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Europa, perché non sospendere la carbon tax?

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Chi si avvantaggia del sistema parassitario della CO₂?

Giorgia Meloni ha proposto, per una volta giustamente, di sospendere la carbon tax per rilanciare le aziende, e subito 8 Paesi europei le hanno dato contro.

Va detto che la Carbon Tax non si riferisce agli inquinanti, ma alla sola CO₂, il gas della vita, il cibo per le piante considerato alla stregua di un inquinante qualsiasi per ragioni che è difficile comprendere, ma che, di fatto, stanno compromettendo la competitività dell’intero apparato produttivo europeo, e stanno conducendo il continente alla desertificazione di tutto quanto di industriale non sia militare (quello è esentato).

Il sistema prevede che l’emissione di CO₂ necessaria alla produzione si possa acquistare sul mercato sotto forma di crediti, a prezzi che variano con le leggi del mercato stesso.

Ma quanto vale la fuffa della CO2?

Il mercato globale è in forte crescita, con un valore complessivo che nel 2023 ha superato gli 880 miliardi di euro (nel 2021 quando è stato introdotto il regolamento si ipotizzavano 200 miliardi), trainato principalmente dall’ETS europeo (EU ETS), il sistema di scambi obbligatori.

I prezzi dei permessi EU ETS si attestano tra 60 e 100 euro per tonnellata, mentre nel mercato volontario i prezzi variano solitamente tra 5 e 30 dollari, a seconda della qualità del progetto.

Si prevede che i prezzi del carbonio crescano, con stime per l’ETS europeo che potrebbero raggiungere i 130 – 150 €/t entro il 2030, rendendo il costo della compensazione sempre più alto.

In agricoltura sta emergendo un mercato della cattura della CO₂ che valorizza i crediti tra 30 e 200 euro a tonnellata.

Ora capite bene che tutto questo non porta nulla, non produce nulla, ed è solo un inutile aggravio di costi a livello produttivo, costi che pagano i consumatori che acquistano merci prodotte in Europa, e i lavoratori che perdono il lavoro a causa della concorrenza dei prodotti di importazione extra UE.

La favoletta del gas serra che aumenta per le attività umane e porta i cambiamenti climatici, è credibile quanto l’efficacia dei vaccini anti Covid, tuttavia, anche fosse, va notato che la UE non ti dice “devi ridurre la CO₂ che emetti”, ma solo “se emetti CO₂ ci paghi”.

A parte questo, l’80% della attività produttive del pianeta si concentra in aree in cui della CO₂ emessa se ne fottono, per cui la norma europea, con i suoi risultati complessivamente modesti, oltre ad essere kamikaze è irrilevante.

Ma allora chi guadagna sul sistema parassitario della CO₂?

– In primo luogo i governi, che utilizzano questo fiume di denaro per sovvenzionare i comparti a loro più vicini, e i loro bacini di voti. Solo il 9% di questo denaro viene poi reinvestito in misure contro il cambiamento climatico ma sempre seguendo la logica clientelare di cui sopra.

– Poi le aziende definite “verdi”, imprese innovative che sviluppano alternative pulite e possono vendere i loro permessi di emissione in eccesso (nel sistema cap and trade) a quelle più inquinanti. Normalmente queste aziende fanno capo a grandi investitori, Blackrock e similari, probabilmente in combutta col la leadership politica continentale.

– Le aziende di veicoli elettrici. Elon Musk ad esempio ha guadagnato miliardi dalla vendita di “carbon credit” (crediti di emissione) ad altri costruttori automobilistici che non rispettano i limiti di inquinamento, incassando oltre 1 miliardo di dollari nel solo 2024.

– Ma, soprattutto, Trader e intermediari finanziari, ovvero gli operatori che gestiscono le transazioni e le commissioni all’interno del mercato del carbonio, perché nel sistema che hanno creato, i crediti CO2 sono un prodotto finanziario esattamente come i bit coin, fuffa uguale.

– Da qualche tempo sono poi nate delle società di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS), aziende che sviluppano tecnologie per catturare CO₂ e iniettarla nel sottosuolo, pagandosi i costi e guadagnando denaro vendendo i crediti risultanti.

Ora, la domanda cruciale è: si può essere più imbecilli?

Mi verrebbe da rispondere di no, ma ho imparato per esperienza che all’idiozia non c’è limite, e quando pensi di aver trovato il più idiota ecco che ne spunta un altro ancora più idiota.

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