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Elly, dal Campo Largo al Campo Draghi

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dal Campo Largo al Campo Draghi

Il PD della Schlein non vuole vincere, vuole “far vincere” un governo che escluda Fratelli d’Italia e prepari il Quirinale per Super Mario – Il gioco funzionerebbe con l’esclusione dei due “putiniani” Conte e Vannacci – Marina Berlusconi alleata dell’italico “Governo Volodymyr”? – Attenzione: a Kiev prevale la corruzione –

Collegandomi ai miei precedenti articoli (vedi i link in fondo al testo), esordisco con l’affermazione, desunta dagli ultimi avvenimenti e dalle ultime dichiarazioni, che il PD non vuole vincere, ma vuole “far vincere” chi ancora una volta pensa ad un governo di emergenza, possibilmente gestito da Enrico Letta (leggi finanza e von der Leyen), su nomina, ovviamente di Sergio Mattarella.

Un governo di emergenza post elettorale, dove nessuno degli schieramenti raggiunge la soglia del 42% e dove il Paese si trova in balia di un’eversione crescente.

Si assiste, infatti, ad una saldatura crescente della rete dell’antagonismo che in Valle di Susa ha visto all’opera uomini e donne provenienti da Francia, Spagna Olanda.

Gli attacchi ai cantieri di sabato, in particolare a quello di Chiomonte, segnano la conferma di quanto già visto il 31 gennaio scorso a Torino, durante le violenze scoppiate in occasione dello sgombero del centro sociale Askatasuna.

Se per chi indaga sugli assalti è indubbio che la regia di Askatasuna ci sia stata, altrettanto certo è che gli anarchici abbiano avuto un ruolo di primo piano in Val di Susa e a Bologna.

Il livello dello scontro ha subito un’impennata. Sabato sono state utilizzate numerose molotov e altri dispositivi incendiari, come non si vedeva da tempo.

Sono poi arrivate le rivendicazioni, con fotografie scattate dagli appartenenti al Blocco Nero, in seguito messe sui social, mentre il movimento No TAV utilizza i comunicati e le conferenze stampa.

Siamo in presenza di un salto di qualità che porta verso il terrorismo organizzato e potrebbe essere il preludio alla lotta armata clandestina.

Non a caso, come riferiva La Stampa, si sta valutando di integrare l’aggravante delle finalità terroristiche, agganciandola alla devastazione e al saccheggio.

Ieri era un’ipotesi, ma si faceva sempre più concreta con il passare delle ore, alla luce del fatto che si potrebbero configurare condotte volte a destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali del Paese.

La questione da approfondire riguarda i motivi di questa escalation del terrorismo.

Una prima risposta la traggo da una considerazione di Giovanni Fasanella, il quale risponde a chi gli chiede perché bisogna leggere oggi il libro che narra cosa sono le Brigate Rosse.

“Ecco un motivo – scrive Fasanella -. Perché il filo che collega l’Italia alla Francia, l’estremismo di sinistra italiano a centrali francesi (anche se non sono le stesse degli anni Settanta) non si è mai spezzato. In Italia c’è chi osteggia le grandi infrastrutture, convinto che la sua sia una battaglia a tutela dell’ambiente. Ma non si rende conto che la sua lotta, combattuta o oltretutto con metodi violenti e illegali, favorisce invece gli interessi stranieri ostili alla modernizzazione del nostro Paese”.

Il no alla TAV è lo stesso no che la Cgil oppone al ponte dello Stretto, che il Movimento Cinque Stelle ha opposto all’Alta capacità nella tratta Brescia-Venezia e che vede fare di tutto per chiudere l’impianto ex Ilva di Taranto, negli stessi tempi nei quali l’Inghilterra nazionalizza il suo impianto di produzione dell’acciaio.

Il governo britannico ha, infatti, nazionalizzato British Steel, portando l’acciaieria di Scunthorpe sotto il controllo pubblico per salvare 2.700 posti di lavoro, proteggere la produzione nazionale di acciaio primario e difendere la sicurezza industriale del paese.

Un Paese senza acciaio è un Paese produttivamente azzoppato. Questo è l’obiettivo di qualcuno che sente i suggerimenti di voci straniere.

Il no alle infrastrutture del Paese si accompagna al no della sinistra e dei Verdi allo sfruttamento delle risorse nazionali: gas, petrolio, miniere di terre rare e, persino, di uranio (Valle Seriana).

Tutti questi “no” sono funzionali a chi vuole che l’Italia sia un Paese dipendente, logica che accomuna da sempre gli inglesi ai francesi e ai tedeschi.

Gli inglesi da sempre pensano all’Italia come ad una loro dependance. Con la collaborazione dei francesi hanno disastrato la Libia per colpire l’ENI. I tedeschi della Merkel hanno agito da general contractor europeo (salvo usare il gas russo a poco prezzo e a delocalizzare in Cina) e con il loro falso rigorismo hanno creato le emergenze italiane che hanno portato, come conseguenza, a governi tecnici emergenziali.

I Greci sono stati distrutti e comperati a basso prezzo. Nazismo economico in purezza.

La svendita dell’Italia è avvenuta, con lo smembramento dell’IRI, dopo che c’è stato un incontro nel 1992 sul Britannia. Manine e interessi inglesi.

Chi volesse farsi un quadro completo delle mani sul Bel Paese legga e rilegga i libri di Giovanni Fasanella.

Nell’intervista di qualche giorno fa al direttore del Foglio Claudio Cerasa, dal titolo: “L’alternativa secondo Schlein”, la segretaria del PD ha citato positivamente Mario Draghi. In particolare, parlando di Europa, difesa e integrazione, ha detto che serve un’Europa più forte, in grado di decidere più velocemente e di muoversi con un federalismo pragmatico», citando esplicitamente Draghi come riferimento autorevole in relazione a questo approccio.

La Schlein ha usato l’intervista per riposizionarsi verso il centro dei moderati del PD e verso ambienti europeisti: sostegno netto all’Ucraina (“con tutti i mezzi a disposizione”), apertura al nucleare, critiche al Superbonus (definito un errore da cui imparare, quindi schiaffi in faccia a Conte), riabilitazione di possibili alleati come Calenda.

Il sostegno netto all’Ucraina, come discriminante politica, rompe il Campo Largo, considerando che il Movimento Cinque Stelle è notoriamente contrario all’invio di armi e aiuti militari a Kiev (Ucraina) e al riarmo europeo. M5S si oppone sistematicamente alle forniture di armi a Kiev.

Ha votato contro i decreti di proroga degli invii (ad esempio nel 2025) e chiesto lo stop immediato, privilegiando la via diplomatica e i negoziati. Giuseppe Conte e il suo partito hanno più volte definito questa scelta un “errore” che prolunga il conflitto senza portare a una soluzione.

Il M5S è inoltre contrario al piano di aumento delle spese militari e al rafforzamento della difesa comune europea legato al conflitto ucraino e critica l’investimento di miliardi nel settore armi a scapito di sanità, welfare e transizione ecologica.

Va nella stessa direzione l’apertura della Schlein al nucleare.

Il Movimento 5 Stelle ha confermato il no al nucleare, puntando esclusivamente sulle rinnovabili (eolico e fotovoltaico).

Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) ha una posizione netta di no al nucleare.

M5S e AVS, insieme a gran parte del centrosinistra, hanno votato contro i recenti provvedimenti della Camera sul nucleare (giugno 2026), definendoli contrari alla volontà popolare espressa nei referendum.

È del tutto chiaro che Elly Schlein punta a chiudere il Campo Largo, sapendo bene che questo non consentirà al centro sinistra di vincere, ma il suo obiettivo non è vincere, ma “far vincere” un governo tecnico che si renderà necessario dopo che nessuno dei due fronti avrà raggiunto il fatidico 42% che consente di avere il premio di maggioranza.

Il proposito punta sul fatto che anche Vannacci si trovi, riguardo alla politica internazionale, sulla stessa linea di Conte, spaccando così il centro destra che, senza i voti del generale dovrebbe perdere.

Il gioco della Shlein conta sul fatto che Marina Berlusconi riesca a imporre a Forza Italia di ostracizzare il “putiniano” Vannacci come Elly ha ostracizzato il “putiniano” Conte.

L'internazionale russa d'Italia

I due perdenti (centro destra e centro sinistra), non essendo scattato il premio di maggioranza, potranno essere in gioco per un governo di emergenza che faccia perno sul centro sinistra e che assommi Forza Italia e i centrini al PD, escludendo Giorgia Meloni.

Per questo scenario sarebbe già pronto Enrico Letta come presidente del Consiglio e, sulle retrovie, Mario Draghi come futuro Presidente della Repubblica.

Siamo in presenza del Campo Draghi.

La citazione di Draghi, nell’intervista a Cerasa, si inserisce in un quadro più ampio di riavvicinamento tra Schlein e l’ex premier (già emerso da retroscena su incontri riservati nei mesi precedenti, in cui Draghi la stima per il “senso istituzionale” e le dà consigli).

L’intervista, non a caso, ha suscitato reazioni contrastanti: apprezzamenti da ambienti moderati/draghiani, critiche dalla sinistra Pd, M5S e alleati del Campo Largo.

In questa prospettiva, avere un Paese messo continuamente sottosopra da incidenti provocati dall’antagonismo sociale e dalle forze Antistato è un obiettivo perfetto al fine di chiedere un governo di emergenza per uno stato di emergenza.

L’Antistato è funzionale all’emergenza e alla richiesta di un governo di emergenza.

Giochino perfetto, in teoria, che, tuttavia, fa i conti senza l’oste.

A rendere poco credibile lo sbocco al quale punta la segretaria del Pd ci sono, per quel che valgono, i sondaggi.

Il sondaggio Swg fatto per il TG de la7 ha fotografato le intenzioni di voto in caso di elezioni il 27 luglio.

Fratelli d’Italia cresce, Pd e M5S calano. Futuro Nazionale di Roberto Vannacci continua a salire e si avvicina a Forza Italia.

Fratelli d’Italia, sempre ampiamente primo partito, guadagna lo 0,1% e arriva al 27%. La formazione guidata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, aumenta il vantaggio sul Pd della segretaria Elly Schlein.

I dem cedono lo 0,2% e scivolano al 20,9%. Calo analogo per il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, ora al 12,9%. Forza Italia perde lo 0,1% e ora vale il 7,6%.

Prosegue la crescita di Futuro Nazionale: il partito di Vannacci guadagna ancora lo 0,2% e si attesta al 6,9% staccando Verdi e Sinistra, che crescono dello 0,1% e arrivano al 6,5%. Passo avanti anche per la Lega di Matteo Salvini, dal 5,5% al 5,7%.

Più staccate Azione di Carlo Calenda (3,4%) e Italia Viva di Matteo Renzi (2,3%). Seguono +Europa (1,2%), Noi Moderati (1%), Sud chiama Nord (1%) e Ora! (1%).

Il centro sinistra, se la distruzione del Campo Largo dovesse essere definitiva sarebbe fuori gioco. Amen.

Il centro destra senza Futuro Nazionale totalizzerebbe il 41,3% e non raggiungerebbe la quota necessaria per il premio di maggioranza. Con Futuro Nazionale, il centro destra sarebbe al 48,2.

I centrini, tutti assieme, contano l’8,9.

La palla pertanto, passa a Forza Italia, l’attuale ventre molle della coalizione. Se dovesse prevalere la linea di Marina Berlusconi di non allearsi con Futuro nazionale, Forza Italia farebbe lo stesso gioco di Elly Schlein.

In questo caso, Marina e Elly sarebbero alleate nel predisporre il governo d’emergenza, con un presidente del Consiglio che prende ordini da Bruxelles (leggi finanza) e favorisce, così, gli interessi della Berlusconi relativi alla televisione europea.

Tuttavia, quello che si nota dal sondaggio, è che Vannacci non porta via voti a Fratelli d’Italia e nemmeno, più di tanto, alla Lega. Probabilmente Futuro Nazionale recupera voti tra chi non è andato a votare e sente che il generale può essere una carta da giocare.

Se Futuro Nazionale dovesse crescere ancora di qualche punto, renderebbe inutile il veto di Forza Italia, marginalizzando Marina Berlusconi e creando una frattura nella pancia molle del centrodestra che già si avverte.

A rendere debole la linea “con Kiev a tutti i costi” c’è anche la corruzione che circonda Zelensky.

È chiaro che i contrasti sui procurement e sulla corruzione nel Ministero della Difesa ucraino sono uno dei fattori centrali dietro questi cambiamenti ai vertici.

Mykhailo Fedorov (giovane ministro della Difesa, ex vice-premier per la digitalizzazione) è stato rimosso intorno al 15 luglio dopo solo sei mesi in carica, nell’ambito di un rimpasto governativo più ampio. Questo ha scatenato proteste in varie città ucraine a suo sostegno.

Pochi giorni dopo (21 luglio), Zelensky ha rimosso anche il comandante in capo Oleksandr Syrsky, sostituendolo con Mykhailo Drapatyi. Le manifestazioni e le tensioni accumulate hanno contribuito a questa seconda “defenestrazione”.

Il nodo procurement di Kiev riguarda le “ruberie”.

Il conflitto tra Fedorov e Syrsky (e parti dell’establishment militare), come hanno ampiamente spiegato i giornali ucraini, ruotava proprio intorno a riforme negli acquisti di armi e materiali. Fedorov ha spinto per gare aperte e competitive, digitalizzazione, audit interni e taglio di contratti gonfiati.

Fedorov ha dichiarato di aver risparmiato centinaia di milioni di dollari, interrotto contratti inflazionati e licenziato funzionari legati a interessi privati e ha anche accelerato produzione e procurement di droni.

L’operato di Fedorov ha urtato contro un sistema storicamente opaco, con influenze di aziende favorite, margini elevati e resistenza da parte di generali e burocrati del “vecchio stile” (spesso accusati di mentalità sovietica).

Fedorov ha accusato apertamente Syrsky di bloccare riforme necessarie, di non coordinarsi bene e di privilegiare approcci tradizionali rispetto a innovazione asimmetrica (droni, ecc.) e ha chiesto a Zelensky di sostituire Syrsky.

Fonti vicine al caso (FT, analisti, attivisti anti-corruzione) indicano che Fedorov ha “calpestato” interessi consolidati nel procurement, inclusi fornitori politicamente connessi. Alcuni lo definiscono licenziato proprio per i suoi successi anti-corruzione.

Zelensky ha citato ufficialmente divergenze operative, problemi di mobilitazione e mancanza di coordinamento tra Ministero e Stato Maggiore, ma il retroscena è chiaramente anche politico-istituzionale: evitare uno scontro aperto tra civili riformisti e militari, mantenendo il controllo sulla linea.

La corruzione nel procurement della Difesa ucraina è un problema noto da anni (scandali pre-2022 e durante la guerra). Fedorov rappresentava un tentativo di rottura con gare trasparenti e focus su droni e tecnologia.

La sua rimozione è stata vista da critici come una vittoria della “vecchia guardia” e un passo indietro sulla trasparenza, anche se il nuovo corso non è ancora chiaro.

In sintesi, i contrasti sulle “ruberie” sono stati un motore importante, intrecciato con divergenze strategiche e di potere.

Oleksandr Syrskyi è spesso chiamato “il Macellaio” da parte di soldati, blogger militari e oppositori per via dello stile di comando molto aggressivo, con enfasi su operazioni ad alto costo in termini di vite umane (come la difesa di Bakhmut o altre inutili pseudo controffensive).

Con il generale Valerii Zaluzhnyi non c’è mai stata una contrapposizione pubblica aperta o “guerra” dichiarata, ma esistevano differenze di stile e di visione notevoli.

Zaluzhnyi era visto come più carismatico, vicino ai soldati, comunicativo e favorevole a un approccio più “occidentale” (maggiore enfasi su tecnologia, rotazione truppe, difesa strategica e ammissione di problemi come “guerra in stallo”).

Syrskyi è considerato più “sovietico” nello stile: rigido, centralizzato, orientato al controllo diretto dal comando, disposto a spingere offensive anche con perdite elevate.

Zaluzhnyi è stato sostituito da Syrskyi a febbraio 2024 su decisione di Zelenskyj, in un contesto di tensioni politiche e divergenze strategiche (tra cui la famosa intervista di Zaluzhnyi sullo “stallo” della guerra). Syrskyi ha poi in più occasioni contraddetto pubblicamente il suo predecessore, ad esempio negando che la guerra fosse in un “vicolo cieco”.

Giocare a formare in Italia il “Governo Volodymyr” ostracizzando i due “putiniani” Conte e Vannacci comporta, da parte di chi ci sta pensando, il rischio di continuare a stare dalla parte non del popolo ucraino, ma di una banda di ladri che, gira gira, si muovono intorno al presidente, il quale di volta in volta li deve licenziare dopo che le piazze impongono di mandare a casa chi ruba e non, come fa Zelensky, chi vuole la trasparenza.

I miei precedenti articoli:

https://www.nuovogiornalenazionale.com/lepore-ha-aperto-il-vaso-di-pandora/

https://www.nuovogiornalenazionale.com/bologna-madre-dellantagonismo/

https://www.nuovogiornalenazionale.com/attacco-allo-stato-dei-fasssisti-di-sinistra/

https://www.nuovogiornalenazionale.com/londa-lunga-del-comunismo-alla-bolognese/

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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