
[i]La coalizione jihadista che ha preso il controllo di Damasco si distingue per la sua complessità interna, composta da gruppi eterogenei che condividono l’obiettivo immediato di rovesciare il regime di Bashar al-Assad, ma che presentano profonde differenze ideologiche e strategiche.
Tra questi, il ruolo predominante è rivestito da Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un’organizzazione terroristica riconosciuta come tale da numerosi Paesi e organizzazioni internazionali, tra cui Stati Uniti, Russia, Turchia e Nazioni Unite.
HTS ha le sue radici in Jabhat al-Nusra, il ramo siriano di al-Qaeda, e ha compiuto numerosi attentati contro civili e obiettivi militari nel corso della guerra civile siriana. Tra gli attacchi più significativi attribuiti ad HTS figurano quelli contro zone urbane densamente popolate, come Aleppo e Idlib, spesso accompagnati da gravi violazioni dei diritti umani. HTS è stata accusata di utilizzare tattiche di terrorismo psicologico, come rapimenti e pubbliche esecuzioni, per consolidare il controllo sulle aree occupate. Nonostante la sua strategia di ridefinizione come attore politico legittimo, i suoi legami ideologici con l’estremismo jihadista restano evidenti, rendendo difficile il suo riconoscimento internazionale come forza politica accettabile.
HTS si è dimostrata particolarmente abile nel consolidare il potere nelle aree sotto il suo controllo, utilizzando una combinazione di forza militare, propaganda e amministrazione locale. Ha istituito strutture amministrative parallele, gestendo scuole e servizi sanitari, e imponendo rigide interpretazioni della sharia. Questo modello di governance, mutuato dall’esperienza di al-Qaeda e Daesh, mira a creare un sistema di controllo totale, che sostituisca le istituzioni statali con una visione teocratica della società.
Nonostante ciò, le tensioni interne alla coalizione jihadista, che include gruppi come Ahrar al-Sham e l’Esercito Nazionale Siriano (ENS), complicano il quadro. Ahrar al-Sham, un movimento salafita, e ENS, sostenuto dalla Turchia, portano avanti agende strategiche divergenti rispetto a HTS, aumentando il rischio di scontri interni.
L’eterogeneità della coalizione rappresenta sia una risorsa che una debolezza. Se da un lato consente flessibilità tattica e capacità di sfruttare le risorse locali, dall’altro crea instabilità strutturale e conflitti interni. La storia del mondo arabo-islamico offre numerosi esempi di situazioni simili, dove l’incertezza politica e sociale ha spianato la strada all’emergere di leader autoritari.
Dopo la caduta di Baghdad nel 1258, il caos generato dall’invasione mongola permise al sultano mamelucco Baybars di consolidare il potere, ristabilendo l’ordine in Egitto e Siria. Saladino, in un periodo di divisioni tra i principati musulmani, unificò le forze islamiche attraverso il richiamo al jihad e la forza militare. Anche in epoca moderna, leader come Gamal Abdel Nasser in Egitto e Saddam Hussein in Iraq hanno sfruttato momenti di incertezza per affermare il proprio controllo autoritario.
Le rivalità tra HTS e altri membri della coalizione, come Ahrar al-Sham, e l’influenza esterna di attori come la Turchia complicano ulteriormente lo scenario. L’eterogeneità della coalizione, pur offrendo vantaggi tattici nell’immediato, potrebbe rivelarsi il principale ostacolo alla stabilità a lungo termine.
Se la storia è indicativa, la frammentazione della coalizione attuale in Siria potrebbe portare a conflitti interni da cui emergerà una leadership consolidata. HTS, grazie alla sua organizzazione e capacità operativa, sembra il candidato più probabile per assumere questo ruolo. La sua esperienza nel controllo amministrativo e la sua capacità di mobilitare risorse la rendono una forza potenzialmente dominante nel panorama jihadista siriano.
Tuttavia, il suo status di organizzazione terroristica, le sue azioni passate – inclusi attacchi suicidi, rapimenti e bombardamenti indiscriminati – e la sua ideologia estremista rappresentano ostacoli significativi alla legittimazione del suo potere, anche da parte di Stati esteri.
Come spesso accaduto nella storia del mondo arabo-islamico, il vuoto di potere creato dal caos porterà all’ascesa di un nuovo leader autoritario, ma al prezzo inevitabile di ulteriori conflitti e violenze.
La presa di Damasco da parte di HTS è già accompagnata da una strategia sistematica di violenza e repressione. I rapporti che giungono dalle aree sotto il loro controllo descrivono un clima di terrore per le minoranze religiose e una politica di distruzione culturale.
Come già avvenuto in altre città siriane, le chiese e i monumenti storici sono stati presi di mira, non solo per motivi ideologici, ma come parte di una strategia di cancellazione dell’identità culturale e spirituale del Paese.
L’esempio più noto di questa devastazione è Palmira, dove l’ISIS, predecessore ideologico di HTS, ha distrutto templi, archi e antichi manufatti, segnando una ferita irreparabile al patrimonio mondiale. Ad Aleppo, città emblematica della convivenza tra culture e religioni, gruppi jihadisti hanno continuato questa politica di distruzione, prendendo di mira luoghi di culto cristiani e musulmani e costringendo migliaia di famiglie a fuggire.
Mentre HTS consolida il proprio controllo, la comunità cristiana, già decimata da anni di guerra, si trova di fronte a una scelta drammatica: rimanere e affrontare persecuzioni sempre più gravi o lasciare per sempre la terra che per secoli è stata la culla della loro fede.
Padre Jacques Mourad, arcivescovo cattolico di Homs, ha descritto questa situazione come “la fine della magnifica storia dei cristiani di Aleppo.” La perdita della comunità cristiana non rappresenta solo una tragedia umana, ma anche un impoverimento culturale per l’intera Siria. La risposta internazionale, tuttavia, rimane debole e frammentata.
Gli appelli di figure come il patriarca siriano Ignazio Efrem II, che ha cercato di sensibilizzare il mondo attraverso incontri con leader come il primo ministro ungherese Viktor Orbán, non hanno portato a un intervento concreto. Le grandi potenze sembrano più interessate a perseguire i propri obiettivi geopolitici che a fermare la distruzione della Siria.
La conquista di Damasco da parte di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) non è soltanto un evento strategico, ma un momento di profonda trasformazione per il futuro della Siria e per la sua identità.
Il tessuto sociale e culturale, già lacerato da anni di tensioni e conflitto, è ora compromesso forse in modo irreparabile. Le azioni di HTS vanno oltre il controllo territoriale: il gruppo sta sistematicamente trasformando le aree sotto il suo dominio attraverso una combinazione di repressione violenta, cancellazione culturale e imposizione ideologica.
La comunità internazionale si trova davanti a un trivio, dove ogni scelta comporta conseguenze significative.
La prima via sarebbe quella di tollerare HTS come interlocutore, implicitamente riconoscendone la legittimità. Questa opzione, pur essendo praticabile nel breve termine per evitare una maggiore destabilizzazione, rischierebbe di legittimare un’organizzazione terroristica, stabilendo un precedente pericoloso e conferendo maggiore forza a HTS nella sua capacità di agire politicamente e militarmente. Il riconoscimento avrebbe anche l’effetto di consolidare un nuovo ordine sociale fondato sulla repressione e sull’intolleranza religiosa.
La seconda opzione consiste nel condannare apertamente HTS, negandone ogni riconoscimento politico. Tuttavia, questa scelta presenta rischi altrettanto gravi. Come dimostrato dall’ascesa dell’ISIS o dall’isolamento del regime rivoluzionario iraniano negli anni Ottanta, la mancata legittimazione potrebbe radicalizzare ulteriormente l’organizzazione, portando a un’escalation di violenza. Le comunità cristiane, già bersaglio di persecuzioni, sarebbero probabilmente le prime a subire le conseguenze di questa dinamica, con un’intensificazione delle repressioni e delle violenze settarie.
La terza via, che possiamo definire “la strategia israeliana”, prevede un intervento militare preventivo per neutralizzare le capacità operative di HTS. Questa opzione, pur essendo strategicamente efficace nel breve termine, comporterebbe gravi danni collaterali, sia in termini di vite umane che di distruzione infrastrutturale, rafforzando l’odio e l’estremismo, in stile Hamas. L’uso di bombardamenti mirati rischia di perpetuare un ciclo di vendetta e radicalizzazione, senza risolvere le cause profonde del conflitto.
La comunità internazionale, frammentata nei suoi obiettivi e nelle sue priorità geopolitiche, è chiamata a una risposta coerente che tenga conto non solo delle implicazioni immediate, ma anche delle conseguenze a lungo termine per la stabilità regionale e globale. Riuscirà ad elaborare una risposta?
Quel che sappiamo è che Damasco è caduta, e con essa San Paolo[ii].
[i] Bibliografia
– BBC News (2024) ‘Who are Syrian rebels Hayat Tahrir al-Sham, HTS?’. Disponibile su: https://www.bbc.com/news/articles/ce313jn453zo (Accesso 11 dicembre 2024).
– Counter Extremism Project (2024) Hayat Tahrir al-Sham (HTS). Disponibile su: https://www.counterextremism.com/threat/hayat-tahrir-al-sham
– El País (2024) Las facciones que han derrocado a El Asad en Siria: quiénes son y por qué tienen un difícil encaje. Disponibile su: https://elpais.com/internacional/2024-12-10/las-facciones-que-han-derrocado-a-el-asad-en-siria-quienes-son-y-por-que-tienen-un-dificil-encaje.html
– France 24 (2024) HTS rebel group sweeping Syria tries to shed its jihadist image. Disponibile su: https://www.france24.com/en/middle-east/20241205-hts-rebel-group-sweeping-syria-tries-to-shed-its-jihadist-image
– Washington Institute (2024) How Syria’s Diversity-Friendly Jihadists Plan Building State. Disponibile su: https://www.washingtoninstitute.org/policy-analysis/how-syrias-diversity-friendly-jihadists-plan-building-state
– CatholicVote.org (2024) Urgent: Christian Communities Face Extermination as Jihadists Take Control of Syrian Town. Disponibile su: https://catholicvote.org/urgent-christian-communities-face-extermination-as-jihadists-take-control-of-syrian-town/
– UNESCO (2015) Statement on the destruction of Palmyra by ISIS. Disponibile su: https://whc.unesco.org/en/news/1338/
– UNODC (2016) Cultural Heritage and Destruction by Terrorist Groups. Disponibile su: https://www.unodc.org/unodc/en/frontpage/2016/May/destruction-of-cultural-heritage–a-global-threat.html
[ii] Hayat Tahrir al-Sham (HTS) rappresenta l’antagonista naturale della figura di San Paolo per il contrasto radicale tra i loro ideali e le loro azioni. San Paolo, nella sua opera missionaria e teologica, ha incarnato il messaggio cristiano dell’inclusività e dell’universalità, abbattendo barriere culturali, religiose e sociali per unire e valorizzare le diversità. HTS, al contrario, opera come forza distruttiva che utilizza la violenza per annientare quelle stesse diversità, imponendo un sistema fondato sull’esclusione, sull’intolleranza e sulla cancellazione delle identità culturali e religiose.
L’antagonismo ideologico è evidente. San Paolo predicava un messaggio di salvezza universale e di riconciliazione tra i popoli, costruendo una comunità cristiana globale capace di includere ebrei e gentili e superare divisioni etniche e culturali. HTS, invece, promuove un’ideologia settaria e radicale, che si oppone non solo al pluralismo religioso, ma anche alla convivenza pacifica tra fedi diverse, alimentando conflitti e divisioni.
Damasco, luogo della conversione di San Paolo e simbolo di trasformazione e speranza per i cristiani, diventa con HTS un teatro di distruzione culturale e religiosa. Le azioni di HTS, dalle persecuzioni delle minoranze cristiane agli attacchi contro chiese e luoghi simbolo della fede, mirano non solo a eliminare fisicamente queste comunità, ma anche a cancellarne l’eredità spirituale e culturale. La cancellazione dei luoghi di culto rappresenta una negazione diretta del messaggio paolino e della sua opera.
Questa sistematica persecuzione delle comunità cristiane smantella il lavoro di San Paolo, che aveva costruito comunità resilienti e inclusive, provocando esodi forzati e riducendo la presenza cristiana in Siria a un residuo fragile e minacciato. La sua visione di un mondo in cui le differenze diventano fonte di ricchezza è rovesciata da HTS, che punta alla creazione di una società monolitica e intollerante.
San Paolo e HTS rappresentano due visioni opposte del mondo. Una, radicata nell’inclusione, nella speranza e nella costruzione di ponti tra culture e popoli. L’altra, fondata sulla distruzione, sull’esclusione e sulla violenza settaria. La caduta di Damasco non è solo una conquista territoriale per HTS, ma un colpo simbolico alla memoria e all’eredità spirituale di San Paolo, trasformando un luogo di dialogo e fede in un simbolo di divisione e cancellazione culturale. Questo scontro non è solo religioso o storico, ma rappresenta una frattura ideologica tra due modelli opposti di concepire il mondo e la società.





