
di Vito Schepisi
C’è stato e c’è chi prova a cancellare lo sdegno e l’inappellabile condanna di coloro che, in territorio israeliano, nella sera del 7 ottobre del 2023, tra violenze e stupri, tra mutilazioni ed atti d’indicibile orrore, hanno cancellato la vita di 1200 esseri umani (uomini e bambini, anche neonati, giovani, donne, anziani e intere famiglie).
Corpi straziati, mutilati e sgozzati, ragazze violentate e orribilmente trascinate e caricate su auto e moto, sanguinanti, piangenti e, tra l’esultanza della gente, messe in mostra come trofei.
Ne hanno presi in ostaggio 250, alcuni hanno perso la vita nei tunnel di Gaza, ed anche i loro corpi sono stati usati come “merce” di scambio per la liberazione d’un numero molto più alto di carcerati palestinesi, giudicati colpevoli di reati (per lo più di terrorismo), condannati e detenuti nelle carceri israeliane.
Di 49 di questi ostaggi (SENZA NESSUNA COLPA SE NON DI ESSERE ISRAELIANI E VEROSIBILMENTE EBREI) non se ne conosce ancora la sorte.
Sembra che solo una ventina siano ancora in vita, tenuti da 2 anni seppelliti nei tunnel, al buio ed in condizioni di grande sofferenza fisica e morale, immersi in un clima di violenza, senza umanità e trattati con assoluto e fanatico cinismo.
Essere israeliano o essere ebreo, però, non è una colpa!
Ogni individuo, nel rispetto della convivenza civile, dovrebbe essere libero di nutrire i suoi sentimenti etici e di poterli esternare e onorare, accettando il principio della reciprocità, cioè consentendo a tutti di fare altrettanto.
Non può, inoltre, esistere una “colpa” religiosa che possa comportare un massacro a freddo, orrendo, spietato, denso di folle fanatismo.
L’antisemitismo e le conseguenti leggi razziali, con le deportazioni e lo sterminio degli ebrei, hanno contraddistinto la ferocia dei nazifascisti.
Tutte le vittime del 7 ottobre del 2023 erano persone innocenti.
Erano esseri umani, disarmati e tutti in allegria e spensieratezza, anche quei ragazzi che, come è per tanti giovani in tutto il mondo che affollano le piazze dei concerti e delle kermesse musicali, ballavano ed ascoltavano musica.
Se millenni di civiltà non hanno potuto contenere e cancellare questi momenti di buio fosco dell’umanità, non si può non pensare che ci siano motivazioni profonde.
Motivazioni che sopravvivono a tutte le condanne.
Ma questo “mai più” quando prevarrà?
Non si può, pertanto, non riflettere quanto i fanatismi (politici, religiosi, massimalisti e fondamentalisti) siano all’apice delle responsabilità delle barbarie.
Non è per caso!
Non succede come se fosse un imprevisto ed inevitabile incidente della Storia!
In testa alla lista dei responsabili ci sono coloro che predicano la violenza come metodo di confronto, ci sono coloro che estremizzano le posizioni, che insultano gli avversari e che indicano come nemici da abbattere coloro che hanno idee diverse da loro.
Ce ne sono tanti in giro!
Anche in Italia!
L’orrore della violenza e le reazioni terroristiche nascono dalle scintille del nonsenso di quelle “certezze” ideologiche che infiammano l’odio e l’insofferenza, che generano il fanatismo e che riducono la misura della tolleranza.
Il pluralismo deve essere un valore, non una colpa, e l’avversario politico, ovvero chi ha maturato credenze diverse, non è mai un genio del male, ma solo uno che ha fatto altre esperienze e che ha maturato un altro pensiero.
La risposta terroristica, invece, è quella di coloro che estremizzano tutto e che, privi di soluzioni da portare al confronto, insultano, minacciano, reagiscono con violenza e diffondono odio e intolleranza.
E succede ancora! Succede sempre!
E c’è chi questo odio irrazionale lo genera, lo usa e se ne serve per allargarne la portata.
Sempre per biechi motivi!
In questi giorni nelle piazze d’Italia se ne è ancora sentito l’eco.
Le violenze di piazza, il blocco delle strade, delle ferrovie e degli aeroporti, come le devastazioni, gli insulti e le aggressioni alle forze dell’ordine, servono solo a creare disagi e situazioni di pericolo.
Con le violenze emerge e si rivela il vero volto delle masse di coloro che, rifiutando la democrazia, il pluralismo e la convivenza civile, finiscono col mettersi dalla parte dei “terroristi” della storia.





