamento degli altri;
– è incomprensibile fermarsi a sistemare (con le toppe) il presente, senza preoccuparsi dello sviluppo futuro;
– è irresponsabile, infine, lasciare alle future generazioni un Paese deteriorato e pieno di irrisolvibili criticità.
Tutti gli episodi criminali di questi ultimi 20 anni sono la conseguenza di approcci ideologici ai piccoli e grandi problemi di legalità e sicurezza.
La mafia e la criminalità organizzata hanno cercato, in quella che è stata definita “Prima Repubblica”, di penetrare nei meccanismi amministrativi e di governo locale e, non meno, di provare a sollecitare trattative con lo Stato in difesa di spazi di impunità e di clemenza giudiziaria.
Col sistema del voto di scambio, mafia e criminalità hanno provato ad essere indispensabili per la conquista di spazi di potere e per l’estensione delle clientele.
Nella seconda repubblica, invece, con l’acerba lotta politica degli uni contro gli altri, senza che tutti insieme (maggioranza ed opposizione) esprimessero un comun sentire su quei principi di giustizia e di onestà che caratterizzano i sistemi trasparenti d’una condivisa realtà democratica, la mafia e la criminalità hanno appezzato soprattutto la mancanza d’un leale confronto politico, l’assenza della coesione democratica sulla legalità, assieme alla presenza del pregiudizio, per infiltrarsi nelle gestioni amministrative e nel supportarle in cambio di utilità.

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