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Ecco perchè vincerà il si

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Il dottor Rocco Maruotti, magistrato del pubblico ministero, segretario generale dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati), ha postato una foto che ritrae i poliziotti dell’ICE mentre immobilizzano Alex Joseph Pretti, l’infermiere 37enne ucciso a colpi di pistola in una strada di Minneapolis. La foto reca la seguente didascalia: «Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella “democrazia” al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio. Giusto dire NO»).

Il post è durato meno di un’ora. Ma non per l’intervento censorio di Meta sollecitato da Open, come è accaduto per Alessandro Barbero. Il dott. Maruotti quel ridicolo post l’ha tolto di sua iniziativa, evidentemente consigliato da qualcuno che occupa una posizione meno in vista della sua, ma molto più intelligente di lui. Qualcuno che gli avrà fatto notare come quel post avrebbe screditato l’intero ordine giudiziario, realizzando appieno il reato di «Diffusione o pubblicazione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico», previsto e punito dall’art. 656 del codice penale.
Ormai L’ANM è allo sbando. Ha tappezzato persino le stazioni ferroviarie di manifesti che invitano a votare NO con impressa la dicitura «Vorresti giudici che dipendono dalla politica? Con la legge Nordio i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati!», veicolando così un’informazione che solo eufemisticamente potrebbe definirsi non vera.
E ora se ne esce con questa perla, che oltre a manifestare la scarsa preparazione giuridica dei propri vertici, mostra un insano desiderio di dare fuoco alle polveri. Una campagna referendaria fallimentare, portata avanti presupponendo che il livello intellettivo dell’elettore italiano medio sia ben al di sotto di quello reale.
I magistrati italiani sono alla mercè di un organismo che a questo punto definire rappresentativo sarebbe diffamatorio nei loro riguardi. L’ANM veicola messaggi ispirati a un odio per questa riforma e all’assoluta indifferenza per il concetto di verità, l’unico faro che deve guidare un magistrato nell’esercizio delle funzioni.
A riguardo, suonano emblematiche le parole della dottoressa Natalia Ceccarelli, membro del comitato direttivo della stessa ANM: «Mi chiedo come si possa tornare a un confronto sereno dopo la divulgazione di quei manifesti, nei quali noi della ANM abbiamo abdicato a un qualsiasi approccio tecnico al contenuto, al merito della riforma, abbracciando la politica e il modus operandi degli imbonitori. Abbiamo abdicato al nostro ruolo istituzionale, che è quello di comporre i conflitti, non di suscitarli. Siamo diventati agitatori di menti e di coscienze». Chapeau!
L’ANM, che guida il fronte del NO, mira a raccogliere i voti della platea meno evoluta, coloro che quando discutono di riforma della giustizia non sanno neanche di cosa stanno parlando. Soggetti che non capiscono per quale motivo Meta abbia limitato la diffusione del video di Alessandro Barbero, non avendo avuto nemmeno l’accortezza di leggersi due articoli della riforma, da tempo pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Ma anche il voto di chi, non arrivando a comprendere la differenza tra opinione e fatto, sostiene che Barbero abbia il diritto di pensarla come vuole, quando il suo pensiero cozza contro il dato normativo con un’evidenza tale da essere colta da una buona parte dei bambini scolarizzati. Una platea imbonita da personaggi pubblici di un certo spessore, che per mero interesse hanno scelto di indossare la veste del ciarlatano.
Non c’è dubbio che alla fine vinceranno i SI. Semplicemente perché a votare NO saranno soltanto coloro che hanno creduto a quei messaggi senza nemmeno informarsi, e quelli privi degli strumenti intellettivi necessari per riconoscere un ciarlatano. Una massa di involuti che costituisce un’esigua minoranza di questo paese.

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  • Redazione

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