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È tornato un gigante sul Soglio di Pietro

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Soglio di Pietro

Nel silenzio assordante delle istituzioni sedicenti iniziatiche, ridotte dal Settecento ad instrumentum regni

Come non essere grati a Leone XIV per un documento epocale, come è Magnifica Humanitas, che ci fa risentire, da laici, il profumo del gigante del pensiero che è stato Benedetto XVI e di un altro gigante della difesa dell’umanità che è stato Leone XIII, autore della Rerum Novarum, l’enciclica, altrettanto epocale, che affrontò il tema della rivoluzione industriale del diciannovesimo secolo.

La sfida epocale del millennio esordiente è quella dell’intelligenza artificiale, che, come è sempre accaduto, è nelle mani dell’uomo, della sua hýbris, ossia di quei pochi che vogliono sottomettere i molti.

Intelligenza artificiale che, come ha detto il cardinale Pietro Parolin, concludendo i lavori della presentazione “non è un destino già scritto”, ma deve essere “orientata da una sapienza”.

Faremo i conti, nei prossimi giorni, con le parole essenziali di questo documento epocale, non senza, sottrarci a sottolineare che Christopher Olah, co autore di Anthropic, nel presentare ieri l’enciclica di Leone XIV, ha esordito con una premessa fondamentale: “Ogni laboratorio di IA d’avanguardia, incluso Anthropic, opera all’interno di un insieme di incentivi e vincoli che possono talvolta entrare in conflitto con il fare la cosa giusta”. Da qui la necessità di voci esterne.

“Se vogliamo che questa tecnologia vada bene – ha detto Olah – è enormemente importante che ci siano persone al di fuori di quegli incentivi, disposte a dire cose difficili, a essere critici sinceri e riflessivi”.

A dire cose difficili, per ora, se guardiamo alle istituzioni spirituali, è solo la Chiesa di Leone, nella più completa indifferenza, se non nel silenzio assordante di istituzioni iniziatiche, sedicenti spirituali, ridotte dal ‘700 a club ad instrumentum regni.  Ogni riferimento è puramente voluto.

Olah ha spiegato che i sistemi di IA “non sono i robot freddi e calcolatori che ci erano stati promessi”, ma “sono fatti di noi, delle nostre parole”. Tre, per lui, le questioni sulle quali la voce della Chiesa è “più necessaria”: il dovere verso i poveri, l’immaginazione morale sul fiorire umano e la natura stessa dei modelli di IA.

“Oggi è solo l’inizio, l’avvio di una lunga collaborazione tra coloro che costruiscono questa tecnologia e coloro che possono vedere ciò che noi, dall’interno, non riusciamo a vedere”.

L’aggettivo “magnifica” deriva dal latino magnificus, a sua volta composto da magnus (“grande” o “magno”) e dalla radice di facere (“fare”). Il significato letterale è quindi “che fa cose grandi” o “che si mostra grande”.

Nel corso dei secoli, dal significato di “fare grandi cose”, il termine si è evoluto per indicare tutto ciò che è splendido, sontuoso, eccellente e che suscita profonda ammirazione.

Si, l’umanità è capace di cose grandi, ma, come ha ricordato il cardinale Victor Emanule Fernández nella cerimonia della presentazione dell’enciclica, è anche capace di fare il male”; è capace di “indifferenza, cinismo, crudeltà”.

Fernández ha ricordato le teorie che vogliono l’umanità giunta alla scadenza, prossima ad un salto evolutivo dipendente dalla tecnologia, con ideologie che sostituiscono all’amore l’attaccamento alle cose e con l’introduzione di una falsa mistica.

Un’umanità chiusa in sé stessa e che adora sé stessa è solo soggetta a entropia, non ha scampo dalla morte, nonostante le promesse tecnologiche del salto evolutivo garantito dalla tecnica.

Fernández ha ricordato i passaggi fondamentali dell’enciclica riguardanti la coscienza del limite.

Scrive Leone XIV: “Quando la città si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a sé stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più. Il risultato non è l’unità, ma la dispersione. Babele rivela così il limite di ogni costruzione che, pur grandiosa, sorge dall’assolutizzazione dell’umano e dalla sua pretesa di autosufficienza, sacrifica la dignità delle persone all’efficienza e ambisce a raggiungere il cielo senza la benedizione di Dio”.

“Il nostro rapporto con la vita – si legge nell’enciclica – sembra oggi in crisi. Tutto ciò che appare come “limite” – incapacità, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilità – tende a essere letto anzitutto come difetto da correggere, più che come luogo in cui l’umano matura e si apre alla relazione. Invece dobbiamo ricordare che l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite. Una visione della realtà alla luce della fede aiuta a riconoscere quella che chiamiamo la “contingenza” delle cose di questo mondo. Se da un lato è doveroso cercare di eliminare la sofferenza che segna la vita umana, dall’altro è saggio riconoscere la nostra costitutiva finitudine, sapendo che «l’esperienza religiosa e in particolare la fede cristiana propongono di abitare, senza semplificazioni, questa ambivalenza tra grandezza e limite dell’umano, leggendola alla luce della relazione originaria e fondante con Dio».

Quella del limite è una delle questioni fondamentali sulla quale sono chiamate le riflessioni di tutti coloro che hanno a cuore l’umanità.

Leone XIV affronta il tema, altrettanto fondamentale, del trascendere: “L’espressione “più che umano” – scrive – non appartiene soltanto al linguaggio delle promesse tecniche. Da secoli, la tradizione cristiana afferma che l’essere umano non è chiuso nei confini della propria natura, ma è chiamato a trascendere sé stesso: non per fuga dalla realtà o per disprezzo del limite, bensì per essere compiuto nell’amore. La fede conosce un “oltre” che nasce dal dono di Dio. Questa trasformazione è opera dello Spirito Santo. Come insegnava San Tommaso d’Aquino, questo processo di elevazione e trasformazione «supera la capacità della natura», perché c’è una distanza infinita tra la nostra natura e la vita di Dio. Tuttavia, è possibile inserirci nel seno di quella vita inesauribile, anche mentre camminiamo tra i limiti di questo mondo. E chi rende possibile questo cammino può essere solo l’Infinito che si dona: è Dio stesso che supera la sproporzione “infinita”. Così avviene la ri-creazione dell’umano: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove»”.

Non è questo il luogo per un’analisi approfondita di questa enciclica epocale, cosa che faremo a più voci su questo giornale, ma le parole di Leone XIV richiamano alla responsabilità tutti coloro che sentono l’imperativo morale di affrontare la sfida che questo esordio del terzo millennio pone.

Risulta, pertanto, assordante il silenzio di istituzioni iniziatiche di fronte a questa sfida che la storia ci pone davanti. Istituzioni iniziatiche che si sono ridotte ad essere instrumentum regni o, addirittura, circoli di inutili eleganze. Ridotte ormai ad essere, come il Cavaliere inesistente di Italo Calvino: lucenti armature con dentro niente.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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