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Due giugno, i soliti riti vacui

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due giugno

Liturgie senz’anima e parate cinematografiche

I riti della Repubblica rasentano la commedia, se non la farsa.

La pompa magna si addice a un’autocrazia, una repubblica non si mette in mostra, ma preferisce la sobrietà e si concentra sulla buona amministrazione e la giustizia.

Il 2 giugno è la kermesse di Mattarella, ultimo presidente al Quirinale, Re senza corona.
C’è un clima di venerazione intorno a lui, principe della retorica di Stato, baluardo della Costituzione e delle regole… per poi superarle per ragion di Stato (vedi i tempi pandemici).

Liturgie senz’anima, parate cinematografiche.

Forse aveva ragione Churcill su di noi: le vicende irrilevanti sono prese sul serio quando non evolvono a drammi e di quelle tremende si ride. Prendere tutto poco sul serio ci anestetizza.

Gli stranieri credono che siamo vitali, ma siamo solo confusionari, recitiamo per più tempo, reagiamo ad ogni stimolo. Diventiamo “svegli” troppo presto, la nostra infanzia passa presto, forse troppo.

Intelligenti da subito (eccezioni pur ci sono) perciò diventiamo maturi troppo tardi (eccezioni pur ci sono). Eccediamo in critica e polemizziamo su ogni cosa, inutilmente, perché troppo opportunisti per mettere in atto rivoluzioni.

Il sentimento prevale sul ragionamento. Poi, basta una banda di politici corrotti, abili nello scasso e diventiamo una Nazione dimezzata, potenzialmente forte ma storicamente dipendente.

Noi che abbiamo insegnato al mondo il diritto, donato la bellezza attraverso l’arte sublime, oggi siamo il predellino d’Occidente e a nulla valgono i documentari, compresi quelli di Alberto Angela sul bel tempo che fu.

Questo mio sfogo non è quello di un infame, giammai, ma di un innamorato tradito. Difficile non rendersi conto che qui tutto è precario, senza vere fondamenta.

La nostra misura è la rassegnazione brillante. Non atterriamo mai, ci dondoliamo per aria. Enfatizziamo il poco e dimentichiamo l’essenziale. Lo stile italiano è ormai sommerso dalla vaghezza.

Gli inglesismi uccidono la nostra amata lingua e ci sentiamo tanto fighi perché giriamo il mondo, per poi scoprire che tutto è ‘made in Italy’.

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