Home Cultura ‘D’istruzione pubblica’ un film tutto da vedere

‘D’istruzione pubblica’ un film tutto da vedere

0
'D'istruzione pubblica'

Il racconto di Federico Greco della lotta di un dirigente scolastico per impedire l’aziendalizzazione dell’istruzione pubblica,, che il protagonista del lungometraggio vede attuarsi da 40 anni

Non sono riuscito a ringraziare Federico Greco ieri sera, dopo l’ennesima trionfale proiezione romana di “D’istruzione pubblica”.

L’ho salutato da lontano, non ci siamo mai presentati, non so se avrà notato un pingue signore barbuto che gli ha fatto un cenno con la mano a fine dibattito, prima di abbandonare la sala.

Non ci sarei riuscito comunque, non avrei trovato le parole adatte: Federico Greco e Mirko Melchiorre hanno scritto e diretto il film della mia vita professionale, della mia passione civile, della mia storia famigliare, della mia rabbia giornaliera per questa deriva democratica.

“D’istruzione pubblica” è un documentario che racconta di come una comunità devastata – dalla dittatura, dalla guerra, dalla povertà, dall’analfabetismo – si sia costituita a mezzo dell’attuazione di un principio:

“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Nel ’62 abbiamo unificato la scuola media, nel ’72 abbiamo istituito le ”150 ore” per permettere ai lavoratori di completare il proprio ciclo di istruzione, nel frattempo abbiamo esteso il modello gentiliano di una scuola di eccellenza a tutti i cittadini dello stato, permesso ai figli dei contadini e degli operai di diventare dottori, premiato “i capaci e i meritevoli”, istituito sgravi fiscali, alloggi, mense gratuite e borse di studio per i meno abbienti, immesso in un contesto ancora in parte temprato dal tradizionalismo autoritario la passione, l’esperienza, la cultura e la sensibilità di milioni di lavoratori.

E i risultati sono stati entusiasmanti: la scuola italiana ha creato, alimentato e supportato il boom industriale e demografico di un paese che è stato capace, in poco più di quarant’anni, di passare da terzo mondo a quarta potenza.

Non era tutto rose e fiori, per carità, ancora alla fine degli anni Ottanta persistevano disuguaglianze, criticità, inadempienze, il versante tecnico e professionale degli studi superiori cominciava a mostrare qualche falla.

Ma il film ha il merito di raccontare con incomparabile chiarezza che il modello democratico e progressivo della scuola italiana è stato sabotato artatamente, pervicacemente, scientemente.

E i sicari, così come i mandanti, hanno nomi e cognomi.

Aziendalizzazione, burocratizzazione, verticalizzazione, cattivo pedagogismo, umiliazione delle maestranze, parcellizzazione del sapere, riduzione dei programmi, sparizione delle discipline, indicibile cancellazione di ogni senso del dovere, della disciplina, del sacrificio.

Un arretramento dei contenuti, delle pratiche e della percezione stessa del ruolo del docente, perseguito con spietatezza, anzi con furia belluina, con l’obiettivo di far compiere a un’intera comunità un enorme – irreversibile? – passo indietro.

Ai piani alti è stato deciso che bisognava smetterla di lavorare al “pieno sviluppo della persona umana”, bisognava passivizzare l’opinione pubblica, rigettarla nella dimensione privata, impedire, di fatto, “la partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.”

Tutto ciò non è successo solo in Italia, ovviamente, i primi segni di una deriva realmente antipedagogica si erano registrati negli USA già a fine Ottocento: la fondazione Rockfeller si insinuò nei board delle università americane, cancellò le lingue classiche dai programmi, produsse linee di indirizzo atte a impattare nei programmi scolastici onde formare consumatori in possesso di limitati mezzi culturali.

A casa nostra, la reazione inizia a metà degli anni Settanta e si concretizza dopo l’Ottantanove: destra e sinistra si spartiscono i compiti, ed è la seconda, incredibilmente, a tradire la sua stessa base sociale insieme alla propria missione politica: la legge dell’Autonomia è del ’97, la firma un tizio che di cognome fa Berlinguer, i programmi ministeriali vengono aboliti, sostituiti dalla fumosità dei “POF”, ogni scuola deve proporre la sua “offerta formativa”, lo studente diventa un cliente da blandire, il pubblico deve scimmiottare il privato in una grottesca concorrenza a ribasso atta a dilatare le forbici sociali, territoriali, culturali e generazionali.

Berlusconi fa fuori centomila insegnanti e sancisce il modello delle tre i (internet, inglese, impresa), compito della repubblica non è più quello di creare soggetti liberi di diventare sé stessi, ma intercambiabili bambocci atti a competere a ribasso nel mercato del lavoro.

Renzi verticalizza il modello aziendale, trasforma i presidi in manager e introduce l’immonda “alternanza scuola – lavoro”.

Nel frattempo, le personalità politiche e intellettuali che si susseguono al ministero dell’Istruzione sono tutte incredibilmente scialbe e insignificanti.

Il presente è letteralmente orrorifico: in un panorama contraddistinto dal crollo delle facoltà cognitive della popolazione giovanile, si è profittato del PNRR per infettare la scuola del più pericoloso dei morbi, quello della dipendenza tecnologica, con l’obiettivo, a pesar di ogni catechismo inclusivista, dell’aziendalizzazione totale e in vista di una futura dismissione del comparto.

La liberalizzazione dei titoli di studio aprirebbe un mercato immenso, tutte le grandi aziende avrebbero buon gioco a crearsi una scuola privata atta a formare, a prezzi di mercato, la propria manodopera.

Mario Draghi lo ha già fatto intendere, dobbiamo attrarre capitali per la riconversione bellica, la scuola fornirebbe il tesoretto più grande.

I lettori si tranquillizzino: il film è molto bello e questo pedante riassunto non spoilera alcunché.

Ho voluto ricostruire il telaio concettuale di un racconto incentrato sulle peripezie quotidiane di un preside resistente, Lorenzo Varaldo, e dei suoi alunni, e dei loro insegnanti: entrerete in una scuola media torinese, sarà un’esperienza emozionante e tenerissima.

Questo documentario è stato messo immediatamente sotto accusa da un variegato parterre di soliti noti, letteralmente terrorizzati che sia contesa l’egemonia culturale in questo ambito. Il capo di accusa è, ovviamente, il solito: il rossobrunismo.

Tutte le volte che qualcuno arriva a toccare un nervo scoperto, immancabili partono gli strali di coloro ai quali è stato concesso di recitare il ruolo di foglia di fico del sistema. Q

uesti libertari-gendarmi hanno addirittura osato accusare i registi di abilismo, solo perché, in un frame che descriveva l’immondizia pedagogica con cui si è distrutta la scuola primaria, si è osato toccare il tema della sparizione del corsivo.

È assolutamente necessario che questo film lo vada a vedere quel milione e passa di persone che dentro la scuola ci lavora: i registi sono encomiabili, hanno creato una rete di distribuzione autonoma e ramificata.

Ma, soprattutto, con pochi euro è possibile organizzare una proiezione in tutta Italia, il successo che stanno riscuotendo è travolgente, le sale sono tutte pienissime.

Bisogna andare a vederlo anche se non sarà piacevole. Almeno per me non lo è stato: tutti siamo stati infettati dal morbo, una gran parte di noialtri ha potuto ottenere questo lavoro solo a prezzo di una dichiarazione di totale e incondizionata adesione ideologica al pedagogismo più deleterio e accattone, al modello delle competenze, delle skills, degli imperativi aziendali in finto inglese, dell’empowerment, dell'”alunno al centro del processo”.

Io stesso mi sono lambiccato per anni a tentare approcci a cui intimamente non credevo, ma soprattutto, in un ambiente sempre più verticistico il dissenso è velatamente rimosso.

Presa nel suo insieme, la classe degli insegnanti non dà, a tutt’oggi, me lo si lasci dire, un grande esempio di coraggio.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui