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Hormuz e Bab el-Mandeb chiusi?

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Hormuz e Bab el-Mandeb

Il mondo davanti al più grande shock energetico del XXI secolo?

Se le notizie provenienti da Teheran fossero confermate, il mondo si troverebbe davanti a uno scenario che fino a pochi mesi fa apparteneva più alle simulazioni strategiche che alla realtà.

Secondo fonti vicine al presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, l’Iran avrebbe bloccato contemporaneamente lo Stretto di Hormuz e quello di Bab el-Mandeb, i due principali colli di bottiglia attraverso cui transita una parte fondamentale dell’energia mondiale.

Per comprendere la portata dell’evento basta osservare una mappa.

Hormuz collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano e vede transitare circa il 20% del petrolio mondiale. Bab el-Mandeb collega invece il Mar Rosso al Golfo di Aden e rappresenta uno dei passaggi strategici per il traffico marittimo tra Asia ed Europa attraverso il Canale di Suez.

La chiusura simultanea dei due stretti significherebbe interrompere o rallentare una quota enorme dei flussi energetici globali. Petrolio, gas naturale liquefatto, prodotti raffinati e merci dovrebbero cercare rotte alternative molto più lunghe e costose.

I mercati reagirebbero immediatamente. Il prezzo del petrolio potrebbe superare rapidamente i 120-150 dollari al barile, mentre nelle ipotesi più estreme alcuni analisti non escludono quotazioni vicine ai 200 dollari. L’effetto sarebbe immediato sui carburanti, sui costi di trasporto e sull’intera filiera produttiva mondiale.

Per l’Europa il problema sarebbe doppio. Da un lato aumenterebbero i costi energetici, dall’altro verrebbero colpite le catene logistiche che collegano il continente ai mercati asiatici. Ogni container costerebbe di più, ogni spedizione richiederebbe tempi maggiori e ogni impresa importatrice o esportatrice vedrebbe ridursi i margini.

Ma il vero elemento di preoccupazione riguarda il possibile passo successivo annunciato dalle stesse fonti iraniane: attacchi contro infrastrutture petrolifere, del gas e dell’energia nei Paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti.

In questo caso non sarebbe più soltanto un problema di trasporto delle materie prime. Verrebbe colpita direttamente la capacità produttiva di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e altri grandi esportatori. Si passerebbe da una crisi logistica a una crisi strutturale dell’offerta energetica mondiale.

La conseguenza economica avrebbe un nome preciso: stagflazione. Crescita debole o negativa accompagnata da forte inflazione. Uno scenario che richiama la crisi petrolifera degli anni Settanta e che potrebbe mettere sotto pressione governi, banche centrali e sistemi industriali di tutto l’Occidente.

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