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Destra e sinistra: forse aveva ragione Ortega y Gasset

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Ortega y Gasset

Imbecillità ideologica ed emiplegia morale tipiche del settarismo ideologico e dell’appartenenza cieca e acritica a una fazione politica

“Chi ha studiato meno vota centrodestra, chi ha studiato di più vota a sinistra”, che tradotto vuol dire che gli elettori di destra sono ignoranti.

Questa frase, divenuta celebre, è dell’onorevole Bonaccini, europarlamentare del PD, ex presidente della regione Emilia Romagna, e maggior contendente della Schlein per la leadership del partito alle ultime primarie.

Non si tratta, quindi, di una figura di secondo piano.

Inoltre, Bonaccini è anche recidivo perché le stesse parole, ancora più dirette, le disse durante la campagna elettorale per l’elezione regionale in Emilia, che poi vinse, nei confronti degli elettori della Lega, allora al 35% a livello nazionale, e suo maggior antagonista.

Tralasciando il fatto che Bonaccini, con suo diploma liceale e nessuna esperienza lavorativa a parte la politica, non è quel grande esempio di cultura e, anzi, potrebbe essere considerato il prototipo del ‘parassita’ moderno, la sua esternazione merita, comunque, una riflessione.

Seguendo il discorso di Bonaccini, la prima considerazione che salta agli occhi riguarda chi ha meno studiato, persone che, di massima, coincidono con la gente semplice, gli operai, gli imprenditori con la terza elementare che si sono fatti da sé, quelli che lavorano davvero, tutti quelli che si fanno il mazzo per portare a casa uno stipendio, anche piccolo, che permetta appena di mantenere la famiglia e far studiare i figli.

Questi, secondo Bonaccini, sono gli elettori di destra, ovvero quello spicchio di società che la sinistra storicamente rappresentava quasi in esclusiva e, che da parecchio tempo, ha abbandonato.

Ora a sinistra votano i laureati, non esclusi i delinquenti che si sentono protetti, ma in questo discorso non c’entrano, come pure l’élite culturale della società, la gente dei salotti buoni, quelli con il Rolex al polso e la erre moscia e, ovviamente, i sindacalisti, che ormai non rappresentano neppure loro stessi.

Gente che fa carriera e, magari, diventa imprenditore di successo, proprio grazie alla politica, in un rapporto simbiotico con il partito.

Insomma, la sinistra di oggi rappresenta proprio quella gente che la sinistra di ieri schifava come la peste bubbonica: i ‘parassiti’, però tutti di cultura.

Ok, si sono invertiti i ruoli, ma non è solo questo.

La sinistra è arrivata per la prima volta al governo del Paese all’inizio della Seconda Repubblica, quando cadde il primo governo Berlusconi, e lo fece grazie al tradimento, o voltafaccia, di Bossi (perché lo fece?), quindi, con un colpo di mano in spregio al risultato elettorale; e non è stato l’unico, visto che, a ogni ulteriore governo di sinistra, è sempre corrisposto o la collaborazione determinante e a senso unico di talune frange del deep state, o un tradimento a destra (Fini nel 2010 – perché lo fece anche lui?).

Da allora, in 30 anni, la sinistra, spesso anche senza mandato elettorale, si è alternata alla destra alla guida del Paese, governando, per un periodo complessivamente di gran lunga superiore a quello della destra stessa, anche in modo subdolo; quindi, è l’ultima a poter dare lezioni di etica agli altri, però è stata sicuramente più scaltra.

Se andiamo a vedere l’andamento dell’economia in questi 30 anni notiamo che destra o sinistra al comando, il Paese è andato sempre peggio, quindi, non c’è mai stata una formula vincente.

Per capirlo, basti pensare che il primo governo Prodi ci consegnò all’Europa, adottando, con entusiasmo, l’euro con tutti i disastri che ne sono seguiti, con Berlusconi, che poi non riuscì a gestire la transizione con la lira, dimenticandosi di controllare il correre dei prezzi.

In verità, però, l’adesione all’euro fu apparecchiata dalla prima Repubblica, con Andreotti, De Michelis, e Carli nel ’92.

Alla fine, pur con questo grosso neo, il secondo governo Berlusconi fu il migliore della destra, mentre il migliore della sinistra, dati alla mano, è stato il governo Renzi; insomma, non certo governi distintisi per lungimiranza e capacità, ma gli altri furono ancora peggiori.

È tutto dire, nella Seconda Repubblica, destra o sinistra hanno sempre espresso livelli deprimenti e, a dirlo, sono i numeri, ma, soprattutto, hanno giocato al sistematico disfattismo, perdendo tempo a demolire quanto fatto dal governo precedente di diverso colore, invece di integrarlo e costruire qualcosa di utile e proprio.

E, allora, a ben pensarci, qui non è questione dell’intelligenza di chi vota destra o sinistra.

La realtà e la storia recente dimostrano che gli elettori italiani sono tutti ugualmente stupidi e lo sono da almeno 30 anni, perché si perdono nella contrapposizione delle parti senza essere in grado di capire che i partiti, a destra e a sinistra, combattono una guerra tutta loro, per esclusivi interessi personali e prendono tutti per il naso.

Se siamo tutti ugualmente stupidi allora ad essere messi peggio sono gli elettori di sinistra quelli più acculturati.

Perché, vedete, se con i fatti si dimostra a uno stupido che è stupido, non succede nulla, lui resta stupido e, al massimo, diventa consapevole di esserlo; ma se si dimostra la stupidità di un intelligente, culto, magari laureato, per lui è una tragedia, gli crollerà la terra sotto i piedi, si sgretoleranno tutte le sue certezze e si sentirà molto più stupido di uno stupido.

Bonaccini, con la sua sparata, ha detto che i suoi elettori hanno studiato di più, ma, alla fine, la realtà dei fatti dimostra che sono più stupidi degli elettori di centro destra, talmente stupidi da considerare, tra i propri leader, uno come Bonaccini e votarlo in perfetta continuità con il recente passato.

I politicanti di destra e di sinistra vivono grazie agli stupidi, in perenne lotta nella gara a chi è più stupido e di stupidi, purtroppo, in Italia ce ne sono in gran quantità, sia a destra che a sinistra, laureati e non.

Se ho offeso qualcuno, me ne scuso.

Forse aveva ragione Ortega y Gasset, allorché diceva:

“Essere di destra o di sinistra significa scegliere una delle infinite maniere che l’uomo ha per essere un imbecille, poiché entrambe rappresentano forme di «emiplegia morale»”.

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