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I Protocolli dei fessi di Sion

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I Protocolli di Sion

Da duemila anni è sempre colpa loro!

Leggiamo assieme da “Il Tempo” online del 17 marzo 2026.

«”La Procura della Repubblica di Roma ha emesso avviso di conclusione indagini nei confronti di cinque persone per le quali si ipotizza la corresponsabilità nell’attentato con finalità terroristiche perpetrato il 9 ottobre 1982 davanti alla Sinagoga di Roma che causò la morte di Stefano Gaj Taché di appena due anni e il ferimento di 40 fedeli di religione ebraica. Lo comunica la stessa Procura in una nota, ricordando come il commando, composto da terroristi appartenenti all’organizzazione capeggiata da Abu Nidal, “lanciò bombe a mano, contemporaneamente esplodendo raffiche con pistole mitragliatrici all’indirizzo dei numerosi fedeli, che, al termine della funzione religiosa, stavano uscendo dal cancello secondario della Sinagoga che insiste su via Catalana, dileguandosi poi nelle vie adiacenti”».

L’avviso di chiusura indagini – precisa ancora la Procura capitolina – “riguarda Abou Zayed Walid Abdulrahman, 68enne, detenuto in Francia e a giudizio per la strage del 2 agosto 1982 di Rue des Rosiers a Parigi; Abed Adra Mahmoud Khader, 71enne cittadino palestinese residente in Cisgiordania; Al Abassi Souheir Mohammad Hassan Khalil, 74enne di origine palestinese residente in Giordania; Hamada Nizar Tawfiq Mussa, 65enne di origine palestinese residente in Giordania; Abu Arkoub Omar Mahid Abdel Rahman, 66enne di origine palestinese, residente in Giordania”.

“Si ipotizza che abbiano agito in concorso anche con Alhamieda Rashid Mahmoud alias Fouad Hijazy, Maher Said, Al Awad Yousif alias Arabe el Arabi Tawfik Gamal, deceduti”, sottolinea ancora la Procura.

No, non me la sono inventata questa notizia.

Dopo la 46 anni la Procura di Roma ha emesso “avviso di conclusione indagini” per un gravissimo attentato che alcuni “bravi” palestinesi eseguirono nel cuore di Roma e che determinò la morte di un bambino di due anni.

Un bambino italiano proveniente da una famiglia di fede ebraica.

Chissà cosa ne avrebbe pensato Giulio Cesare.

Svetonio ci racconta il funerale del sommo generale:

“… quibus perpauca a se uerba addidit, lectum pro rostris in forum magistratus et honoribus functi detulerunt, quem cum pars in Capitolini Iouis cella cremare pars in curia Pompei destinaret, repente duo quidam gladiis succincti ac bina iacula gestantes ardentibus cereis succenderunt confestimque circumstantium turba uirgulta arida et cum subselliis tribunalia, quicquid praeterea ad donum aderat, congessit… et ueteranorum militum legionarii arma sua, quibus exculti funus celebrabant; matronae etiam pleraeque ornamenta sua, quae gerebant, et liberorum bullas atque praetextas. In summo publico luctu exterarum gentium multitudo circulatim suo quaeque more lamentata est praecipueque Iudaei, qui etiam noctibus continuis bustum frequentarunt.

“Alcuni volevano che lo si cremasse nel santuario di Giove Capitolino, altri invece nella curia di Pompeo, ma improvvisamente due uomini con i gladi alla cintura, tenendo due giavellotti tra le mani, appiccarono il fuoco con torce ardenti; subito la folla dei presenti gettò sopra il rogo legna secca, panchetti, i sedili dei giudici e tutti i doni che poteva trovare… I veterani delle sue legioni vi gettarono le armi con le quali si erano parati per il funerale. Anche molte matrone gettarono sulla pira i gioielli che portavano indosso e le bolle d’oro e le preteste dei loro figli. Oltre a queste grandiose manifestazioni di dolore pubblico, le colonie di stranieri, ciascuna a suo modo, espressero separatamente il proprio cordoglio, soprattutto i Giudei che, anche nelle notti successive, si riunirono attorno alla sua tomba”.

Il bambino ucciso non era un estraneo in Roma.

Gli ebrei non sono estranei a Roma, a Venezia, a Ferrara, a Livorno, a Milano e in tutto il resto d’Italia. Sono qui da oltre duemila anni.

Perché si è soliti ricordare solo il rapporto conflittuale tra ebrei e romani, che culminò nella rivolta di Simon Bar Kokhba (Simone Figlio della Stella) del 135 d.C. e, conseguente, ultimo esilio degli ebrei e non le concessioni cesariane?

Sulla rivolta leggiamo su Wikipedia le tesi che, anche in un articolo che parla di fatti di quasi duemila anni fa, mescolano religione e politica, eventi antichi e moderni, tesi ancor più pericolose in questo clima avvelenato contro gli ebrei.

… La maggior parte dei rabbi non si schierò però con lui, anzi lo definirono “figlio della menzogna” (Bar Koseba) e questo rappresentò la sanzione definitiva del fallimento dell’ultima speranza messianica.

Due argomenti polemici contro questi ribelli: l’insistita sottolineatura dei crimini dei Giudei, causa della messa a fuoco della Palestina, e la persecuzione di Simon contro i cristiani che non lo seguirono nella rivolta. Simon sosteneva di essere disceso come luce dal cielo a illuminare i suoi seguaci.

Dopo la vittoria Publio Elio Traiano Adriano trasformò Gerusalemme in una colonia romana e la città fu ribattezzata Aelia Capitolina, ricostruita secondo lo stile di una tipica città romana.

I nuovi coloni subentrarono agli ebrei ai quali fu proibito di entrare in città pena la morte, tranne che per un giorno all’anno, durante la festività di Tisha B’Av. La provincia di Giudea assunse il nuovo nome di Siria Palestina, dispensando il nome di Giudea.

Nel 132 Adriano aveva completato la costruzione del tempio pagano di Afrodite sopra il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Vespasiano aveva già provveduto a radere al suolo la Spianata del tempio che comprendeva il Golgota e il Santo Sepolcro, non distante dalla Tomba degli altri Re d’Israele.

Antonino Pio, successore di Adriano, permise invece di nuovo ai Giudei la circoncisione pochi anni dopo, ma solo sotto Costantino I fu permesso loro di rientrare a Gerusalemme per pregare e piangere sul luogo del santuario.

Il divieto fu mantenuto fino al VII secolo; infatti Costantino I ordinò la costruzione di luoghi santi cristiani nella città, fra questi la basilica del Santo Sepolcro. I resti delle sepolture dal periodo bizantino sono esclusivamente cristiani, suggerendo che la popolazione di Gerusalemme in epoca bizantina probabilmente era costituita da soli cristiani. Prese insieme, queste misure, che hanno colpito anche i cristiani ebrei, hanno essenzialmente “secolarizzato” la città.

Conseguenze

La tragedia dell’epoca di Adriano segnò per i Giudei la fine del sogno di uno Stato indipendente e il rinvio definitivo dell’arrivo di un Messia. La speranza messianica non venne meno, ma perse l’immediatezza. Tale speranza avrebbe ripreso concretezza solo nel XIX secolo, con la nascita del sionismo e delle sue conseguenze sino all’epoca attuale.

Partiamo dall’ultima osservazione: messianismo quale spinta del sionismo?

Lo sanno anche i sassi che Israele fu creato in grandissima parte da sionisti laici o tiepidamente religiosi e che Haredim, Datim e Chassidim sono stati per decenni lontani dal potere.

I Datim chiamavano e tuttora chiamano i laici che hanno fatto Israele “Zionist,” altro che Messianismo! E l’epiteto non è proprio gentilissimo.

Si guardino le fonti dell’epoca. Dove lo troviamo il Messianismo?

Anvedi quanto erano messianici Moshé Dayan o Golda Meir…

Da qui parte un’altra domanda: ma cosa si intende poi con Messianismo e in che cosa sbaglierebbero gli Ebrei ad aspettare il Messia, come peraltro fanno anche i cristiani?

Forse è colpa di quell’estremista del Rambam (Mosè Maimònide XII secolo) che nei suoi Tredici principi della Fede ebraica  (Commento alla Mishna Sanhedrin 10) che tutti iniziano con la frase Ani ma’amin b’emuna sheleimah (io credo con fede completa) ha “osato” nel penultimo punto affermare:

Ani ma’amin b’emuna sheleimah

b’viat ha Mashiach,

veàf al pi sheyitmamèha

im kol zeh achakeh lo

bechol yom sheyavò.

“Credo con fede incrollabile nella venuta del Messia e, anche se tarda a venire, continuerò ad attenderlo ogni giorno”.

Questo Maimònide che coraggio!

E poi era anche illetterato; se avesse letto Wikipedia avrebbe capito che la sua speranza sull’arrivo del Messia era “definitivamente fallita”.

In verità questa è la versione cantata costruita sul XII Principio, ma è quella che tutti gli ebrei conoscono e amano, anche a causa della melodia che fu creata da Reb Azriel David Fastag nel carro bestiame che lo portava a morire a Treblinka.

Affermare poi che gli ebrei abbiano lasciato completamente la Terra di Israele non è corretto.

Anzi è una grossa bugia che alimenta l’idea che lo Stato moderno di Israele sia un’impresa coloniale europea, priva di alcun legame storico con quella terra.

Inoltre, il ritorno degli ebrei non ha avuto origine con il movimento sionista moderno all’inizio degli anni Ottanta del XIX secolo.

L’Aliyah (ritorno in eretz Israel) è stata un fenomeno continuo nel corso dei secoli.

Il popolo ebraico non ha mai veramente lasciato la Terra Santa. Certamente, molti furono uccisi o espulsi al tempo di Masada e in seguito, ma molti ebrei continuarono a vivere in “Palestina” (il nome dato dai Romani dopo la rivolta di Bar Kochba) per un periodo di tempo considerevole dopo.

Le prove sono evidenti dai numerosi siti archeologici visibili oggi, come quelli di Beit Alpha, Beit She’arim, Tzippori (Sepphoris), Baram e molti altri.

Gli ebrei costituivano la maggioranza della popolazione della Palestina almeno fino al V secolo d.C., e in Palestina esisteva un patriarcato ebraico autonomo riconosciuto dai romani fino al 429 d.C.

I resti archeologici indicano la fondazione di oltre 80 sinagoghe, in particolare in Galilea, durante i sei secoli successivi alla distruzione del Tempio.

Dopo Masada, la popolazione ebraica era abbastanza consistente da consentire lo scoppio di tre gravi rivolte contro il dominio romano o bizantino; l’ultima, contro l’imperatore Eraclio, avvenne nel VII secolo.

Le testimonianze della Genizah del Cairo e gli scritti del viaggiatore ebreo spagnolo Beniamino di Tudela indicano che gli ebrei continuarono ad abitare diverse città, tra cui Gerusalemme, dopo la sconfitta bizantina per mano degli arabi guidati da Omar Ibn Al Khattab nel 637, e persino durante il dominio crociato.

Infatti, il XII secolo vide un’impennata dell’immigrazione ebraica dall’Europa; 300 rabbini provenienti dall’Inghilterra e dalla Francia, tra cui numerosi eminenti Tosafisti (studiosi della Torah e del Talmud), emigrarono in Terra Santa nel 1211, mentre il famoso rabbino e filosofo spagnolo Nachmanide (il Ramban) fece l’aliyah nel 1267.

Il grande Obadiah di Bertinoro fece aliyah nel 1488.

La popolazione ebraica aumentò e diminuì in funzione dell’immigrazione, delle calamità naturali e delle malattie. Le espulsioni dalla Spagna (1492) e dal Portogallo (1497) portarono alla costituzione nel XVI secolo di una consistente comunità ebraica a Tzfat (Safed), che divenne un importante centro ebraico, nonché un importante polo per il commercio della lana e l’industria tessile.

Per finire, “Tale speranza avrebbe ripreso concretezza solo nel XIX secolo, con la nascita del sionismo e delle sue conseguenze sino all’epoca attuale”.

Una perla assoluta; pensa che questi cattivoni ebrei che con il loro Messianismo hanno alimentato il Sionismo (bugia atroce) e hanno in ultima analisi provocato i correnti casini nel Medioriente.

E si badi, questo bel risultato Wikipedia lo raggiunge in una voce dedicata a fatti di duemila anni fa!

Et voilà, chi legge queste cose da una fonte suppostamente neutrale, fa il pieno di panzane, di disinformazione e di vere e proprie bugie.

Non che Wikipedia sia attendibile: a me hanno “solo” rubato un trisavolo e un quadrisavolo (figure storiche del Risorgimento, esponenti di una stirpe antichissima) che invece di appartenere alla mia stirpe risultano, secondo questa “brava” gente, gli avi di qualcun altro.

Ormai, però, il parossismo mediatico antisemita (travestito da antisionismo) e antitrumpista è arrivato al furore, accomunando così attori provenienti da contesti assai diversi, se non opposti.

Non c’è da stupirsi, quindi, leggendo cosa ha scritto Joe Kent al presidente Trump nel rassegnare fieramente le dimissioni per la sua contrarietà alla guerra contro l’Iran: “In qualità di marito “Gold Star” che ha perso la mia amata moglie Shannon in una guerra scatenata da Israele… prego che rifletta su ciò che stiamo facendo in Iran e per chi lo stiamo facendo”.

Se la prende direttamente contro Israele per la morte della moglie.

Ma l’orribile attentato in cui morì Shannon fu provocato da un kamikaze dell’ISIS che si fece esplodere in un ristorante nel nord della Siria, dove era seduto un gruppo di americani.

Nessuno ha mai menzionato Israele come “motore” della guerra all’ISIS, letteralmente una creazione della CIA per contrastare i sovietici.

Nella lettera di nomina di Kent, Trump scrisse: “Joe conosce il terribile prezzo del terrorismo avendo perso la sua meravigliosa moglie, Shannon, una grande eroina americana, uccisa nella lotta contro l’ISIS”.

Infine, anche se non mi piace citarmi, in un articolo, pubblicato sul Nuovo Giornale Nazionale almeno quattro anni fa, rappresentai ciò che il neonominato Capo del Mossad, David Barnea, aveva con forza esplicitato agli apparati di sicurezza, all’esercito e al governo di Israele.

Barnea, un intelletto finissimo come i fatti hanno dimostrato, riteneva che la situazione geopolitica di Israele fosse disperata, quasi irrecuperabile.

Pochi anni dopo tutti i nemici di Israele sono sdraiati in terra.

Certo la propaganda antisemita dice che gli iraniani vinceranno la guerra… che il regime è fortissimo.

Il bombardamento subito dall’Iran, quando si concluderà, sarà uno dei più pesanti della storia.

Tireranno ancora qualche drone e qualche missile?

Può darsi, ma la schiena militare dell’Iran è stata spezzata per decenni e l’ultima e più pericolosa delle minacce per Israele sarà stata eliminata.

Questo era il piano di Barnea già da anni.

La furiosa propaganda in essere vuole venderci la guerra con l’Iran come una pazzia di Trump, suggerita dalla malignità ebraica… molto nazionalsocialiste come posizioni mi sembra.

Sembra anche che la nuova versione dei «Protocolli dei Savi di Sion» sull’influenza israeliana debba essere smentita. Contrariamente alle leggende sul controllo di Bibi su Trump, la situazione è esattamente l’opposto.

Più volte Trump ha imposto a Netanyahu cosa fare, contro la sua volontà.

Ad esempio, il 15 gennaio 2025, cinque giorni prima che Trump entrasse alla Casa Bianca, il suo inviato speciale, Steve Witkoff, è arrivato in Israele. Ha costretto Netanyahu a incontrarlo durante lo Shabbat e ad accettare un accordo che non voleva per il rilascio degli ostaggi.

E ancora alla fine del 2025, quando Trump ha costretto Netanyahu a firmare l’accordo di cessate il fuoco in 20 punti, che includeva un paragrafo sulla statualità palestinese – ancora una volta, contro la volontà di Netanyahu.

C’è stata anche l’umiliante telefonata in cui Netanyahu è stato costretto a scusarsi con il sovrano del Qatar per il tentativo di colpire i leader di Hamas a Doha.

E, di fatto, anche in questi giorni, gli Stati Uniti stanno cercando di impedire a Israele di espandere la sua guerra in Libano.

Quindi, Israele controlla gli Stati Uniti?

Sì, agli occhi dei nuovi credenti dei Protocolli: Tucker Carlson, Candace Owens, Thomas Massie, Mary Taylor Green ed ora anche Joe Kent che non esita, pur di sporcare Israele, di mentire sulla morte della moglie.

In verità, il crollo del regime iraniano rappresenta un interesse strategico degli Stati Uniti coincidente con quello di Israele.

Gli europei, che condividono per larga parte il medesimo interesse, per codardia e opportunismo volevano mangiare a sbafo e tale situazione si sta deteriorando sempre di più.

Riassumendo: un tempo gli ebrei venivano incolpati di ogni problema.

Oggidì viene incolpato lo Stato ebraico.

A quel tempo erano bugie.

Anche nel presente sono bugie.

A quel tempo la gente non aveva paura a dichiararsi antisemita esplicitamente.

Quelli di oggi sono camuffati da antisionisti, o da semplici fessacchiotti.

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