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GIORGIA MELONI, LEADER, PREMIATA DALL’ATLANTIC COUNCIL A NEW YORK

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricevuto a New York il Global Citizen Award 2024, riconoscimento conferitole dal think tank Atlantic Council “per il suo pionieristico ruolo di prima donna capo del governo in Italia, il suo forte sostegno all’Unione europea e all’alleanza transatlantica, nonché per la sua presidenza del G7 nel 2024”.

Sarà difficile, ora, per certi supponenti e arroganti esponenti della ormai sedicente sinistra continuare con l’esausto ritornello dell’antifascismo, del sovranismo, della ragazza della Garbatella che non ha idea di cosa fare, di una Meloni isolata.

La ballata Bella ciao è finita ieri a New York.

Ora quella che insiste a chiamarsi sinistra dovrà fare i conti con una leader riconosciuta a livello internazionale senza se e senza ma. E dovrà fare i conti con proposte e non con ritornelli obsoleti.

Un politico, ha dichiarato Giorgia Meloni, “ha fondamentalmente due opzioni: essere un leader o essere una persona che segue; dare o meno una rotta; agire per il bene dei propri cittadini o agire in base a quello che dicono i sondaggi. La mia ambizione è guidare, non seguire”, ha affermato Meloni, esprimendo il proprio “orgoglio” in qualità di prima donna a servire come capo del governo di “una nazione straordinaria” come l’Italia.

Gli aspiranti alla Legion d’Onore, la truppa dei seguaci, l’esercito dei servi della tecno-finanza non hanno di fronte un’aspirante seguace, ma un politico che vuole essere leader.

Era dai tempi di Bettino Craxi che non si vedeva comparire sulla scena italiana un leader. Abbiamo visto “ottimati”, “competenti”, “surrogati”, ossia politici e tecnici di bassa levatura.

Oggi vediamo, finalmente, una leader.

L’Atlantic Council è un think tank statunitense con sede a Washington il cui scopo è: “Promuovere la leadership americana e accordi internazionali basati sul ruolo centrale della comunità atlantica”.

In altri termini, l’Atlantic Council è la testa pensante della Nato.

Il premio costituisce, pertanto, una piena legittimazione internazionale.

Non è indifferente, per una lettura politica dell’avvenimento, che il prestigioso riconoscimento le sia stato consegnato da Elon Musk, amministratore delegato di Tesla e SpaceX e proprietario e presidente del social media X.

MELONI E MUSK

La presidente del Consiglio, ha detto Musk, ha fatto “un lavoro incredibile come primo ministro dell’Italia: un record in termini di crescita economica e di occupazione. È un onore essere qui per conferire questo premio ad una persona ancora più bella dentro di quanto sia fuori: ha fatto un lavoro incredibile, ed è una persona autentica e onesta”.

Il fatto che sia stato Musk a consegnare il premio a Giorgia Meloni, oltre ad avere un significato politico per la leader italiana e per l’Italia è anche un segnale internazionale importante.

L’Atlantic Council come detto, è il cervello pensante della Nato ed Elon Musk è un importante interlocutore del Pentagono ed è anche un sostenitore dichiarato di Donald Trump.

Se l’Atlantic Council ha delegato Elon Musk a consegnare il premio a Giorgia Meloni, questo può anche significare uno spostamento del think tank Nato verso la sponda repubblicana.

I segnali simbolici, in politica, spesso contano molto di più di tante parole.

Il discorso pronunciato per l’occasione da Giorgia Meloni è stato incentrato sul patriottismo e sui valori come cura per la crisi d’identità che affligge l’Occidente.

Il presidente del Consiglio italiano ha ricordato “lo sforzo del governo italiano per riformare il Paese, in modo da renderlo ancora una volta protagonista nello scacchiere internazionale” e ha posto l’accento sul “legame inseparabile” che unisce Italia e Stati Uniti, “indipendentemente dalle visioni politiche dei rispettivi governi”.

“Un legame – ha detto Giorgia Meloni – dimostrato dai tanti amici di origine italiana che sono qui, in rappresentanza di una comunità che per generazioni ha contributo a rafforzare l’America”.

Un legame, ha aggiunto Giorgia Meloni, che costituisce anche uno dei pilastri su cui poggia la forza dell’Occidente.

L’Occidente, ha spiegato la presidente del Consiglio, è “molto più di un luogo fisico: la parola non va a definire i Paesi in base alla loro posizione geografica, ma rappresenta una civiltà costruita nei secoli grazie al genio e al sacrificio di molte persone. L’Occidente è un sistema di valori che ha al centro la persona, dove uomini e donne sono uguali e liberi, dove i sistemi sono democratici, la vita è sacra e vige lo Stato di diritto”.

Discorso di alto profilo che non ha evitato di sottolineare i concetti di nazione e di patriottismo.

“Non bisogna vergognarsi”, ha affermato Giorgia Meloni, “di utilizzare e difendere concetti come quelli di nazione e di patriottismo: perché non rappresentano un luogo fisico, ma uno stato d’animo”.

La libertà e i nostri valori occidentali, così come l’orgoglio che proviamo per essi, sono “le armi che i nostri avversari temono di più”, ha aggiunto la presidente del Consiglio, che ha citato l’ex presidente statunitense Ronald Reagan: “Dobbiamo capire che nessun arsenale, nessuna arma al mondo è formidabile quanto la volontà e il coraggio morale degli uomini e delle donne liberi”.

La presidente del Consiglio ha aggiunto che “non possiamo abbandonare la forza della nostra identità, perché sarebbe un regalo ai regimi autoritari”. Questi ultimi, ha avvertito Meloni, promuovono l’idea di un Occidente in declino, di democrazie che non riescono a portare risultati, ma voglio dire una cosa: continueremo a difendere i nostri valori”.

La presidente del Consiglio ha parlato poi delle crisi nel mondo, che si stanno moltiplicando, ma ha affermato che dietro ad ogni crisi si nasconde una opportunità per mettersi in discussione e cambiare.

“Dobbiamo riacquistare la consapevolezza di chi siamo. Come Occidente abbiamo il dovere di mantenere questa promessa e trovare risposte ai problemi del futuro avendo fede nei nostri valori”, ha affermato Meloni e ha aggiunto: “Dobbiamo iniziare da noi stessi, per sapere chi siamo veramente e rispettarci prima di capire e rispettare gli altri”.

“Il Sud globale chiede più influenza, i Paesi in via di sviluppo ormai stanno collaborando tra di loro, e le autocrazie stanno guadagnando terreno rispetto alle democrazie”, ha avvertito Meloni, che ha poi ricordato che in un momento storico “dominato dal caos”, l’Italia è “ferma al fianco di chi combatte per la propria libertà e sovranità: non solo perché è la cosa giusta da fare, ma anche perché prevenire un futuro in cui vige la legge del più forte è nell’interesse dell’Italia e dell’Occidente”.

Sul tema dei migranti, Meloni è stata esplicita: “Sappiamo come affrontare le sfide del nostro tempo solo perché impariamo le lezioni del nostro passato. Combattiamo i trafficanti di esseri umani perché ricordiamo che secoli fa abbiamo combattuto per abolire la schiavitù. Difendiamo la natura e il genere umano, perché sappiamo che senza il lavoro responsabile dell’uomo non è possibile costruire un futuro sostenibile”.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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