di Ugo Busatti Sulla base di recenti sondaggi, solo il 43% degli italiani sarebbe pro UE. E le elezioni si avvicinano. Interessante vedere le grandi manovre: da un lato chi spinge per un allargamento dei Paesi che in un modo o nell’altro sono sotto la influenza russa, allargamento da fare in fretta ed a tutti i costi, indipendentemente dal fatto che tali Paesi rispettino o meno i fondamentali richiesti, e dall’altro lato un parlamento europeo che vorrebbe procedere prima dell’allargamento ad una profonda revisione dei Trattati.
Entrambe le posizioni sono inadeguate alla situazione reale.
Allargare adesso, in un momento di crisi economica, e soprattutto politica con questa Ucraina che sta devastando la vita di tutti noi, sarebbe senza criterio. A che serve avere dei cosí detti “valori” per poi svenderli (l’Ucraina non ne soddisfa praticamente nessuno) solo perché si sta seguendo una politica (suicida, a mio avviso) di tentata distruzione della Russia. Ma al di lá delle questioni politiche, allargare significa pugnalare la nostra agricoltura, impegnare importanti risorse per Paesi lontani che sarebbero prenditori netti, mentre noi continueremmo ad essere pagatori netti. Non esiste un programma politico in mancanza di un programma fiscale. Ed il fisco, come ripetutamente scrivo nel mio progetto di SEI (Stato Etico Italiano), serve alla politica per aiutare i poteri forti. Perdere la possibilitá di tassare, o meglio di far dedurre o detrarre, leverebbe del tutto il potere ai politici. E loro non ci stanno. Quindi niente fisco, niente unione politica. Euro docet.
Se si procede sulla strada della revisione dei Trattati, i piccoli Paesi perderanno del tutto ogni possibilitá di essere determinanti, dato che si vorrebbe eliminate la unanimitá come criterio di votazione sulle scelte importanti. Si vorrebbe una Commissione piú potente in grado di autocensurarsi, un parlamento piú in grado di legiferare in modo cogente. Ed altre piccole cosette, come rendere le competenze nei seguenti settori (attualmente di competenza esclusiva degli Stati membri) di competenza condivisa: salute pubblica (in particolare le minacce per la salute a carattere transfrontaliero, compresa la salute sessuale, riproduttiva e i relativi diritti), protezione civile, industria e istruzione. Infine, auspicano una maggiore collaborazione tra Ue e Stati membri anche in quegli ambiti in cui le competenze sono già condivise (come energia, affari esteri, sicurezza esterna e difesa, politica delle frontiere esterne e infrastrutture transfrontaliere).
Se le scelte di questo futuro mostro saranno come ora di fomentare le guerre e combattere i nostri partner essenziali anche a costo di rendere difficile la vita ai cittadini, come sta avvenendo ora, e di levare il futuro ai nostri giovani oberandoli di debiti, la UE perderá sempre piú pezzi nello scenario internazionale.
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