di Giuseppe Augieri
Gratteri è un PM che, oltre ad essere il motore di forti indagini e processi contro la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, ha criticato – in più occasioni – i test psico-attitudinali, la stretta alle intercettazioni, l’abolizione dell’abuso d’ufficio, la riforma del ministro Nordio, il divieto di pubblicazione delle ordinanze sui giornali. Non mi sembra schierato politicamente: se lo fosse, non lo sarebbe con la destra. Bene. Gratteri afferma: noi magistrati abbiamo sbagliato e non siamo più credibili. Non so se ridere o se piangere: lo dico da mesi e lo dirò ancora e sempre
Che “qualcosa” nella magistratura non vada, è tangibile. Basti pensare alla politicizzazione di alcune fette della magistratura o (i dati sono incompleti) alle oltre 30mila persone che dal 1991 a oggi sono state vittime di malagiustizia. O al miliardo di euro costato allo Stato per errori commessi delle toghe: nonostante una “manina tirata” dello Stato.
Il punto di partenza è il caso Palamara e le sue “confessioni”. Che non hanno prodotto effetti concreti. Gratteri individua un altro risvolto: la inerzia o almeno l’insufficienza del Presidente della Repubblica, nella sua veste costituzionale di Presidente del CSM e garante dell’equilibrio dei poteti dello Stato, nel fare chiarezza sulle denunce fatte. Gratteri dichiara: «Lo avevo detto che il presidente della Repubblica avrebbe dovuto convincere i componenti del Consiglio superiore della magistratura a dimettersi, perché sul caso Palamara bisognava lanciare il messaggio alla gente che si stava voltando pagina, che si faceva un taglio netto». E poi: «È passato il messaggio che si voleva tutelare una corporazione che non voleva lasciare la poltrona. E questo ci ha resi più deboli, perché le correnti all’interno della magistratura sono ancora tante». Chapeau.
Vero che Mattarella non è stato del tutto zitto sulla vicenda. La degenerazione del fenomeno del correntismo all’interno della magistratura e del Csm era già stata al centro di richiami da parte di altri capi dello Stato, da Pertini a Cossiga, da Scalfaro a Ciampi e a Napolitano. Ma mai così duri come Mattarella. E tuttavia doveva essere chiaro che si sarebbe dovuto andare oltre una peraltro coraggiosa denuncia da parte dell’attuale Presidente della Repubblica.
A me viene da chiedermi, perché sono un testone incorreggibile, questo: se neanche su questa vicenda non si è andato e non si va oltre le dichiarazioni per quanto solenni, quale speranza possiamo avere che le dichiarazioni su Mani Pulite di magistrati e di responsabili del PCI/PD, tutte andate a vuoto in un silenzio che non vorrei definire correo, escano da questo anfratto cupo di attentato alla democrazia ed alle libertà.
Già: perché di questa uscita di Gratteri parlano tutti i giornali, senza distinzioni di schieramento. Quelle di Pellegrino e di Violante, le mezze ammissioni di D’Ambrosio, quelle più sconvolgenti di Gherardo Colombo, sono sparite dal giro dell’informazione. Invito ad andare a rileggerle. In gioco c’è stato un tentativo di sovvertimento dell’ordine dei poteri costituzionali, coperto da ogni forma di omertà e di teste voltate da un’altra parte. Sarei felice se mi si smentisse. Ma non lo credo possibile.
Ed anche solo voler considerare che quella operazione è stata fraudolentemente raccontata come una “festa” che consentiva una riscossa dal basso “della plebe” dice di una stagione di subdoli sovvertimenti della democrazia attraverso la credulità popolare: per me il segno di un tentativo di regime. Se davvero fu una festa, ad essa si unirono anche i ceti vincenti, come sempre nelle rivoluzioni, felici di fingersi popolo. Un carnevale, passato il quale ognuno riprende il suo posto e senza mischiarsi con gli altri: la casta è casta…..faceva dire Totò persino ad un morto.
Così è avvenuta la liquidazione della nostra vecchia classe dirigente. Così oggi siamo come siamo. In silenzio.



